Sandra

Questa mattina mi sono svegliato accaldato, ma sostanzialmente sereno. Negli ultimi giorni un incontro con un medico si era rivelato non dirimente, e come quasi sempre accade, finito nella deresponsabilizzazione nel momento in cui si era accorto che la questione era più complicata di quanto si fosse in un primo momento immaginato. Ora, al di là dell’elevatissima parcella che si era intascato per guardare due esami del sangue e prescriverne degli altri, quello che più mi ha ferito, e la parola non è usata a caso, sono state le parole, contenute tra l’altro in una mail, con cui mi diceva che il problema non era di sua competenza. Devo dire che in questi atteggiamenti noto una certa similitudine comportamentale con quelli degli adolescenti, e non solo, che lasciano i propri partner via sms, o chat: lo stesso tipo di vigliaccheria, di pochezza, di assenza di empatia, di falsità… Ma a questo episodio ne erano seguiti due di molto belli: il mio gastroenterologo che rispondeva subito alla mia mail, proponendo un tentativo per affrontare la problematica che mi aveva spinto (ingenuamente?) dal medico della mail, e la farmacista che si offriva di portarmi a domicilio le medicine! Ora questi due eventi avevano completamente ristabilito l’equilibrio che il primo aveva rotto. Quindi stamane gli occhi si erano aperti e la vista del mondo era stata tendenzialmente piacevole, nonostante le quotidiane preoccupazioni e difficoltà.
Ho fatto due carezze a Nina, il mio cane, e mi sono messo a scorrere Facebook. A catturare la mia attenzione è stato un post pubblicato da un amico psichiatra, persona che stimo molto e di grande intelligenza.

Nello specifico parlo di intelligenza emotiva, nel suo senso più letterale: “l’etimologia della parola intelligenza si fa risalire all’avverbio latino intus = dentro ed al verbo latino legere = leggere, comprendere, raccogliere idee e informazioni riguardo a qualcuno o a qualcosa. L’intelligenza è quindi la facoltà di comprendere la realtà non in maniera superficiale ma, andando oltre, in profondità, per coglierne gli aspetti nascosti e non immediatamente evidenti. Un’altra interpretazione etimologica (meno diffusa) del termine preferisce ad intus la preposizione inter = tra. Per cui, intelligenza sarebbe la capacità di leggere (…tra le righe), di scoprire relazioni ed inter-connessioni tra i vari aspetti della realtà per giungere ad una comprensione più ampia e completa di essa.” (da www.etimoitaliano.it).

received_479709395528505

Il titolo dell’articolo postato era “Il giovane borderline” tratto dal sito POL.it (Psychiatry on line) nel quale si racconta la storia di Sandra, una giovane ragazza “abbandonata” dai genitori naturali e data in adozione intorno ai 9 mesi che nel corso del tempo va incontro allo sviluppo di una psicopatologia sia in risposta alla reazione emotiva correlata all’abbandono, che in risposta all’incapacità dei genitori adottivi di gestire la sofferenza e le necessità di Sandra. Di qui la presa in carico della giovane da parte della neuropsichiatria infantile, e successivamente da una struttura residenziale. La lettura dell’articolo, che consiglio davvero vivamente, è stata dura. Sandra viene trattata, apparentemente, in modo “perfetto” dal Sistema, pare vi sia una incredibile comunicazione tra neuropsichiatria, successivamente psichiatria, e medicina ospedaliera e territoriale, cosa questa che per i molti di noi che combattono quotidianamente con l’inesistenza di comunicazione e di visione sistemica parrà incredibile, ma tant’è… Quello che mi ha fatto male è stato rivedermi in questa storia e vedere come due storie molto simili in fondo, possano essere trattate in modo molto diverso, ma anche evolvere in modo molto inverso a quanto forse ci si aspetterebbe. Anche io sono stato “abbandonato” e non riconosciuto alla nascita, anche io sono stato adotatto molto presto, anche io ho sviluppato una reattività “patologica” al trauma dell’abbandono, e anche io ho vissuto in un contesto familiare non preparato e non abbasatnza forte per gestire la  mia sofferenza… 
La gestione, da quanto si legge, anche se nell’articolo non si fa riferimento a farmaci, cosa che credo impossibile, anche se augurabile, è stata molto diversa: da una parte è intervenuto il pubblico con tutti i suoi limiti ma apparentemente anche con tutto il suo controllo, nell’altro il privato, che quasi mai in verità è sinonimo di garanzia, non solo, anche se particolarmente, in ambito psichiatrico. D’altronde nel caso di Sandra, per quanto ne sappiamo, non molto è cambiato. Sandra resta controllata (sedata?), indirizzata, tutelata, gestita, ma con il tentativo di costuire su di lei e per lei un progetto di autonimia e maturazione; nell’altro la libertà è seguita alla frattura con la psichiatria e in particolare con la psicofarmacologia il cui scopo purtroppo non è certo la cura, ma la sedazione.

