Un sussurro d’amore.

Era una domenica qualunque, il sole splendeva abbagliando la mia finestra e irradiava di luce vivida i fiori gialli del prato, tutto appariva tranquillo, tranne il mio umore.
Mi sentivo in subbuglio, una carica esplosiva sul punto di fare una strage. Non c’è immagine più esaustiva a tradurre la rabbia di un’energia creativa incapace di liberarsi e bruciata miseramente in terribile, insostenibile noia.
La voglia di esserci, fare parte di qualcuno o di qualcosa a dar senso all’insoddisfazione che ribolliva dentro, un calderone a bruciarmi il cuore.
La vitalità, ossia l’antidoto del mio sorriso, diventato il mio veleno, un’ossessione verso il precipizio nero della depressione.
Cercavo un amore, un barlume di speranza o un dolore. Si, anche soffrire andava bene, un piccolo sentire a darmi ancora vita, la vita  sgretolata sotto i piedi e dormiente nell’oblio dell’apatia.
Un alito di vento si stendeva delicato tra le foglie dei cipressi, come a pettinarli, e un brivido lungo tutto il corpo mi ricordava d’esser viva e sciolsi una preghiera verso il blu dell’infinita misericordia, quasi imprecavo, in silenzio, vergognandomi di sfidare Dio.
Egli ascolta e vigila in ogni dove, nemmeno nascondendomi sarei sfuggita ai suoi rimproveri, ma sapevo anche che avrebbe perdonato il mio ardire, come un’ultima supplica d’aiuto della sua bambina ribelle.
Un segno divino imploravo, un angelo dal cielo a tendermi la mano, affinchè alzassi ancora lo sguardo alla luce di un giorno nuovo.
Fù una folgorazione, eppure non mi ero scottata, ero stata rianimata dolcemente da un sussurro dell’anima, la risposta concreta dell’infinito creatore, si nascondeva in un clic del mio computer.

Associazione Fabrizio Ripa. Un nome, una vita, una storia, quella di un ragazzino dagli occhi profondi la cui vita stava appena fiorendo nella vitalità vorace dei  suoi 15 anni, quando un mostro senza pietà lo ha strappato all’affetto dei suoi cari e al suo divenire uomo, alla tenera età di 16 anni. 
Un anno di cure disperate, dove tutto è stato tentato e sperato per frantumarsi poi, tragicamente in un giorno d’estate.

associazione ripa piccola

Un solo anno è bastato, perchè, “il bastardo”, il Sarcoma di Ewing, tumore maligno dell’età adolescenziale, si portasse via quel fanciullo gioioso con il suo bagaglio di sogni meravigliosi. 
E così da un giorno all’altro, mentre il pesco annunciava la primavera, io scoprivo una nuova realtà molto più terrificante e inesorabile dei miei mille problemi, al confronto un’ inezia e la montagna che opprimeva la mia serenità, improvvisamente era roccia scalfita e friabile.
Un dolore che lascia una scia, la vedevo sui volti di persone gentilissime, genitori, sorelle o semplicemente amici che condividono lo stesso fardello, la perdita devastante di chi amavano e ameranno per sempre.
Un padre con il volto rigato a celare lacrime profonde che smorzano il sorriso. Nel raccontarmi di suo figlio gli occhi azzurri scintillavano d’amore per il suo Fabrizio, presente più che mai nelle parole, come nei gesti o iniziative solidali per onorare quella creatura volata in cielo troppo presto che ha lasciato le ali in mezzo a noi.
Sono lieta e orgogliosa di essere vostra amica e socia, grazie Giovanni e Company, siete un’allegra brigata e avete nell’anima la bellezza e la forza straordinaria di saper trasformare una tragedia in vita feconda, ed i suoi frutti si toccano con mano.
Con i nostri stand itineranti in tutte le piazze di Messina e provincia ci proponiamo lo scopo di divulgare attraverso l’opuscolo illustrativo, l’informazione sui tumori infantili tra i quali il sarcoma di Ewing, il più terribile e totalmente incurabile.
Siamo riconoscibili, dagli striscioni vivaci, i cuoricini rossi e tavolini colmi di prodotti golosi, vendiamo perlopiù cioccolato, fiduciosi che almeno i bambini si fermino a comprare.
Quanto menefreghismo, tra grandi e piccini, nel mio primo sabato in piazza, vedevo con rammarico i passanti camminare svelti, quasi a testa bassa per non guardarci in faccia.
Una raccolta fondi scarsa è una ferita rinnovata per tante famiglie, è un sollievo mancato ai bimbi da curare e magari salvare acquistando attrezzature ospedaliere o finanziando la ricerca per debellare il più possibile la calamità umana dei tumori e qualunque altra malattia affligga i nostri piccoli o adulti che siano.
A leggere la parola tumore si fugge e per esorcizzare la paura,questa realtà si ignora, vivendo spesso di abitudini rassicuranti e piaceri frivoli, mentre la malattia peggiore è restare impassibili al dolore altrui, poichè potrebbe colpire a tradimento chiunque.
A te, dolce ragazzo bruno, vola il mio pensiero, grazie di avermi donato nuovi amici e aver portato il sole in un momento buio della mia vita.
Uno studente modello, e una grande promessa dello sport. Questo era Fabrizio, ma lui diceva che nell’altra vita sarebbe stato un Koala.
Quel Koala adesso gioca a tennis tra le nuvole e le stelle, e guida tanti ragazzini che ancora sognano di avere tutta la vita davanti e accompagna i più sfortunati dolcemente verso il viaggio eterno tra le schiere degli angeli.

Un sussurro d’amore è ciò che resta delle persone care, ormai invisibili.
Lo stesso bisbiglio è il cuore pulsante della solidarietà che vive nel nome di Fabrizio Ripa e la sua Onlus, nonostante l’indifferenza e il brusio superfluo degli scettici.

 

 

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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