Un patto con la Felicità

Quanto sembra lungo un anno, interminabile, si sta sospesi col naso all’insù come ad annusare l’aria, si cerca di carpire piccoli presagi nell’attesa che un progetto prenda forma o che l’anima abbia un fremito di soddisfazione, che niente resti uguale e la vita ci offra qualcosa di più della forza di sopravvivere, ovvero la grinta e l’entusiasmo di esserci. Cari lettori, state pur certi che l’entusiasmo e la voglia di stare al mondo non ci viene regalata, mentre siamo seduti sul divano pigramente, per conquistarsi la felicità non basta sperarlo o augurarselo con il brindisi di capodanno, avvolti dalla suggestione magica dei fuochi d’artificio, e affidando al fato i sogni di domani.

Io ci ho creduto fin da piccola che il cielo allevasse in se’ il destino degli uomini e che bastasse guardare l’azzurrità, perchè tutto si compisse, nel bene e nel male. Ahimè, tutto cambia, l’ho capito fin troppo presto e dalle mie nuvole ovattate son caduta bruscamente atterrando sull’asfalto ruvido e lacerante. No, non ho perso la fede, sono semplicemente cresciuta ed anche se attribuisco al cielo il suo poter divino e indiscusso sulla creazione, attualmente credo che al destino o fato, o come vogliamo chiamarlo, dobbiamo dare una mossa determinante. Io resto sveglia, scattante e vigile per aprire la porta alle occasioni, accogliere la vita e farmi sorprendere dal bello che mi attende. Non voglio più accontentarmi passivamente di un ripiego come da tempo accetto sbagliando, è arrivato il momento per me di andare oltre quella finestra dai vetri appannati dal gelo, di oltrepassare le negazioni imposte. Vadano a quel paese la disabilità o meglio i limiti che io stessa le consento di affibbiarmi addosso, a volte condizionata dai pregiudizi, sguardi e parole non dette anche dai parenti stessi: tali atteggiamenti, pur se avuti in buona fede hanno insinuato in me il dubbio e la fragilità. Una cimice pedante e pungente nella profonda panacea di un’insicurezza che mi ha impedito di confrontarmi al meglio con le mie vere potenzialità e capacità, messe in discussione da tempo immemore.

Felicità, vorrei chiederti libertà. La libertà di sentire il suono dei miei passi attraverso le strade  del mondo e di poter udire il mio cuore battere forte, così tanto da poterne tradurre i sentimenti e camminare scossa dai brividi col vento sulla faccia. Vorrei avere l’amore, quello puro e fedele che duri cinquant’anni, coronato dai nostri capelli bianchi e da un giardino rigoglioso dove passeggiare mano nella mano. Vorrei un figlio, frutto dello stesso amore di una vita, lo vorrei davvero, cara Felicità, ma non te lo chiederò. Tutto ciò che ti chiedo è una sana e onesta competizione tra noi. Mi appello alla tua intelligenza e vedremo chi vincerà, “Io sono un osso duro.” Tu sei ribelle, inarrivabile e bellissima,  dammi la possibilità di raggiungerti ad armi pari. Cara Felicità, voglio esserti amica e non rivale, ma so che scintillerai mettendomi in ombra dall’alto della tua bellezza fisica. Sono bassa e paffutella, ma per nulla austera e forse con te non reggo il confronto. Io non mi trucco e non ho neanche il tacco, eppure io e te siamo uguali, tu come me sei donna e sono certa che mi capirai, mia leale avversaria o magari ammiratrice. Prestami la sensualità e saprò innamorare una o mille anime, regalami un bel vestito e mi farò bella, con o senza tacchi. Metti in tavola un buon argomento ed io impiatterò una gran dialettica, suggeriscimi un libro, il mio intelletto se la giocherà alla grande e non avrò più niente da invidiarti.

” Partita patta”  ed entrambe taglieremo il traguardo salutandoci nel rispetto dell’uguaglianza e della fraternità, perche qualsiasi tattica lei usi, la donna è tutto ed è anche il contrario di tutto, ammaliatrice invincibile.

P.S. Non chiamatemi femminista.”

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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