Quasi più a niente

Avete presente il blocco dello scrittore? E’ più o meno quello che capita a me da un po’. Non è un vero e proprio blocco, è una sorta di ingorgo, di quelli che ci sono sempre sulla Catania-Misterbianco. Le parole e i pensieri si sovrastano ineducati, ignorano le regole certi che io le rispetterò anche per loro, proprio come quei pedoni che attraversano lontano dalle strisce pedonali e senza guardare credendo che l’educazione stradale valga solo per chi ha le ruote.

Così un pomeriggio, aspettando in auto che il mio ragazzo tornasse con in mano la busta del panificio contenente i grissini che gli avevo appositamente chiesto di comprare, pensavo a cosa avrei potuto scrivere e ammettevo a me stessa che probabilmente questa volta non me la sarei cavata facilmente. Che le parole e i pensieri avrebbero continuato a tamponarsi come fanno i guidatori delle macchinine a scontro che vedo sempre alla giostra che si affaccia sul lungomare di Catania.

Quando l’ho visto tornare rideva. Aveva trovato qualcosa di buono da mangiare e l’aveva comprato per me, sapendo benissimo che a lui sarebbe finita sicuramente la fetta più grande. Lui rideva e io ho risposto ridendo perchè dopo tanto tempo riusciamo a smascherarci e smascherarci ci dà la conferma di non aver sprecato nemmeno un minuto. Ho pensato così a quanto siamo stati importanti l’uno per l’altra sino a qui, a quanto ci siamo osservati, a tutte le emozioni che ci chiediamo e a tutte quelle a cui siamo riusciti a dar voce.
Perché a volte si fugge dalle emozioni come si fugge da qualcuno che ci rincorre per farci del male. Qualcuno che voglia infilarci le mani dentro al petto per strapparci via tutto quello che c’è. Si finisce dentro un vicolo stretto, nessuna scappatoia, nessun salto sufficientemente alto, nessuna furbizia che possa salvarci. Possiamo solo stare fermi con la faccia contro la superficie fredda e asettica di un muro grigio e senza guardare lasciare poi che la nostra vita si spenda.
In alcuni casi non sfuggi quasi più a niente. Alcuni riescono, riescono a dirsi forti perché la vita è arrivata, la vita a renderli freddi proprio come quella parete. Il contagio e la conseguenza, le loro bocche che si aprono per trasmettere le medesime emozioni che urlano di non avere. Tengono la porta socchiusa, sbirciano anziché guardare per non dover ammettere che anche loro non possono sfuggire quasi più a niente.

Perchè non sfuggi quasi più a niente, alla luce del sole che sembra accecare e bruciare di più, alla pioggia che batte sui vetri rendendo i tuoi pensieri ora troppo assordanti ora troppo lievi. Non sfuggi neanche alla prima nevicata. Le mani libere dai guanti accettano il freddo solo per toccarla, perché puoi toccarla, la neve, non correrci sopra ma toccarla sì. Non sfuggi quasi più a niente, ad un prato verde, nemmeno tanto grande, ti basta sia un prato, uno di quelli che non vedi quasi mai e su cui devi ricordarti di poggiare i piedi nudi ancora una volta.

Sei bucato, non è necessario che le emozioni provino a strapparti via nulla, sei pieno di posti per loro, il risultato di un lanciatore di coltelli poco abile. Ti hanno fatto male proprio come avrebbe fatto male un coltello lanciatoti addosso. Ti hanno fatto sanguinare, non sapevi neanche potessi sanguinare così tanto…chi l’avrebbe detto che saresti dovuto rimanere li a guardare per poter stare meglio. Chi l’avrebbe mai detto che ti saresti abituato a loro, che ne avresti compreso l’ utilità, che le avresti ringraziate: le emozioni, le paure, le lacrime e i coltelli.
Sei bucato, il risultato di un lanciatore di coltelli poco abile. Le emozioni possono poggiarsi e rimanere. Non vuoi fuggire, vuoi centellinarle e respirarle, lasciarle scorrere piano piano tanto loro di degenerativo non hanno nulla. Non possono neanche scomparire, possono nascondersi forse ma in luoghi in cui puoi sempre ritrovarle, e il tempo non sarà tiranno, il suo scorrere non ti farà vacillare di più, non ti indebolirà questa volta, ti insegnerà a riconoscerle, a riscoprire un senso perso e ti smaschererai con la certezza di non aver sprecato nemmeno un minuto, perchè sono bucata e per fortuna non sfuggo quasi più a niente.

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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