Inspiro ed espiro


Cosa sei? Sei quel tac non troppo silenzioso che mi sveglia la notte di soprassalto, lasciandomi senza fiato.
Cerco di mettermi a sedere, non ci riesco.
Il dolore si fa’ più intenso: “anca a scatto” così ti han definito. Provo a ruotare piano il piede e così tutta la gamba, un tac più piccolo e il dolore finalmente si attenua. Le 6.48. Dormivo da poco più di un’ora..La testa scoppia, decido di girarmi su fianco. Tac! Ahi, questo è stato secco, forte, doloroso come non mai, è la spalla. Mi arrendo, mi metto a sedere, giro le gambe e non appena tocco il freddo del pavimento mi sento già subito meglio, almeno per qualche minuto non sentirò quei fastidiosi spilli torturarmi le dita e i piedi tutti. Sento gli uccellini cantare, è giorno ormai, un occhio al cellulare, leggo qualche parola colma di amore e.. Dai Elly riprovaci! Stropiccio il cuscino, afferro Icò, il piccolo cuscino che mi ha visto bambina e lo sistemo tra le mie ginocchia, il morbido faccione di minni, comodamente poggiato sul mio fianco sinistro.
Così potrebbe andare, inizio a contare. Inspiro ed espiro, 1,2,3,4,5,6. Respiro e conto, conto e respiro, fino a non poterne più, tanto da sentirmi esausta, sconfitta, avvilita, ma non demordo. Ho scelto di non arrendermi e quanto più è grande il dolore, tanto più lo è la mia forza.
Negli anni, e per l’incapacità del mio corpo di sottoporsi anche alle più blande terapie del dolore, e per il mio rifiuto categorico di testare qualsivoglia terapia che prevedeva perfino l’uso di oppiacei, sono stata costretta a trovare una sorta di equilibrio.
Un equilibrio, totalmente instabile, che spesso mi ha visto e mi vede soccombere, perchè a volte non basta nemmeno respirare. Vi sono momenti in cui il dolore diventa qualcosa di incontrollabile, tanto da rendere difficile anche solo pensare di poter respirare, ed è in uno di questi momenti che ho imparato a contare.
Dentro di me il bisogno spasmodico di dover immaginare la fine di una spirale così ingiusta di dolore e sofferenza, un corpo stanco e un’anima mortificata.
Mai più di una decina. Respiri piccoli: fino a tre inspiro, fino a 5 espiro, e poi fino a 10. Così fin tanto che basta, fino al momento in cui riesco a riaprire gli occhi, fino a risentire il mio cuore battere un ritmo regolare. Questa è la mia terapia del dolore, questa è la spiegazione razionale del mio equilibrio instabile.
Si potrebbe pensare che io sia masochista, sia chiaro che non amo infliggermi dolore in modo gratuito, ma a fronte di terapie che avrebbero privato la mia mente di quella lucidità necessaria a combattere una bestia che non ti lascia respiro, ho scelto di non arrendermi alla resa, almeno fino a quando avrò la forza e la possibilità di farlo. Ed è respirando e contando che passano le mie notte, così ogni giornata che vedrà il trascorrere di un tempo in cui però non sarò mai libera di scegliere ciò che più vorrò, ma al massimo ciò che più deciderò di volere ad ogni costo. Nonostante faccia male, nonostante sia consapevole di un ipotetico rischio, o rovinoso pericolo, se io decido di volerlo, non accetterò di fuggire da quel desiderio. Lotterò e l’otterrò, sempre! La volontà tornerà a farsi respiro, e a nulla varrà qualsiasi tentativo di farmi cambiare idea. La vita mi ha imposto una realtà ingiusta, fatta di verità difficili anche solo da immaginare, e che piombano nel mio vivere come inevitabili condanne, perchè mai dovrei perdere anche la più piccola possibilità di godere di preziosi attimi che diverranno la forza con cui poter contare e respirare quando tutto sembrerà venire meno. Non vi è nulla di umanamente accettabile nel trascorrere intere notti alla ricerca di un riposo che non ti darà mai ristoro, perchè arriverai a maledire la resa del tuo corpo ormai stanco ed esausto, scoprendo al risveglio che proprio in quelle ore la tua spalla, il tuo polso o peggio la tua anca si saranno per l’ennesima volta lussate, o dislocate. Quel risveglio sarà il preludio di una lunga giornata in cui infinite volte perderai il filo di quel tuo contare e respirare. Sarà l’ennesima giornata in cui capirai che quella zebra, simbolo di una malattia che per lungo tempo ha ingannato tutti, perfino te stessa, ti avrà rubato il passo, correndo una corsa che avrai perso in partenza.
Per me non esistono progetti a lungo termine, nè esiste più quella quotidianeità che i più danno per scontata, e di cui osano lamentarsi. Vi è rabbia in queste mie parole, non farò nulla per nasconderla, nè proverò a negarla! Provo rabbia davanti la totale incapacità di molti di gioire delle piccole cose, di essere grati e riconoscenti verso questa stessa vita, verso la possibilità, quello stato che io amo definire di grazia, che un perfetto stato di salute ti concede. Non è un modo per piangermi addosso, non cerco compassione. Ognuno ha la propria personale battaglia, ed ognuno di noi sperimenta il dolore ma quanto poco ci soffermiamo su ciò che realmente conta? Nemmeno il dolore a volte è sufficiente.
È un stereotipo pensare che chi è malato è più buono, più incline al rispetto verso l’altro e verso la vita. A dispetto di ciò che si può pensare il dolore a volte ti rende più cattivo, o se superato, più egoista. A me il dolore ha portato mille nuovi sentimenti che mai prima pensavo di poter provare. A volte mi porta ad essere più sensibile, fin troppo forse, altre più cattiva, o forse semplicemente più arrabbiata, ma indubbiamente più vera. Non ho mai scelto di mentire, ma non è di questa verità che parlo, bensì di una verità che va’ oltre e che permea ogni mio pensiero.
Oggi sò che per vivere ho bisogno di verità, quella che con sè porta la purezza di legami sinceri, quella che rifugge dal pressapochismo, e dai favoritismi, quella che non accetta pietà, quella che chiama ogni realtà con il proprio nome, anche quando fa’ male, anche quando il suo dire sembra ucciderti, anche quando temi di non poterla accettare. Ho bisogno di verità per poter continuare a contare e respirare. È un’eterna lotta, spesso impari, ma in nome di questa mia volontà a non arrendermi devo a me stessa un vivere fatto di verità. Perchè la verità è amore, perchè l’amore è vita, perche la vita è un dono che nell’infinito si perde e per sempre si rinnova.


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