Non siamo numeri, non siamo codici

Siamo persone e come tali, abbiamo un nome e una storia. Spesso, chi ci circonda lo dimentica e allora il rispetto, l’educazione verso chi soffre vengono sopraffatti dall’egoismo che oggigiorno circonda l’uomo.

Maledetta disabilità invisibile che agli occhi degli altri mi fa sembrare normale e appena dici che non senti iniziano a guardarti perplessi pensando che tu stia inventando una storia o iniziano ad allontanarsi. Quella società abituata a circondarsi di stereotipi e che appena non riesce ad etichettare, entra in crisi.

Quell’invisibilità che delle volte mi rende vulnerabile e mi porta a prevenire la reazione delle persone nel momento in cui dici “ho problemi di udito”. Mi porta ad innalzare il tappeto elastico in modo che la reazione di chi sta dall’altra parte rimbalza e non mi affonda.
Un senso di protezione che si genera automaticamente per evitare la sofferenza, se l’hai davvero conosciuta e affrontata.

Il fatto che le protesi non si vedano, causa capelli lunghi, fa si che le persone al momento della rivelazione si pongano delle domande e iniziano a guardarti con occhi sospetti che ti feriscono e ti fanno sentire giudicata in quella che è la tua sfera più intima che hai permesso a te stessa di condividere solo con poche persone. Gli eletti.

Soffriamo, la società ha imposto degli stereotipi che se non hai disabilità evidenti, sei normale. Quest’apparenza è quella che ti uccide ma allo stesso tempo ti fortifica.
Non è che perché la tua disabilità è invisibile, tu allora soffri meno o sei meno disabile.
Eh no, non funziona così.

Quando ho l’otite, ho solo un ausilio. E questo comporta stanchezza, concentrazione più del normale, stress psicologico, voglia di silenzio e di buio che influisce sul tuo rendimento giornaliero. E spesso devi star lì magari a giustificarti su quella giornata quando in realtà è tutto legato alla disabilità. C’è ma non si vede. E quasi devi stare a giustificarti sul perché non ce l’hai.

La frase che uccide di più, appena si scopre della mia sordità è “ma tu non sembri sorda, ci senti”.
E in quel momento, appena sento quella frase, vorrei non sentire più. Mi tornano in mente le immagini di tutti i sacrifici, pianti e disperazione che mi hanno portato ad una situazione di autonomia e invece, una frase, semplicissima, ci mette un secondo a farti crollare internamente. Questa frase porta all’emarginazione, preferisco chiudermi che condividere il mio tempo con persone di questo spessore.

Da quando ho analizzato la mia disabilità e l’invisibilità legata alla sordità, ho imparato a non giudicare. Non giudicare perché ognuno, in silenzio, ha una guerra dentro che sta cercando di vincere e raggiungere la pace. E non giudicare, forse è l’unico modo per vincere l’invisibilità.

Prima di essere disabili, siamo persone. Persone con un’anima diversa, che lottano, credono, amano, hanno paura. Ma osano, si spingono oltre i loro limiti. Nonostante la disabilità.
Non vogliamo applausi per il nostro coraggio ma nemmeno compassione.
Della compassione non ce ne facciamo nulla. Vorremmo essere capiti e non giudicati.

Ogni giorno mi scontro con ignoranza e pregiudizi e sono stufa di farlo.
Io, che fino a pochi anni fa, mi nascondevo a causa della disabilità invisibile ho deciso di dire basta.

Parliamone, parliamone, parliamone.
E non mi stancherò mai di portare avanti la mia battaglia.
Una battaglia contro l’ignoranza. Non finirà mai e so che ci sarà sempre qualcuno che ti guarderà nel momento in cui dirai “ sono sorda” e non ti giudicherà.
Anzi, ti prenderà per mano e ti dirà “voglio sapere di più, parliamone”.
Così come hanno fatto tutte le persone di cui oggi non posso fare a meno.

Pubblicato nella Il Rumore dei Suoni | Lascia un commento
Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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