Tutto ha un suono, nulla ha un rumore

 

Ricordo la prima volta che le vidi. Erano brutte. Ma proprio brutte. Andai decisa a quell’incontro, convinta che avrei messo quelle che dicevo io. E invece. Una grande delusione. Ero sicura che avrei indossato quelle endoauricolari, una volta inserite dentro le orecchie non si sarebbero viste per niente. E invece…dovevo indossare quelle retroauricolari, più adatte alla mia perdita.
Fu una decisione sofferta quella di mettere le protesi, non volevo sconvolgere l’equilibrio che avevo creato fin lì. Appena le vidi, ebbi una sensazione di rifiuto, un rifiuto totale che mi fece scoppiare a piangere davanti al tecnico e ai miei genitori.
Avevano il guscio di un colore morto, spento, il famoso “color carne”. Non le volevo ma dovevo farlo. Avevo fatto una promessa a me stessa e non potevo tornare indietro. Se decido una cosa è quella,e  anche se non mi piace, deve piacermi a tutti i costi. Arrivò il fatidico momento in cui dovevo indossarle…questi corpi estranei che io odiavo ma che il tecnico con tanta dolcezza  mi fece conoscere. Provò ad insegnarmi come dovevo ascoltarmi, ascoltare il suono di quella voce che non avevo mai percepito. La mia voce.
Dopo averle indossate, dovevo farmi un giro per vedere cosa provavo, come mi sentivo. Ero in una strada trafficata e la mia sensazione era quella di impazzire: macchine che suonavano, gente che parlava, tram che passavano. Troppo, tutto insieme. Avevo voglia di gridare “basta, voglio il mio silenzio!” e invece non lo feci. Respirai, mi dissi che mi sarei abituata, che avrei imparato ad accettare i suoni. Non sapevo ancora che li avrei amati e che non sarei più riuscita a farne a meno.

Arrivata a casa, premetti l’interruttore della luce e sentì un suono. Il suono. Mi stupì come una bambina che scarta la sua sorpresa. E capì che tutto ha un suono e nulla ha un rumore. Lì , ho imparato a conoscere i suoni, a scoprirli, a giocarci, ad ascoltare quella voce sconosciuta che era la mia e di tutti quelli che mi circondavano. La percezione della mia voce era qualcosa di magico, qualcosa che non avevo mai ascoltato, qualcosa che dovevo ascoltare per capire dov’era l’errore nella pronuncia. Da quel giorno la mia vita è cambiata, ho scoperto le vibrazioni, il calore, la dolcezza dei suoni. Ho imparato a distinguere l’ascoltare dal sentire, a godermi il suono delle parole, delle frasi, dei discorsi. Ho scoperto la musica, la cosa più bella che puoi ascoltare. Indossare le protesi ha significato la rinascita, solo che in quel momento non lo capì. Scoprì i suoni si, ma odiavo profondamente quei corpi estranei e rifiutavo di guardarle quando le indossavo.

Adesso, sono una spugna, voglio sempre di più, mi abituo subito al livello di udito che acquisisco con le protesi e non mi accontento. Quando indossi le protesi, non le indossi e basta. C’è un lavoro dietro, un lavoro di collaborazione tra paziente e audioprotesista per trovare un equilibrio, devi ascoltarti nel tuo meandro più profondo, non tralasciare nulla e riferire tutto all’esperto. Il tecnico deve sapere ascoltarti, deve accompagnarti in questo percorso, incoraggiarti ma anche fermarsi per farti capire che sei tu che devi volere di più e non arrenderti mai. Io ho avuto questa fortuna. Nel tecnico, ho trovato una seconda famiglia. Ho capito profondamente la differenza tra il sentire e l’ascoltare, una labile differenza che gli udenti, spesso, dimenticano. E sono consapevole che, adesso, l’unica cosa che desidero è ascoltare, non sentire.

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | 1 risposta
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

Un commento riguardo “Tutto ha un suono, nulla ha un rumore

  1. Luigi Bonanno

    Ciao Principessa.
    C’è un particolare di me che desidero farti conoscere. Vedi Gloria il mio mondo, professionale e non, che porta con se cultura, esperienza ma sopratutto emozioni, mi induce quotidianamente ad esternare, ad esprimere a “tutti” ed ad “ognuno”; il mio pensiero. Risultato questo di quella fusione, di quella conoscenza che racchiusi, in un prezioso scrigno intagliato dal tempo e fatto di emozioni, mi fanno vivere con verità e con intensità tutta la mia vita.
    Beh, Gloria quando leggo ciò che scrivi e quello che esprimi; mi zittisco di colpo. Non parlo più. Mi lascio catturare da tutte quelle delicate ma nel contempo forti emozioni che riesci a trasmettere. Non c’è barriera od elemento che non venga “perforato” da questo “suono”.
    Sono in “silenzio” accanto a Te e sono fiero di far parte della Tua “ritmata” Vita.
    T.V.B.

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