Non aver paura di me

Parlo a te che nel mio vivere ti imponi come giudice. Parlo a te che ti arroghi il diritto di sentirti migliore, e nel farlo non ti curi di quanto dolore il tuo fare potrebbe causarmi. Mi concedo questo dire perchè mostrandomi nutro la speranza che tu possa vedermi davvero per ciò che sono, arrivando a percepire quanto amore e quanta forza si celano nel mio animo, in un corpo malato ma desideroso di vivere. Ben lontano dal voler esser un’accusa, estraneo al rancore e al risentimento, il mio io chiede voce perchè ho compreso che a nulla vale un’esistenza priva d’amore. Un gesto che potrebbe apparire superbo, ma che nasconde invece la volontà di voler scalfire quel muro di indifferenza che si impone con cattiveria tra gli uomini. Uomini che fanno del loro sanissimo stato di salute il baluardo della perfezione, come fossero immuni da qualsivoglia male, relegando chi malato ad un misero angolo, degno solo, nel migliore dei casi, di esser compatito e fintamente assecondato in slanci di apparente generosità.

Parlo a te, e ti immagino. In una fierezza impropria si celano tutte le tue fragilità, quelle paure inascoltate, e che con zelo ti affanni a nascondere. Il tuo fare si macchia di esagerata saccenza. Nel silenzio percepisco quel grido che la tua anima tenta di soffocare, e con uno sforzo indicibile mi impongo di ascoltarlo, cogliendo una disarmante disperazione. La sconvolgente incapacità di essere e divenire esplode con violenza. Un rumore. Un tonfo sordo e secco, deciso. La tua maschera è caduta, e la tua anima è nuda e vulnerabile. Mi accorgo che una lacrima bagna il mio viso, e tu mi guardi con occhi spaventati. Avverto l’infinita solitudine che alberga in te. Due anime, entrambe in lotta. Due cuori, in tumulto, ma in un istante siamo entrambi esseri umani. 

In questo viaggio immaginario, ma poco distante da una realtà che ben conosco, mi avvicino a te. Ti tendo la mano, ma rimane sospesa, a mezz’aria. Tu resti immobile, non è ancora tempo per te. Decido così di fare un passo indietro e sedermi. Ti guardo con gli occhi di chi troppo vorrebbe dire, ma che sa di dover tacere. Aspetto e inizio a parlare. Parlo piano, con un tono delicato, ma non per questo remissivo, o colpevole. Quale assurda colpa avrei poi?! Devi sapere che ci fu un tempo in cui anch’io mi sentì colpevole, se non altro di non riuscire, per quanto lo volessi, di stare al passo. La paura paralizzava il mio animo. Tentavo di ribellarmi. Senza accorgermene un vortice freddo e solitario stava risucchiando la mia vita, senza lasciarmi scampo. Era una spirale di egoismo, di apparenti certezze. Ero lontana dalla verità, tutto intorno il buio. Bugie, finte rassicurazioni. Sentimenti che tenevo nascosti, emozioni soffocate, tutto per non ammettere l’unica verità che oggi so essere stata la mia Salvezza.

Ed ecco che in te rivedo me stessa. Un’anima impreparata, impaurita e sola. Incapace di accettare il dolore, restia davanti a chi con quel dolore convive ogni giorno, e nel farlo proclama una Vita difficile da comprendere. Venne il giorno in cui questo pesante macigno divenne un peso insopportabile e un dolore indicibile squarciò la mia anima. Nel tentativo di sfuggirle non mi accorsi che lei ormai mi aveva portato via tutto, spingendosi oltre. Mi ha rubato ai miei anni, mi ha negato albe davanti alle quali sognare e tramonti che scaldano il cuore. Mi ha privato della forza, impedendomi troppe volte di sorridere. Mi ha strappato tempo, e attimi  di pura felicità. Mi ha reso un burattino nelle mani del nulla.

