Raccontarsi

Un paio di giorni fa, durante la pausa pranzo, mi sono intrattenuta con un collega curioso della mia storia che a tutti costi voleva sapere come fossi “sopravvissuta” tanti anni senza protesi e come fossi riuscita ad avere una vita normale.

Ho risposto a tutte le domande con una tranquillità che non sapevo appartenermi.
Sono riaffiorati così ricordi che avevo sempre pensato mi avrebbero turbato se avessi deciso di parlarne ed invece ero un fiume in piena.

Con il senno di poi, mi sono fermata a riflettere. Perché con gli “estranei” ci si racconta più volentieri?

Da quando ho iniziato a parlare con gli estranei della disabilità ho scoperto una parte di me che non ha paura di dire, di raccontarsi e di cercare un confronto. Raccontarci ad un amico ci porta a mettere un freno al nostro dire, scegliamo di farci vedere più forti di quello che siamo, spesso per non destare troppe preoccupazioni. Si genera così un confronto non del tutto sincero, intriso di una volontà a proteggere l’altro e a volte anche noi stessi da un possibile giudizio.  

Uno sconosciuto ci permette di andare oltre, di spogliarci delle nostre paure. Di fronte ad uno sconosciuto non sentiamo il bisogno di proteggere l’altro, e seppure tendiamo a dare l’immagine migliore di noi stessi, restiamo fedeli al nostro essere, senza nascondere debolezze e dolori. E se in un primo momento penseremo di aver commesso l’errore di dire troppo arriveremo a stupirci della nostra stessa forza, guardando con orgoglio alla nostra resilienza.

Con gli anni ho imparato ad amarmi, ad apprezzarmi, ad essere ciò che desidero essere e non appena avverti il pericolo che ciò sta per essere minato lotto per riconquistarlo.
La libertà di essere sé stessi è una dei regali più belli che possiamo farci. Fingere di essere quello che non sei solo per preservare di te un’immagine che piace solo agli altri rappresenta la condanna verso l’infelicità.

Pensateci un attimo. Ne vale davvero la pena vivere come gli altri ci vogliono? Essere se stessi oggi è difficile a causa dei canoni imposti dalla società, dalla famiglia in cui ci si cresce, dal paese in cui si proviene. Inutile negarlo.
Tendiamo a fuggire da quelle realtà soltanto perché ci sentiamo prigionieri di una persona che non siamo, non scappiamo perché non amiamo quel contorno, ma solo perché potrebbe rivelarsi un amore malato. E io sono guarita da tempo dagli amori malati e non ho alcuna intenzione di ricascarci.

Ho scoperto la “fedeltà” verso me stessa.
Mio padre, sin da piccoli, ci ripeteva sempre due frasi; una di queste: “Non ti deludere e non mi deluderai mai”. Ecco, di questo motto, ne ho fatto un po’ il perno della mia esistenza.
Voglio fare di tutto per stare bene. Il periodo in cui nascondevo la vera me con disabilità annessa mi ha portato a sentirmi delusa di me stessa e oggi non voglio più che accada. 

Voglio volare sempre più lontano per cercare di essere ME, di realizzare ciò che non mi delude, di non cadere in trappole banali della società che potrebbero portarti ad una distorsione di te stessa.

Voglio non deludere quella persona che è cresciuta con dei valori, che esplorando si è fatta delle opinioni, delle certezze.

Voglio sorridere, pensare a ciò che di bello ho costruito e che proverò e continuerò a costruire.
Non voglio guardarmi indietro pensando agli errori e alle delusioni, voglio guardare al mio passato con la consapevolezza che certe lezioni le ho già imparate, tenendo oggi solo il loro insegnamento. 

Voglio guardarmi indietro con la consapevolezza, oggi, di essere LIBERA di essere Gloria.

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Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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