Tutti giù per terra

Il Decreto Ministeriale firmato Lorenzin è tornato ad essere uno degli argomenti all’ordine del giorno ormai da una settimana. La volontà presentata dal ministro di porre un freno alle prestazioni ritenute non necessarie sembrava essere finita nel dimenticatoio. Se n’era parlato poco e male, come spesso accade, dando il via ad un’ incomprensione generale da parte dei cittadini, pur essendone essi stessi i soggetti interessati.
“Le prestazioni sanitarie erogate dal Sistema Sanitario Nazionale costano allo Stato italiano 13 miliardi di euro l’anno, soldi che potrebbero essere redistribuiti in modo differente”, così si giustificano le scelte del governo.
“Tagliare per redistribuire” è infatti il motto dell’Italia di oggi, fatta però di mala sanità, reparti ospedalieri che chiudono, minima ricerca scientifica, abbandono del paziente complesso e non, e adesso di prestazioni sanitarie negate per inappropriatezza.

“Non è che sono stati tagliati la Risonanza magnetica o la Tac – ha spiegato in tv il ministro – . Andiamoci piano. Si vuole avere un’appropriatezza della prescrizione diagnostica: ovvero che le persone siano indirizzate a fare le diagnosi che servono e non quelle che non servono.”
Potete valutare voi stessi questa affermazione leggendo la lista degli esami pubblicata dalla Repubblica.it: Esami a rischio
Parliamo di restrizioni per Risonanze magnetiche della colonna e delle articolazioni, tac, esami di laboratorio, esami genetici, e test allergici.
Se la loro prescrizione verrà giudicata inutile ed inappropriata verranno effettuate delle sanzioni contro quei medici coscienti di non essere la personificazione di nessuna divinità e rispettosi del paradigma che porta a cure o terapie:
DIALOGO COL PAZIENTE – INDAGINE (TEST ED ESAMI) – DIAGNOSI – CURA/TERAPIA.
E’ giusto chiedersi quale sia la logica alla base di un giudizio di appropriatezza o inappropriatezza. Potrebbe forse trovarsi tra i sintomi del paziente? Può darsi, ma badate bene che alcuni di questi dovranno protrarsi per settimane prima di giustificare un eventuale controllo.

Il sindacato dei medici Smi, lo definisce “modo ipocrita di fare tagli, in grado solo di aumentare il conflitto con i pazienti”.
“Il governo” – dice il segretario nazionale Mirella Triozzi  – “deve avere il coraggio di dire la verità ai cittadini”, ovvero che “da domani dovranno pagare ciò che fino ad ora hanno avuto gratuitamente. Così, invece, è un modo ‘ipocrita’ e dissimulato di tagliare servizi”.
Ho infatti dimenticato di dirvi che “privatamente” potrete fare tutti i controlli che riterrete necessari, anche quelli non consigliati dal medico che impaurito da un’eventuale sanzione lavorerà male rendendo così vane tutte le lotte dei pazienti che desiderano invece esattamente il contrario.
Quindi se sarete disposti a pagare, nulla sarà inutile e il problema sarà risolto, non è infatti detto che dobbiate rientrare tra le 4 milioni 102 mila persone in condizione di povertà assoluta in Italia o tra le 7 milioni 815 mila in condizione di povertà relativa.

Tutto questo ha richiamato a me un ricordo, da piccola le bambole non sono mai state il mio passatempo preferito, amavo i libri, i film, i videogiochi, il pallone e la bicicletta. La mia prima bicicletta mi fu regalata quando avevo 8-9 anni, mio zio mi spiegò come stare in equilibrio e pedalare senza cadere. 
Una delle cose più complesse era l’uso del freno, ricordo che dovetti imparare da sola tra un ginocchio sbucciato e un altro. Giocavo in un garage con mia sorella e i miei cugini. Ci lanciavamo giù per una discesa a velocità inspiegabili per vedere quanto, la rampa da noi costruita, riuscisse a farci volare. Puntualmente volavamo e puntualmente atterravamo col culo per terra, per lo meno io.

Non ho mai pensato che questo ricordo potesse servirmi come metafora, eppure eccolo qua. La nostra vita è fatta d’infinite discese e salite. Impariamo a dosare la forza e il numero delle pedalate, le accelerate e le frenate. Sappiamo, dalle ferite che abbiamo, che tanto la velocità quanto la lentezza possono farci cadere, ma il gioco vale la candela se tutto questo possiamo gestirlo noi. 
La realtà però non è così, di biciclette ne abbiamo tante ma su alcune di queste ci hanno messo con la forza e non siamo in grado di gestire ogni loro elemento.

La “bicicletta dell’essere pazienti”, per esempio, è per noi un’ imposizione e su questa non siamo niente. Ci hanno portato sul punto più alto di una montagna dopo una salita fatta di innumerevoli cadute e nonostante tutto siamo sempre rimontati in sella perchè almeno questo noi potevamo deciderlo.
Una volta lì ci hanno lasciato andare giù per una discesa e adesso stiamo correndo dritti contro un muro.  
Chi ha le redini è chi continua ad effettuare tagli bloccando le ruote del nostro servizio sanitario convinto che in questo modo eviteremo di sbattere.
A forza di cadute, dentro quel garage, ho imparato che per non perdere il controllo dovevo spostare il peso del mio corpo all’indietro così da stabilizzare la bicicletta e gestire meglio le frenate. Esattamente come in quei pomeriggi, sulle “biciclette dell’essere pazienti” l’unico corpo è il nostro, ed è solo cominciando a concentrare l’attenzione su di noi che smetteremo e smetteranno di farci male. Perchè è facile ipotizzare, scegliere, decidere e comandare quando le ginocchia che si sbucciano e le ferite che sanguinano non sono le loro.

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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