Il tempo scorreva inesorabile, rendendomi però un essere capace di cogliere nuove sfumature. Giorno dopo giorno la paura diventava un alleato capace di ridestare la mia coscienza. Avevo capito che per combatterla dovevo lasciarle lo spazio che chiedeva, e fu come riaprire gli occhi dopo un lungo sonno. Ciò che vidi intorno a me non fu però qualcosa di piacevole. Occhi cattivi e vuoti pronti ad additarmi. Così compresi che tra me e il mondo si era creata una scissione. Due lotte antitetiche, diametralmente opposte. Un riscatto il mio possibile solo nell’accettazione. il tuo nel riscoprirti capace di guardare a chi è diverso, e malato, come un amico a cui offrire la parte migliore di te. Quanti no, quante spalle ho visto voltarsi e allontanarsi piano, quante voci ho sentito viziarsi di pietismo e scherno. Quante anime ho incontrato pronte a fuggire solo perchè la Verità che raccontavo loro era qualcosa di terrificante e incontrollabile. Ero diventata la personificazione di qualcosa di scomodo, un peso di cui liberarsi. Qualcuno da tenere a distanza. Ma fu proprio questa distanza ad annullare quella stessa distanza che io avevo anteposto tra me e la malattia. Lei era parte di me, e nell’esatto momento in cui io stessa la guardai con Occhi Nuovi sentì di voler tornare a far parte del mondo. E nel tentativo di donare al mondo questi stessi occhi intrapresi un nuovo cammino.  

Un viaggio che oggi mi ha portato fino a te. Per questo ti porgo la mano, e ti dico guardami. Le lacrime bagnano il mio viso, lacrime che oggi non nascondo più, e che nascono in nome di un dolore che però non mi appartiene. Un dolore riflesso, il tuo. Ed è un dolore che mi tocca, che lacera la mia vita perchè vorrei darti la certezza che nel mio vivere non vi è solo dolore. Vorrei comprendessi che sebbene la malattia mi ha privato di importanti certezze, imponendomi limiti e rinunce, io continuo ad essere un essere umano desideroso di creare, di donarsi al prossimo e capace di amare, e ancor più di sapersi prender cura di chi ama, perchè sono un essere che sogna, perchè amo amare, perchè anche io posso essere donna tra le braccia di chi desidera amarmi. Semplicemente perchè anch’io Vivo. Il mio è un tempo nuovo, un tempo diverso, ma è un tempo che se solo tu lo volessi condividere con me, ti permetterebbe di sperimentare nuovi spazi, di ritrovare valori perduti. Soffro nel percepire il tuo distacco, e per questo nel tenderti la mano ti chiedo di afferrarla, e stringerla. Ho imparato ad abbracciare il dolore. Un dolore infinito. Il dolore di una condizione ineluttabile. Quell’abbraccio in cui ho ritrovato me stessa, e grazie al quale ho riscoperto la vita, mi permette oggi di parlarti. Vorrei che tu mi dessi la possibilità di abbracciarti, e nel farlo ti sentissi anche solo per un attimo uguale a me. Esseri fallaci, ma coraggiosi nell’essere semplicemente Esseri Umani. 

Così mi alzo, mi avvicino a te, allargo le braccia perchè voglio davvero  abbracciarti e nel tentativo di stringerti forte a me ti sussurro piano: “Non aver paura di me.”

Pubblicato nella Elly&Valy | 4 risposte
Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

4 thoughts on “Non aver paura di me

  1. Elisabetta Saby

    Forse talvolta non abbiamo paura, abbiamo solo silenzio, altre la paura sale e ci lascia in silenzio,… Forse distaccarsi dall’altro supera la nostra paura che ci lascia in silenzio, o forse in silenzio cerchiamo di trovare le parole per superare la paura, la paura di quello che potrebbe accadere,…perche’ chi vive il presente, ha timore del condizionale,… Sei speciale Eleonora ed e’ questo che conta. Chi ti vuole conoscere ben venga, il resto, prendera’ i suoi tempi se vuole, altrimenti non e’ un tuo problema, ma suo,…credimi…

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    • Eleonora CaputoEleonora Caputo Autore dell'articolo

      Sei speciale Elisabetta.. e grazie di cuore.. ci saranno silenzi che avranno voce e altri che restanno tali.. io tenterò sempre di esser ogni giorno fedele al mio credo, alla mia spontaneità, non rinunciando mai a me stessa.. traggo forza dalle tue parole.. grazie di cuore.. ti abbraccio fortissimo

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