Il potere nascosto in un Addio

Ci sono addii che non hanno bisogno di parole, che senti risuonare dentro te come il rumore di uno specchio andato in frantumi. In quei frammenti sparsi per terra rivedi tracce di vita che sembrano non appartenerti più, piccole schegge che si conficcano tra le pieghe dell’anima e che lì resteranno, pronte a pungerti al primo permesso sbagliato che oserai concederti. Crescere ha portato con sè il pesante inevitabile fardello della consapevolezza della pochezza altrui, dell’arrivismo asservito al più bieco egoismo. Crescere ha significato la perdita di quell’innocenza che ti permette di non cogliere il male, della purezza priva di malizia che fa sì che tu ti affidi all’altro. È cosí che nel tempo capisci di dover aprire gli occhi, ed è solo crescendo che a volte, solo a volte, impari a dire addio.
Io ho imparato presto a dire Addio, in mille modi diversi. Ho dovuto dire addio a me stessa, più e più volte, quando distratta e non curante dimenticavo pezzi del mio cuore lì dove solo oggi riconosco esserci stato solo il nulla. Ho gridato e pianto nel farlo, almeno in passato, quando ancora ignoravo il dolore, quel dolore che ti annienta, che ti lascia inerme, che ti spinge a credere di non averlo più un cuore, finchè un giorno ad un addio seguì il silenzio. Ero immobile, incapace di pensare e comprendere, a ripensarci oggi non saprei spiegare a parole ciò che accadde dentro di me, ma qualcosa cambiò per sempre.
A quell’addio ne seguirono presto altri: amari, ingiusti, bastardi. Tanti, troppi, distacchi, fratture insanabili, mutazioni profonde che mai avrei pensato di vivere. Eppure ero lì davanti mostri titanici che rivendicavano il loro potere. Non era da altri peró che dovevo difendermi, non era dalla cattiveria che dovevo proteggermi, sebbene altra, di tutt’altro tipo, ne avrei incontrata, ma bensì da me stessa. Quei mostri erano nascosti dentro di me, alcuni da sempre, iscritti nel mio dna. Si sono nascosti per lunghissimi anni, creando confusione, insinuando dubbi e riempiendo le mie cartelle cliniche di contraddizioni.
Il loro potere più grande? La forza degeneritiva del loro essere, qualcosa a cui non potevo, nè mai potró, ribellarmi.  
Li ho visti strapparmi l’illusione effimera che ti spinge a credere che chi ami non ti lascerà mai, e che invece lascia la tua mano forse perché troppo spaventato dal dolore, dalla malattia, da te che ormai appartieni ai diversi. Li ho visti privarmi del sogno di diventare madre, sebbene non smetterò mai di credere che un giorno quel sogno diverrà realtà. Li ho visti prendersi gioco della mia forza quando intenta a rialzarmi tentavano in ogni modo di schiacciarmi per terra. Ed ancora, li ho visti sbeffeggiare la mia volontà e gridarmi: “Arrenditi!”. 
Per alcuni potrebbe sembrare che io l’abbia fatto, che io abbia scelto la resa, che mi sia privata di sogni e opportunità perché ormai vinta e sconfitta.
E invece no! Ho concesso a me stessa il diritto di lasciare andare ciò che rivendicava il suo diritto a finire, ed in un autentico atto di amore verso me stessa ho scelto. Ho scelto di dire addio.
 
Ciò che si perde rivendica sempre il suo addio: un’accettazione salvifica per la ragione, ma devastante, inaccettabile per il cuore, almeno nell’atto del suo compimento. Solo il tempo, solo l’elaborazione di quel dolore può far sì che il cuore riconquisti il ritmo leggero del suo battito, senza più pesi pronti a schiacciarlo.
Così ho detto addio a ciò che non potevo cambiare, chiedendo a me stessa quanta più forza possibile nel continuare farlo ogni qualvolta qualcosa cambierà. Ho detto addio ai miei passi veloci, alle corse in riva al mare, alle passeggiate tra le montagne, con il desiderio di ritrovare nella diversità di passi lenti e spesso stanchi i preziosi e infiniti doni della pazienza e del coraggio, doni che mi permetteranno di intraprendere nuovi viaggi seguendo nuovi ritmi, a me più vicini. Ho detto addio a sogni impossibili per riscoprire nella concretezza di piccole aspirazioni la grandezza che la loro realizzazione è pronta ad offrirmi. Ho detto addio a quel mio esser donna a cui bastava un sorriso per sentirsi sicura per ritrovare invece nel mio sguardo la sola forza per sentirmi fiera e non più spaventata dai giudizi altrui. Ho detto addio a tutto quello che mi ha ferita concedendo al mio animo la possibilità di sentirsi libero dal peso del rancore e della rabbia.
Ho detto addio per poter dare il benvenuto a questa mia nuova vita, un vita diversa, una vita che non pensavo fosse scritta per me, una vita che forse se appartenesse a qualcun altro leggerei con gli occhi velati di lacrime. Il dolore lo sento, il peso di ogni addio si riflette in ogni frammento di quei vetri sparsi per terra, e per quanto mi ostini a voltare lo sguardo altrove a volte il loro riflesso mi abbaglia. È una luce potente quella del male, ma non lo sarà mai quanto quella del Bene, quel bene profondo che fatichi a spiegare, che ti lega all’universo, che accende la vita in ogni creatura, tra le stelle e in tutto il firmamento.
Ed è solo quando si è pronti ad accogliere il bene, in ogni suo no e in ogni suo sì, in ogni gioia e dolore che la vita si accenderà ed esploderà nell’anima e nel cuore di chi l’avrà accolto. È un sentimento raro tanto è puro, un sentire che ti riempie l’anima, ma solo il Bene ti dona la certezza che il tuo cuore sarà sempre colmo di quella gratitudine capace di dare un senso al tuo esistere, proprio come fosse una benedizione.  
 
E allora..
” ..Che sia benedetta
per quanto assurda e complessa ci sembri la vita è perfetta
per quanto sembri incoerente e testarda 
se cadi ti aspetta
siamo noi che dovremmo imparare a tenercela stretta ..” 🎶

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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