Quando i disabili diventano inutili costi

Quest’estate ho deciso di prendermi una pausa e ho pensato che fosse una buona idea soggiornare una settimana in un hotel fuori dalla mia città. Effettivamente lo è stata se non fosse per il fatto che la strada in salita, che portava all’entrata, era bloccata da fastidiosi piloni che mi costringevano a scendere e aspettare che il mio fidanzato portasse la sedia dall’altro lato.
Il comune, infatti, per evitare il passaggio di motorini e auto nella zona pedonale di Ibla, aveva pensato che questa fosse la soluzione più ovvia senza preoccuparsi delle difficoltà per i genitori con passeggini e per i disabili.
Il bagno dell’hotel non era adatto a chi ha difficoltà motorie ma era molto grande e la doccia, a livello del pavimento, rendeva facile per me potervi accedere. L’ultimo giorno il padrone ci disse che aveva deciso di allargare il numero di stanze, ristrutturando un piano fino a quel momento inutilizzato, così gli consigliai di adattare i bagni di un gruppo di stanze.
Lui, con l’espressione di chi crede sia meglio assecondare e annuire affinché la conversazione si chiuda il prima possibile, rispose che era già nei suoi progetti. Me ne andai certa che continuare a parlare sarebbe stato solo una perdita di tempo.
Saliti in macchina, io e il mio ragazzo, cominciammo a ipotizzare delle ottime modifiche che avrebbero fatto di quell’hotel 4 stelle sperior, un vero hotel 4 stelle superior, gratificazione eccessiva per un albergo senza neanche una stanza per disabili.

Sapete, amo i viaggi in auto, non importa molto se guidatore o passeggero, in quest’ultimo caso però di solito sto in silenzio e mi perdo nei miei pensieri col naso attaccato al finestrino e gli occhi fissi  sul paesaggio che mi passa accanto.
Quel giorno cominciai a pensare all’ignoranza di chi non considera i disabili neanche come potenziali clienti o cittadini liberi di scegliere e richiedere beni e servizi. Ho pensato poi alla possibilità che ognuno ha di offrire lavoro, contribuire al profitto di un’ azienda o in generale al Prodotto Interno Lordo del paese in cui vive.
 
Capita di essere esclusi come lavoratori perché  l’inabilità ci rende erroneamente, agli occhi degli altri,  poco produttivi, facendo di noi degli inutili costi. Altre volte invece siamo noi stessi ad escluderci, ormai svuotati dalla convinzione di essere la malattia che ci ha colpito, e se lei non può offrire nulla allora neanche noi  possiamo.
La disinformazione non ci aiuta, per questo i timori delle aziende potrebbero essere giustificati rimanendo in ogni caso superficiali, vittime di una definizione che sembra escludere qualsiasi abilità. 

E.Borgonovi a tal proposito scrive: – Ogni persona ha diverse capacità manuali e intellettuali, è in grado di svolgere funzioni, compiti e mansioni con livelli di produttività, precisione, qualità diverse da altre. Tutti sono “diversamente abili” rispetto a qualcosa o qualcun altro.

L’inclusione di soggetti disabili nel mercato del lavoro e nello specifico caso in un’ azienda, se supportata da ausili tecnologici, un’attenta politica di reclutamento, libertà dell’individuo, conformità delle norme, pari opportunità e valorizzazione delle capacità di ognuno, è in grado di garantire un livello di rendimento dell’individuo disabile pari a quello di un normodotato.
L’azienda con dipendenti differenti tra loro ma uniti perché supportati da progetti d’inclusione, vanta un ambiente lavorativo sereno e la capacità di richiamare a sé una varietà diversa di clienti.
Pensate poi a cosa accadrebbe se nell’ ideare i propri prodotti l’azienda non si limitasse a rispondere all’esigenze dei solo normodotati.
I prodotti sarebbero variegati e rispondenti a diverse necessità, riuscendo a rispondere ai bisogni di una quantità maggiore di clienti. Inoltre non si deve sottovalutare l’importanza del web e dei social network, rappresentando la prima fonte di ricerca e scambio d’informazioni nonché un luogo di confronto per le persone disabili.  Non di rado infatti questi instaurano tra di loro rapporti molto stretti, sicuri di una sincera comprensione e accettazione.
Se l’azienda riuscisse a soddisfare l’esigenze di un piccolo numero di soggetti con “necessità speciali”, tenendo in considerazione  la difficile reperibilità di “prodotti accessibili” e il livello di stress e arresa che ne consegue, potrebbe sfruttare la forza di un passa parola vasto e veloce, facendo crescere le vendite e quindi i profitti.

Tutto questo ci dimostra che fare della disabilità un agglomerato di inabilità non aiuta nessuno. Frenando la nostra possibilità e voglia di partecipare, l’offerta di lavoro da parte dei disabili disoccupati non può far altro che diminuire e la voglia per gli occupati di impegnarsi per aumentare la propria produttività spegnersi, recando al mercato del lavoro delle perdite che potrebbero essere evitate. Tenerci buoni al nostro posto senza fornirci i mezzi necessari per sentirci ed ESSERE utili, ci rende esclusivamente dei costi senza ricavi, quindi un “involontario deficit” della nostra economia.

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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