Valeria Chiereghin, una Voce che chiede di essere ascoltata!

Una storia, e purtroppo una di tante, perchè ormai troppe, che grida a gran voce un bisogno negato, che racconta di un’esistenza negata, in nome di una malattia subdola, sottovalutata, non istituzionalmente e socialmente riconosciuta. 
La Fibromialgia, malattia a cui Ali di Porpora in passato ha scelto di dare voce raccontando il bisogno urgente del suo riconoscimento, torna ad essere protagonista.
È con assoluto rispetto e sentita vicinanza che oggi decidiamo di denunciare l’ennesimo sopruso in ambito di diritti e assistenza.

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  Una storia, la storia, di Valeria Chiereghin.

 

 

Donna, moglie e madre, già segnata dalla crisi che attanaglia e colpisce le fasce più deboli della popolazione, si trova oggi a dover fare i conti con l’ulteriore drammatica condizione in cui l’esser malati non è solo il dover accettare una vita che mai avresti immaginato, ma il divenire vittima di una prigionia nell’unico luogo in cui ogni essere umano dovrebbe sentirsi al sicuro, la propria casa, complice l’indifferenza di quello stesso Stato che di diritti ne vanta all’infinito, ma che puntualmente disattende.
Una testimonianza la sua che impone una riflessione.
Come si può accettare di dover sopportare l’indifferenza di chi di dovere ti riserva? Come si può accettare di rinunciare a chieder assistenza e soccorso?
Una rinuncia dettata da un umano senso di pudore, misto a imbarazzo, inevitabile davanti al fatto di dover attivare una complessa catena di aiuti. Così, nonostante le ripetute vane richieste agli enti assistenziali e obbligata a sopportare tale umiliazione, quando necessita di soccorso è costretta in primis ad accettare di dover uscire dalla finestra.
La presenza di barriere architettoniche, scale troppo strette e passaggi impraticabili, impediscono infatti l’accesso all’abitazione dalla porta di ingresso da parte del personale del 118, che si vede obbligato a richiedere il supporto dei vigili del fuoco, che con una particolare scala, toboga, le permettono poi di essere soccorsa.
Una situazione assurda e inumana, alla quale la stessa Valeria da anni cerca di porre fine, non vedendo però accolta dal Comune la richiesta di una casa popolare, priva di ostacoli e barriere che impediscano il passaggio di una lettiga, quand’anche non ve ne fosse disponibile una posta al piano terra.
Le scale rappresentano infatti un serio pericolo nella quotidianità di Valeria, in quanto il rischio di cadere, aumentato dai capogiri dati dalla malattia, sono un pericolo costantemente in agguato.
Una vita non facile, segnata dalla malattia ed anche da un disagio economico, frutto di quell’abbandono sociale che spesso nasce quando la malattia di cui soffri ti rende disabile, ma un disabile invisibile.
La fibromialgia, pur essendo in Europa largamente riconosciuta e colpendo in Italia più di 2milioni di persone non è riconosciuta, ancor più in termini di invalidità. Valeria ha visto riconosciuto solo il 50% di invalidità, che non prevede appunto alcun tipo di sussidio a livello statale.

Un disagio che sta segnando profondamente l’animo di Valeria che non chiede nient’altro che di veder rispettati i suoi diritti.
Diritti costituzionalmente sanciti, e a Lei palesemente negati.
La libertà, la dignità e l’assistenza non sono diritti negoziabili!
Essi rappresentano il senso e il fondamento dell’essere umano e il mondo, istituzionalmente e socialmente parlando, dovrebbe davvero aprire gli occhi e tendere una mano.
Ali di Porpora dice Sì alla vita!
Una vita libera, una Vita dove la parola diversità non sia un deterrente, ma il seme da cui far germogliare rispetto e umana partecipazione. 

Pubblicato nella Raccontandosi | 1 risposta
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Credo nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto, ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

Un commento riguardo “Valeria Chiereghin, una Voce che chiede di essere ascoltata!

  1. Silvia Colini

    Cara Valeria ti capisco molto bene.. Anche io Fibromialgia e vasculite cerebrale. Da ormai 19 anni.. Malati non riconosciuti.. Invisibili… Ciao

    Rispondi

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