Isole sconosciute tra certezze perdute

Il mondo è sveglio ad ogni alba e in ogni dove ci sia un’anima pulsante di desiderio. Occhi aperti respirano forte aria pura tra i giganti verdi di un giardino rigoglioso.
Svegliarsi così, immersi nella natura, annusarne i profumi e assaporarne i gusti genuini della terra, il modo migliore per molti di concepire il quotidiano, una vita rurale dai ritmi pacifici, basta poco a far contento un cuore apparentemente sereno.
“Ma il minimo essenziale ci fa sentire davvero appagati?”
Una domanda che batteva a tamburo nel mio cuore in quel mattino sonnolento e per lo più ripetitivo delle giornate contadine.
Guardavo mio fratello sorridere nel suo orto, del cinguettio che dolce ci risuonava alle orecchie. Un quadretto da favola, la casa nel boschetto ed i pensieri che fluttuano nella mente più leggeri delle nuvole in cielo, eppure lui, un palpito insoddisfatto, mi parlava di una vita oltre la collina.
Una vita più rumorosa certo e a mio avviso non meno spirituale che parlare con alberi ed animali, ma ugualmente intensa di emozioni, di natura “diversa.”
Dell’uomo che incontra un altro uomo e gli tende la mano con animo generoso, volto all’ascolto intelligente e capace di condividere momenti felici o tristi, siano essi collettivi o intimi.

Le tre esse: semplicità, sensibilità, sinergia. Tutte qualità che sembriamo avere smarrito o ben nascosto trincerandoci con fortezze invalicabili contro le paure universali che mutano spesso in manie svariate, quanto bizzarre, si diventa persone schive, inavvicinabili, soggetti “fuori del mondo.”
Mi ricordo di un vecchio amico, lui era un concentrato di ossessioni, dalla pulizia compulsiva ad un minimo di tre manovre al volante tutte le volte “prima di uscire di casa.”
Disagi di solitudine profonda che l’amore della sua dolce metà a saputo mitigare. “Che bella immagine!!”
Mi riempie di speranza credere che l’amore può tutto, persino curare i malesseri più terribili. Dà l’idea dell’equilibrio stabile, perfetto, di un ruscello rilassante dove navigare felici.
Oggi il senso dell’amore universale assume un significato più articolato poi che la visione complessiva dei nostri giovani non è più quella tramandata dagli avi, ovvero l’epoca dei sognatori in rosa quando i risparmi e il lavoro duro erano sinonimo di realizzazione economica e familiare.
Un marito e padre orgoglioso, insegnava la regola del rispetto dei ruoli tra genitori e figli poi li istruiva ad un mestiere, perché divenissero lavoratori capaci e onesti. “Il lavoro nobilita l’uomo”.
Mentre la moglie e madre devota, “l’angelo del focolare” educava e accudiva la prole trasmettendole il significato dell’amore vicendevole, scorcio dei tempi dei modi opposti di plasmare le regole e coltivare il sentimento di quei bimbi diventati nonni.
I nostri cari vecchietti, custodi di memorie che dovremmo far nostre per essere migliori.

Che paradosso essere giovani d’oggi, ci sentiamo fragili e nel migliore dei casi la frase meno pessimistica e più frequente è: “la vedo nera”.
Noi, figli del progresso e delle pari opportunità, del diritto allo studio, del diritto ad un lavoro che rispetti l’individuo nelle sue qualità e competenze, solo fumo negli occhi per molti, giovani o adulti.
L’Italia, il bel paese dei mille diritti negati, mentre il mondo muore amministrato da miliardari inetti, e che ci fa vittime di un sistema monetario, sociale e sanitario che ci delude e ci opprime ogni giorno con un’incompetenza a dir poco scandalosa.
La necessità del vivere si traduce in una catena impressionante di numeri da far scoppiare la testa.

• Numero della carta d’identità.
• Codice fiscale.
• Previdenza sociale.
• Codice bancomat.

Numeri, numeri, numeri e ancora “NUMERI” !!!
Persino come malati siamo un numero in lista d’attesa. In attesa che ci diano il permesso di curarci.
“Il permesso di star bene!!??”
Si, un altro numero da superare, perché la ricerca scientifica sulle malattie genetiche viene ben supportata a patto che le malattie in questione sommino un’enormità di pazienti, sui quali le aziende farmaceutiche investiranno il proprio denaro traendone profitto.
La salute umana è un baratto di percentuali, così altre persone restano in balia di un destino infausto, perché hanno una malattia troppo rara, di 4 o 10 malati al mondo … il nulla … il numerino, non una vita da rispettare.
Viviamo in un clima di sfiducia generale verso “l’altro” e verso i ruoli che un tempo ci ispiravano guidandoci sulla strada dell’avvenire.
“Di cosa gioire?” “Della catastrofe imminente?”
“E’ soprattutto, come esser felici se un covo di complottisti è pronto a farci fuori?”

Il ritratto odierno dei nuovi giovani è una mobilitazione fuori e dentro le coscienze al grido unanime di “ripuliamo il pianeta”.
Quanti ambientalisti in marcia per proteggere la terra dai gas industriali che respiriamo e poi ingeriamo attraverso cibi non sani. Quanti animalisti pronti a salvare dai sopprusi le tenere bestiole e trovargli una casa. E migliaia i vegetariani o vegani scesi in piazza a demonizzare il gusto antico della buona tavola e giudicare il modo nel quale ci hanno insegnato a relazionarci piacevolmente. I venti di protesta si rafforzano con l’intento, anzi, l’obbiettivo comune e assoluto di salvare, non più il pianeta, ma il mondo.

Ecco il volto nuovo dell’amore universale tornare alla natura. Abitare in una casa dallo stile minimale ed intimista che rispecchia l’anima essenziale dell’individuo. Un pensiero puro, un concetto semplice ed una scelta rispettabile, pur che essa non sia solo una buona scusa per chi inconsciamente si isola delle relazioni per timore del confronto pubblico o di essere ferito dai suoi cari, ma è proprio la chiusura al dialogo a far colare a picco molte relazioni affettive. Basterebbe approcciarsi al prossimo con umiltà e dedicare del tempo alle persone vicine, a chi può avere bisogno di noi. Ascoltare nostra sorella o nostra madre  con l’attenzione che meritano, guardandole negli occhi seprete comprendere le emozioni che contano. 

“Avete mai ascoltato il ritmo di due cuori che battono l’uno sull’altro, mentre ci si abbraccia?” Questa è la mia felicità, il bello di stare in mezzo al mondo. Ci si sente al sicuro e si smette di vedere il male ovunque…e così tutto cambia! Voi persone schive, magari non sarete più isole sconosciute, ne’ mura impenetrabili cementate dalle certezze che avete perduto.

Pubblicato nella Raccontandosi | Lascia un commento
Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *