Tra il mare e il suono

L’estate, la mia stagione. Amo il caldo, amo il mare, amo la gioia di vivere che mi trasmette. Sono estremamente legata a questa stagione eppure non so spiegarmi il motivo, forse perché ci sono nata. Quando ero piccola non vedevo l’ora di buttare i vestiti sulla sabbia e andare a nuotare, immergermi e fare finta di essere una sirena che esplora i fondali. 

Da quando porto le protesi, le cose sono cambiate. Non riesco più a godermi  l’estate, il mare in compagnia, il mare in sè. Io che sono nata al mare, che ho vissuto al mare, non riesco ancora ad accettarlo. Da quando ho scoperto che immergendomi ho un alto rischio di prendere l’otite, ho paura a farlo. Paura perché so cosa comporta l’infezione. Cosa vuoi che sia, mi dicono, basta l’antibiotico. Eh no, perché quando arriva mi fa star male e mi fa ripiombare nell’oblio, quell’oblio a cui non sono più abituata, un oblio fatto di silenzi. L’infezione non mi permette di mettere le protesi, il dolore sarebbe troppo forte. Così l’amore per i suoni, per la comunicazione mi ha fatto rinunciare a qualcos’altro che amavo immensamente, il mare. Evito di andare al mare con gente che non conosco, spiegare ogni volta i miei perché, togliere le protesi per fare il bagno e vedere la compassione negli occhi degli altri, è qualcosa a cui non mi abituerò mai, vorrei solo gridare “tu che mi guardi così, cos’ho di diverso?!”. Andare al mare e non immergermi è un prezzo per me troppo alto da pagare. Cosa vuoi che sia immergersi? Io, appena finiva l’estate, facevo il conto alla rovescia per l’anno successivo, non aspettavo altro che fondermi con il mare ed esplorare.

Ricordo l’ultima volta che io e il mare divenimmo una cosa sola. Ero alle isole Mauritius e il mio chiodo fisso era il momento in cui avrei scoperto il mare di quelle isole, come fosse un’ossessione. Il giorno in cui esplorammo i fondali, ero tornata ad essere una bambina felice a cui avevano regalato il suo oggetto del desiderio. La sensazione che provai andando sott’acqua, non la dimenticherò mai. ERO FELICE, una felicità pura, che ti colpisce e affonda. Danzare insieme al mare forse è la cosa più bella che la vita mi ha regalato. Per bagnarmi, devo essere senza protesi e nel mio silenzio ho imparato ad ascoltare il mare, ad ascoltarlo quando sapeva che ero nervosa e nuotavo per sfogarmi, ad ascoltarlo quando era nervoso e gridava attraverso le sue onde le malefatte dell’uomo.  Mi sono sentita libera e avvolta in qualcosa che mi proteggeva e mi faceva stare bene senza sapere che quella, sarebbe stata l’ultima volta che avrei potuto fondermi completamente con il mare. Dopo quell’immersione, ho scoperto che ogni volta che andavo sott’acqua, il mostro tornava. Quell’otite che non mi permetteva di portare le protesi se non prima guarivo completamente. Ogni volta che percepisco i sintomi dell’infezione, inizio a tremare. Non voglio tornare nel silenzio, anche se solo per pochi giorni. Così ho imparato a fare il bagno senza andare sott’acqua, ogni volta devo resistere alla tentazione. Ho provato a combattere il mostro con i tappi ma ho perso e ho dovuto imparare ad arrendermi, io che ho sempre lottato. Me ne sono fatta una ragione. Però questa è una delle cose che mi manca di più. Una sensazione di libertà che solo il mare riusciva a donarmi. Una pace interiore che solo lui sapeva donarmi. Ho rinunciato ad un amore per amore di qualcos’altro. Qualcosa che crea quasi dipendenza, qualcosa di cui non posso fare a meno. Il mare era il mio ossigeno, adesso sono le protesi. Forse dipendo troppo da questi “corpi estranei” ma da quando ho imparato ad ascoltare, ne voglio sempre di più. Una dipendenza da cui non ho alcuna intenzione di disintossicarmi.                                                                                                                                                                                                                                                                             

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | 3 risposte
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

3 thoughts on “Tra il mare e il suono

  1. milly

    vivo in una zona costiera ma la mia carnagione chiarissima, mi condanna alla solita scontata domanda: non vai al mare?
    come spiegare l’ansia che provo in mezzo alla gente anche conoscenti togliendomi le protesi si rivolgono a me, continuano a parlarmi ed io a ripetere man mano che capita: non ti sento non ho le protesi forse se mi attacco un cerotto nella fronte con su scritto “torno appena posso”
    non riescono neppure gli otorini a capire cosa significa avere l’otite esterna e non potere mettere le protesi per il gonfiore mi capita anche due volte al mese, ma io per sopravvivere devo lavorare e a volte metto gocce sia interne che antibiotico per bocca, amo il mio lavoro e non posso neppure mancare, e mi dispero quando inizia il dolore sono costretta ad ignorare continuando ad indossare la protesi e così si gonfiano le pareti interne fino a impedirmi di poterle mettere.
    il mese scorso avevo preso la richiesta per la visita, ma non ho fatto in tempo ho dovuto ricorrere al otorino tramite pronto soccorso, mi aveva dato delle gocce e mi ha detto mi faccia sapere, la mattina mi sono svegliata gonfia viso e occhi sono tornata al pronto soccorso in cerca di quell’otorino che mi aveva detto mi faccia sapere ma non era di turno quindi ho riferito l’accaduto ad un’altro otorino che mi ha risposto, signora qui dobbiamo lavorare, mi sento così frustrata in queste circostanze…ma una frase del genere proprio non me l’aspettavo, di solito quello che sanno dire e’ signora non le deve usare e basta oppure ne parli col protesista,
    nel mese d’agosto vado all’…..e cera una sostituta che appena ho spiegato il problema ha iniziato la tiritera signora i nostri materiali sono anallergici ipoallergici di qua e di là, ho girato i tacchi e me ne sono tornata a casa.

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    • Gloria ZulloGloria Zullo Autore dell'articolo

      Ciao Milly, ti capisco benissimo, non sei la sola. Io ho avuto la fortuna di incontrare l’otorino giusto che cerca sempre di venirmi incontro. Da quando soffro di otite cerco di stare il più attenta possibile alla pulizia delle protesi o delle mie mani quando devo prenderle. So che sono sciocchezze ma cerco di partire da questo anche se quando l’otite viene non c’è scampo.
      Ti abbraccio di cuore e sappi che non sei la sola! <3

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