“Ciao!” La forma di saluto più colloquiale di sempre. Una parolina piccola piccola capace però di vestirsi di mille colori, ricca di sfumature, carica persino di pensieri e parole non dette. Può essere preceduto da un moto di sorpresa, può essere detto con enfasi, o in modo distratto. Può macchiarsi di falsità, o essere invece traboccante di gioia, può anche essere urlato nel vento, gridato di fretta, o sussurrato piano cullato in un caldo rassicurante abbraccio. Può rappresentare tutto o niente.
Apri pista di lunghe e sincere chiacchierate, magari davanti un caffè, è ciò che in una conversazione viene presto dimenticato, per poi essere ricordato di nuovo solo alla fine, magari con la promessa di rivedersi presto, di non perdersi di nuovo. Quando manca però la sua assenza è capace di smuovere i più disparati sentimenti, e così la legge non scritta del non dato ma preteso, spesso sottinteso, prende a muovere le fila di quel dire caduto nel vuoto, di quella conversazione sfumata nel nulla, lasciandoci soli coi nostri pensieri.
Che strani esseri siamo, sempre così distratti, così restii a dedicarci all’altro, anche solo per pochi minuti.
Finiamo intrappolati negli strani labirinti della nostra mente, bloccati da assurdi stereotipi, privi del coraggio di ribellarci anche solo un pochino. E’ difficile svestirsi di ciò che con fatica ci eravamo cuciti addosso, smettere quei panni che credevamo essere per noi perfetti, sempre a modo, mai sgualciti.
Ma è davvero possibile vestire il proprio animo con un outfit perfetto? Cosa ci porta ad animarci di così tanto egoismo, di questa squallida e vuota superficialità? E’ forse paura la nostra?
Difficile dirlo, e ancor più ammetterlo, ma di certo è più semplice crogiolarsi nel giustificazionismo che è tanto proprio dell’essere umano.
“Non mi ha salutato, poco male non lo avrei fatto neanch’io!”
“Oh, ciao! Da quanto tempo, non pensavo di trovarti qui… ma quindi sei tornata..”
“Ehi, ciao! Ti vedo proprio bene, sai! Ah, ma io l’ho sempre saputo che tu sei forte..”
Alt! Basta!! Questo è troppo anche per me, ma è un troppo che calza a pennello, perché presa da uno slancio di autentica rivoluzione interiore ammetto di non riuscire più a sopportare questi falsi tentativi inscenati per alleggerire coscienze di uomini di dubbio peso! Non sono sparita, non mi sono eclissata in un limbo di solitudine, perpetrando un costante diniego per la vita. Non ho scelto di compiangermi, né ho cercato forzatamente attenzioni lì dove non avrei trovato nient’altro che il vuoto.
Sorrisi smaglianti, sfoggiati da chi non fa altro che compiacersi del proprio io, senza velarne poi tanto l’intenzione, unghie laccate e fresche di manicure di mani fintamente pronte a stringere la tua, nell’ennesima falsa dimostrazione di un altruismo inesistente. Occhi bugiardi, sguardi pronti ad accendersi di una bontà di facciata, richiestissima e largamente sdoganata dalla società.
Il tutto immancabilmente preceduto da un sonoro “Ciao”.
Ebbene, a questo Ciao io non posso più proprio rispondere, e non fingerò di esserne dispiaciuta, affatto.
Vedete è come se all’improvviso le mie scarpe si fossero riempite di tanti piccoli fastidiosissimi sassolini. Avrei potuto scegliere di svuotarle e riprendere poi a camminare libera, oppure decidere di tanto in tanto di toglierne qualcuno, senza però fermarmi.
Ciò che ho fatto invece è stato sbarazzarmi del tutto di quelle scarpe e di tutti quei dannati sassolini. Ho immaginato di poter camminare scalza, a piedi nudi, su quello che molti vedono solo come un impraticabile terreno di fuoco, riuscendo finalmente a sentirmi parte del tutto. E “a piedi nudi” ho imparato ad ascoltare, a restare in attesa, ad essere capace di sentire mio quel tutto che il mondo desidera offrirmi. Non credo di essermi mai sentita così libera! Se chiudo gli occhi riesco a immaginare la vita scorrermi nelle vene, con i suoi colori, il suo essere così inarrestabile e maestosa. Non voglio più curarmi di ciò che infondo non è poi così necessario, voglio vivere il mio tempo, con le sue contraddizioni, i suoi limiti, i suoi cambi di direzione. Non voglio più prestare attenzione alla forma, voglio invece godere dell’essenza delle cose, viverne la sostanza. Voglio vivere di ciò che mi fa stare bene, contornarmi di persone che desiderano spingersi oltre ad un semplice Ciao di circostanza, perchè queste persone esistono e a volte non sono poi così lontane come si potrebbe commettere l’errore di pensare.
Così tra i tanti Ciao a cui ho deciso di non prestare più attenzione ne ho riconosciuti alcuni a cui ho risposto con gioia, nascondendo perfino la commozione, come se il tempo non fosse mai trascorso, come se nulla importasse davvero se non l’essersi ritrovati.
E che sia stato per un momento, o per qualcosa di diverso, la felicità provata è stata tanto grande e così vera da non voler altro che viverla, lì, in quell’attimo, in quel momento.
Ci sono momenti che valgano una vita, a noi la volontà di viverli per trasformarli in altra vita, donando chissà a quel “Ciao” la certezza di non perdersi più nel tempo.
