Salute o Malattia?

 
Mi son chiesto moltissime volte cosa fosse la salute, e cosa, invece, la malattia. Secondo un semplicistico concetto condiviso sono sano se non sono malato e viceversa, ma nel viaggio della mia vita mi sono accorto che non è assolutamente così, che paradossalmente posso essere sano quando sono malato, e malato quando sono sano.
Questo accade perchè la visione di malattia che ci è stata insegnata proviene da un periodo storico-sociale un tantino oscurantista, a mio avviso, di iperorganicismo, di ipermedicalizzazione, di ipersettorializzazione. Un periodo nel quale ad ogni stato deve essere apposta un’etichetta, che finisce per essere pretesa anche da chi ne diverrà portatore, non fosse altro che per poter accedere a dei diritti che altrimenti non gli spetterebbero, o per potersi identificare con un gruppo. L’indipendenza, quindi, non è molto incentivata…
Che cos’è dunque la salute?
In una visione appunto iperorganicista la salute è l’assenza di un danno che infici un organo, o la psiche. Un danno che uno degli infiniti strumenti di cui oggi la medicina ha a disposizione rintraccerà. Un tumore con una TAC o PET, un’anomala conduzione elettrica cerebrale con un EEG, un rallentamento di messaggio con i PEMM, un’aritmia con un ECG e così via.
Se lo strumento non evidenzierà un danno potrebbe significare che il paziente soffra di un disturbo psichiatrico, quindi il “pacchetto” sarà passato ai colleghi psichiatri che, privi di strumenti e in assenza di riscontri strumentali, porranno una diagnosi presuntiva di un qualche disturbo dell’anima, che un qualche psicofarmaco dovrebbe “curare”.
Così saremo tutti felici e contenti: il medico avrà fatto il suo dovere, sottoponendo il paziente agli esami di rito ed “escludendo” un danno organico, lo psichiatra potrà porre il suo giudizio, e tentare di curare una malattia priva di alcun riscontro biologico, e in ultimo, ma non ultimo, il paziente potrà sentirsi rassicurato della sua paura. Perfetto! 
A mio modesto parere, ciò risulta essere tutto tranne che perfetto! Questo meccanismo dimentica un particolare che si trova alla base del tutto: lo Spirito!
L’equivoco di fondo risiede nell’ostinarsi a curare il sintomo e mai la causa.
La causa risiede sempre nello Spirito.
Dalla nascita in poi veniamo completamente e strategicamente privati della consapevolezza e della libertà di pensiero, ci viene detto in cosa credere, cosa mangiare, cosa bere, cosa fa’ bene e cosa fa’ male, e se tentiamo di dire che per noi non è così siamo dei pazzi.
Che senso ha curare una schizofrenia se non ho voglia, e coraggio, di risalire all’origine del trauma, sviscerarlo e passarci attraverso? Come posso pensare di curarla con un antipsicotico che non farà che paralizzare, sedimentare il trauma e tenerlo imbrigliato, accompagnando alla morte il malcapitato o per cause naturali o per gli effetti collaterali del farmaco stesso? Che senso ha curare la cirrosi di un alcolista che continua a bere se non si scende nell’abisso in cui questa persona è intrappolato, e che lo ha portato ad attaccarsi alla bottiglia? Che senso ha curare il cancro allo stomaco di un individuo che mangia le peggiori schifezze sul mercato se non lo si accompagna nel comprendere le conseguenze del suo stile di vita?
Con ciò intendo dire, a mio avviso,  che la salute è sinonimo di consapevolezza. La consapevolezza, unitamente alla capacità critica, prevengono ed eventualmente affrontano il problema che dovesse presentarsi con una prospettiva completamente diversa. In ciò la serenità dello spirito, la libertà di pensiero giocano un ruolo fondamentale. Ormai è risaputa, e provata, la potente correlazione che esiste tra mente-corpo-spirito, che consente ad alcune persone di guarire, e ad altre di lasciarsi andare.

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Si può essere malati da sani, e sani da malati. Ecco, questo è esattamente ciò che è accaduto a me, ma anche a molte persone che, in questi ultimi anni, ho avuto l’onore di conoscere. La malattia può essere lo spartiacque tra la vera salute e la vera malattia.
Tempo fa’, una persona che stimo molto mi disse che spesso la malattia è l’ultima sveglia che la vita consente.
Lì per lì non mi fu’ chiaro cosa intendesse dire, ma con il passare del tempo mi risultò lampante.
Fino al giorno in cui la malattia era assente, o latente, il mio Spirito era spento, sedato. Non vivevo, ero completamente privo di reale consapevolezza, isolato, assoggettato e schiavo. Credevo che nessun’altra realtà fosse possibile, che nessun’altro punto di vista esistesse se non quello che mi era stato da sempre propinato. Vivevo in una bolla di sapone chimica, pensata forse per proteggermi, ma il cui unico risultato era quello di isolarmi e annientarmi sia psicologicamente sia fisicamente.
Nulla sarebbe cambiato se non fosse arrivata la malattia accompagnata dalla Morte. Non persero molto tempo in formalità, entrarono e mi spiaccicarono la verità in faccia. In quel preciso momento il mio Spirito guarì, e ad oggi posso tranquillamente affermare che in nessun altro momento precedente alla malattia mi ero mai sentito così sano come oggi! Dunque, ero sano prima di ammalarmi, o lo sono dopo essermi ammalato?

 Sedcondo l’OMS (Organizzazione Mondiale di Sanità, 1948) la Salute è:
“Uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non la semplice assenza dello stato di malattia o di infermità.”
Non sono d’accordo – un tantino presuntuoso, direte voi…- . La salute non è un “completo benessere fisico, mentale e sociale”, paradigma inevitabilmente irreale, ma è il miglior equilibrio possibile tra questi singoli stati.
Qualche giorno fa parlavo con Federico, l’osteopata da cui sono seguito, proprio di questo, e lui è riuscito a centrare perfettamente il punto.
Se ho un problema fisico, o una malattia, e a ciò aggiungo assenza di relazioni e isolamento socio-lavorativo il risultato non potrà essere che, questa volta sì, una patologia psichiatrica, che verrà “curata” con psicofarmaci che aumenteranno l’isolamento e l’assenza di relazioni, che a loro volta peggioreranno la disabilità e/o la percezione di questa.
Se, al contrario, in presenza di una qualsivoglia disabilità mi verrà permesso d’incrementare le mie relazioni, di non sentirmi sbagliato, inferiore, bensì diverso (con accezione positiva, e non negativa) e di inserirmi secondo le mie possibilità nel tessuto sociale, creando quindi inclusione, senza dubbio anche la disabilità, o malattia, ne trarranno un beneficio profondo.
Perchè tutto ciò avvenga è necessario liberare lo Spirito e lasciare che incontri suoi simili e con essi crei una rete al fine di rendere sempre più possibile questo cambio di paradigma!
 

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Claudio Diaz

A proposito di Claudio Diaz

Sono una persona che grazie alla malattia è tornata in contatto con una realtà dalla quale fuggiva da troppo tempo e che grazie alla stessa ha compreso, nel senso più totale, il dono del presente, del qui e ora. La Vita è un lungo e bellissimo viaggio del quale però troppo spesso non si comprende lo splendore, e solo tramutando un evento drammatico, una crisi, in un’opportunità, potrà essere ri-scoperto. L’opportunità per me è stata quella di riscoprire l’importanza della relazione mente-corpo-spirito e delle mie reali potenzialità, comprendendo che solo attraverso un’attenta osservazione di un evento si può capire la sua mutevolezza e le sue molteplici sfaccettature. Oggi cerco di restituire in qualche modo il tanto ricevuto, dall’esperienza di uomo di 35anni quale sono. Scrivo, fotografo, ascolto e parlo. Non rifiuto più di dire quel che penso, nè tanto meno di ascoltare quel che pensano gli altri. Sono socio di Slow Medicine, e amo chi riesce a guardar prima dentro di sè, perchè solo tramite questo viaggio introspettivo si troverà la chiave di lettura per amare la vita nonostante le storture in cui la realtà ci coinvolge. www.neurodiversamente.org

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