Pelle contro pelle

Pelle contro pelle. Ti si legge negli occhi quanto vorresti scoprire cosa si prova ad avere la propria pelle attaccata a quella di qualcun altro. Un solo tocco a fermare un unico momento scandito da piccolissimi attimi. Nella mente desideri timidi e immagini nuove. Immagini che provi a nascondere, troppo intime persino per te, fatta di un’ interiorità che pensavi di dover tacere solo agli altri.

Se fosse semplice da spiegare, se si potesse spiegare semplicemente con assenza di pudore forse si riuscirebbe a trattenere il desiderio e tu riusciresti a provare meno vergogna per una te che hai preferito lasciare al buio.
Ma pelle contro pelle,  i tuoi occhi dentro a quelli di un altro essere umano. “Si rischia di perdersi, guai se succede non potrai più fare nulla, non si torna indietro”, così ti hanno detto. 
Ti hanno detto che tu non puoi, hanno voluto fare dei tuoi limiti fisici barriere per i tuoi pensieri e non smetti di tenere a mente tutte le parole, solo le peggiori: “Sei diversa. Guardati, guarda il tuo corpo che non riesce a muoversi, i tuoi muscoli non eseguono i tuoi comandi, non rispondono”.
Ma non hai paura, vuoi vedere cosa si prova a toccare il fondo, a cadere senza farsi male. Non importa se sarà diverso da quello che hai avuto il coraggio di scoprire da sola. Resta quella pelle contro un’altra pelle. Restano i movimenti lenti ad assaporare degli attimi inspiegabili.

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Così hai dovuto fare di nascosto, hai dovuto darti la possibilità di amare. Hai imparato che se si è fatti di amore si può amare senza promesse, e così hai fatto.
Hai sentito ogni centimetro del tuo corpo chiedere del corpo di qualcun altro. Il respiro fermarsi di fronte a quelle immagini diventate odori e tocchi.
Non ricordavi fosse così bello respirare. Non respiri più solo i profumi ma adesso arrivano anche i suoni a risvegliare ogni tua molecola.
Cambi modo di percepire quello che sei, il tuo cuore batte sempre di più  rigenerato da una forza che non hai mai conosciuto. Ed eccolo ancora un respiro, non più il tuo ma quello di qualcun altro.
Ti scopre buttando giù i muri che hai costruito a proteggerti dal sole. Ti cammina addosso come acqua leggera, chiudi gli occhi per imprimere quella sensazione nella tua mente prima che scappi. Sei malata e non riesci a dimenticarlo. Ma eccole arrivare immagini di te che insieme a quel respiro riesce a muoversi, cammina e tu lo segui come avessi ali.
Qualcuno ti chiama, riapri gli occhi. Un essere umano per un essere umano e sei come tutti gli altri. Potessi guardarti, lo sai, ti vedresti normale.
Ti rapisce e ti perdi mentre ti prende con se e ti restituisce a te stessa mille volte. Allora è vero, sei dispersa, svanita tra il peso di due esistenze diventate una soltanto, ma torni e ad ogni ritorno rinasci nuova.
I secondi passano portandosi via le tue paure e impossibilità.  Ti lasci consumare stretta tra le braccia di chi ti vede solamente donna.
Puoi danzare anche se immobile e sentirti bruciare continuando a desiderare quel fuoco addosso. Trovi riparo tra un corpo che sembra quasi avere la cura. Non importa se sia sano o no, è la tua cura e tu la sua. 
Continui a chiederti cosa possa esserci di innaturale nel desiderare che nessuno spazio ti renda distante da qualcun altro, un millimetro appena se si potesse scegliere. Riesci ad amare diversamente dagli altri, ma provi amore, vuoi averlo e donarlo. Ti lacera dentro la voglia di gridare il tuo diritto di poter dire di sentire come gli altri. 
Hai voglia di urlare, di dar voce alla tua carne perchè ruggisca di normalità e di vita.

  
Guardi il mondo che ti rinchiude dentro false realtà che ordinano che tu rimanga piccola, una piccola disabile. Pura, devi essere pura, i disabili non possono sporcarsi di amore come gli altri, nessuna domanda, forse un sussurro, così ti hanno detto. Sono solo piccoli dettagli quando si parla di te, puoi scegliere di esistere se vuoi, ma secondo precisi schemi.
Dovresti accontentarti di stringerti tra le tue di braccia, concentrarti sulla tua mente e dimenticare il corpo che ti ha dimenticata, e se così non fosse, devi anestetizzarlo, azzittirlo.
Ma fuggi dai loro tentativi di spegnerti, dalle catene strette a legare altre catene. I tuoi sogni, le tue voglie, i tuoi sorrisi, il tuo sentire, il tuo amore, il tuo pensare, non saranno più schemi a metà e i tuoi sensi accartocciati non imploderanno perchè adesso sai che il tuo corpo puoi sentirlo respirare e milioni di cellule immobili vederle muoversi.

 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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