 

Mi sono chiesto cosa stia facendo ora Sandra, se sia riuscita a capire che lei non è sbagliata e che non lo sono i suoi genitori naturali, ma nemmeno quelli adottivi. Mi sono chiesto se Sandra riesca a guardarsi allo specchio e vedersi, se sia riuscita ad amare superando la patologica bramosia di sedurre di cui era schiava, mi sono domandato se oggi Sandra abbia un presente e non sia solo il suo passato, e se sia curiosa di conoscere le sue origini, o se ancora verso di esse nutra rabbia. Poi mi sono anche interrogato su come ogni caso sia a sè stante e su come davvero non esista un protocollo per affrontare un dolore, ma esistano tante sofferenze uguali e diverse e che forse solo tra di loro possano realmente aiutarsi a superare il dolore. Mentre leggevo una parte di me era quasi “invidiosa” nel vedere come Sandra fosse stata tutelata dallo Stato e come lo Stato abbia cercato di fornirle un progetto per cercare di ridarle la libertà, ma mentre continuavo la lettura mi rendevo conto che forse tutta quella tutela non farà altro che paralizzarla ancora di più e forse davvero mai renderla libera. Davvero non esiste una via, ne esistono infinite. Anche se il filo conduttore deve essere l’evoluzione, non la sedazione!

Mi piacerebbe molto conoscere Sandra, ascoltarla e raccontarle di come io ho capito che nessuno può decidere per la nostra vita e che in tutto quel dolore risiedono sicuramente doti e talenti che potrebbero essere la sua salvezza, e anche quella di altri. Chissà, magari un giorno la conoscerò. Magari chiederò al mio amico psichiatra se esista un modo di conoscerla. Chissà…

Pubblicato il Raccontandosi | Taggato , , , , , , , | Lascia un commento
Claudio Diaz

A proposito di Claudio Diaz

Sono una persona che grazie alla malattia è tornata in contatto con una realtà dalla quale fuggiva da troppo tempo e che grazie alla stessa ha compreso, nel senso più totale, il dono del presente, del qui e ora. La Vita è un lungo e bellissimo viaggio del quale però troppo spesso non si comprende lo splendore, e solo tramutando un evento drammatico, una crisi, in un’opportunità, potrà essere ri-scoperto. L’opportunità per me è stata quella di riscoprire l’importanza della relazione mente-corpo-spirito e delle mie reali potenzialità, comprendendo che solo attraverso un’attenta osservazione di un evento si può capire la sua mutevolezza e le sue molteplici sfaccettature. Oggi cerco di restituire in qualche modo il tanto ricevuto, dall’esperienza di uomo di 38 anni quale sono. Scrivo, fotografo, ascolto e parlo. Non rifiuto più di dire quel che penso, nè tanto meno di ascoltare quel che pensano gli altri. Sono Referente per il Veneto di AIVIPS - Associazione Italiana Vivere la Paraparesi Spastica Ereditaria, sono socio di Slow Medicine, e amo chi riesce a guardar prima dentro di sè, perchè solo tramite questo viaggio introspettivo si troverà la chiave di lettura per amare la vita nonostante le storture in cui la realtà ci coinvolge. www.neurodiversamente.org

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *