Ciao ‘Bu, voglio raccontarti una storia, e voglio raccontarla al mondo.
Questa storia parlerà di te, di noi e anche di me. Forse farà un pò male, perchè mostrarsi al mondo fa’ sempre un pò male. Il mondo non è pronto ad accogliere chi è diverso, non tende noi la mano, non sceglie di camminare al nostro fianco. Per lui i nostri passi sono troppo lenti, e il nostro essere troppo ingombrante!
Ma cara ‘Bu, la nostra storia chiede voce. Non te lo saresti mai aspettata, vero? Mostrandoti, mostrandomi decido di squarciare quel velo con il quale ti ho nascosto in tutto questo tempo. Ti devo chiedere scusa, e devo chiedere scusa anche a me stessa.
Guardo i miei occhi riflessi in questo specchio, guardo il mio profilo e guardo te. Quel ricciolo, quella leggera smorfia che storta le mie labbra.. Respiro, accarezzo il mio volto. Tu meriti una carezza e meriti un abbraccio!
Tu meriti che io ti accolga davvero nella mia vita. Non posso stringerti a me, perchè tu sei parte di me, ma posso raccontare al mondo quanto di noi non conosce e lasciarti il diritto di essere, di esistere.
Devi sapere che il mio scindermi dal tuo essere era un modo per avere meno paura, per non darti modo di togliermi più di quanto già mi era stato strappato.
Darti un volto, un nome e considerarti altro fu una necessità. Oggi scelgo di invertire la rotta, in nome di un’altra necessità, di un bisogno che sento perchè qualcosa è cambiato, perchè non siamo più sole, c’è qualcun altro che chiede spazio, che necessità attenzioni. Per questo ti chiedo di diventare una compagna attenta e una guida. Ti chiederai perché, e a questo punto se lo chiederà anche chi a questa storia deciderà di prestare ascolto..
Devo fare un passo indietro, devo farlo affinchè quel velo si dissolva e diventi luce.
Pochi sanno quanto la scienza faticò a darti un nome, costringendo me a farlo. Sentivo forte il bisogno di combatterti, di tenerti lontana. Credevo così di poterti distruggere e vederti svanire.
Una volontà la mia che con il tempo lasciò spazio ad uno strano gioco di ruolo, fatto di luci e ombre, fatto di attimi interminabili. Tu mi strappavi il sorriso, mi rubavi ossigeno e mi costringevi a voltarmi dall’altro lato quando la mia bocca si riempiva di sangue ed io proprio di mandarlo giù non ce la facevo, macchiando il bianco di fazzoletti nascosti di gran fretta.
Tu mi facevi male, tu trasformavi il mio volto. Non conoscevo più il piacere di una carezza, non riuscivo a sentire il vento sfiorarmi la pelle, persino il piacere di un bacio era qualcosa che dovevo condividere con te.
Mai nessun preavviso, tutto si trasformava in una lotta senza pari, e io non potevo far altro che aspettare. Facevo scorta di piccoli respiri e sapevo che presto o tardi nuovo ossigeno avrebbe riempito i miei polmoni. Finchè un giorno il tuo nome fu scritto nero su bianco: Angioedema Ereditario.
Non eravamo più solo Io e Te, al nostro fianco vi era anche la scienza.. Alleata o nemica? Non saprei definirla nemmen oggi. Da sempre la vedo come un figurante giunto a chiedere la sua parte, che avrebbe ridelineato il nostro esser parte l’una dell’altra.
Dovete sapere però che prima che un codice si frapponesse tra me e ‘Bu, prima che la mia volontà prendesse a scontrarsi con il dovere, io e lei avevamo ormai trovato un equilibrio perfetto. Un sodalizo segreto, un patto silenzioso fatto di vita, di lotta e speranze. ‘Bu era colei che tanto mi aveva tolto, la parte più fragile di me, il lato oscuro. Ma negli anni quel buio tornò ad essere luce, come una tempesta che lascia il posto ad un nuovo arcobaleno. Io e ‘Bu riponemmo in ogni colore ogni mio più intimo sentire. E così, giorno dopo giorno, insieme abbiamo ripreso a ridipingere la mia vita..
Cara piccola ‘Bu ti ho definita ingombrante, irriverente, sono arrivata a maledirti, a volerti fuori dalla mia vita non comprendendo invece quanto il tuo esserci mi abbia permesso di cogliere sfumature alle quali mai avrei prestato attenzione, e sentimenti che mai avrei sperimentato, e ancora, capacità che si sono acuite nel tempo prendendo il posto di altre ormai non più necessarie.
Ed eccoci davanti al mondo, dopo anni di clandestinità, non più all’ombra di quell’appena accennato grido di ribellione. Non ero pronta a fare questo passo, ad affidare al mondo il nostro mondo, quella dimensione così duramente costruita in questi lunghi dieci anni insieme.
Il mondo ora può guardarci, o scegliere di voltarsi dall’altro lato. Ma se accetterà di farlo potrà vederci unite in quest’immagine riflessa allo specchio.
In questi miei occhi trovo la risposta alle mille domande che in queste ultime settimane hanno condizionato i miei pensieri, nella loro profondità il coraggio. Li vedo fieri e caparbi. Riesco a scorgere in me la bellezza di una Vita che ho scelto di lottare. Cicatrici di cui andar fiera e conquiste divenute tesori inestimabili, custoditi in fondo alla mia anima.
Ti guardo piccola ‘Bu, e nel riconoscere la forza che il tuo fuoco ha acceso in me ti chiedo quel coraggio di cui mi hai fatto dono per una nuova battaglia che ha bussato prepotentemente alle porte della mia vita. Ricordando il nostro diventare parte l’una dell’altra, riscoprendo con quanta e quale forza ho accettato il tuo lato oscuro potrò rinnovare il mio Sì alla vita. Accetterò questo nuova verità per dipingere ancora con nuovi colori il mio vivere.
