Martino, il bimbo canterino.

L’autunno era alle porte, la brina inumidiva le auto, gli alberi quasi spogli stendevano un tappetto di foglie appassite lungo il viale d’ingresso della scuola elementare, al vento scivolava  qualche sciarpa e si scoprivano i nasini rossi dei bambini al suono della campanella.

Il primo giorno di scuola, il piccolo Martino lo stava vivendo con il batticuore, nuove emozioni e mille paure. Tutto per lui rappresentava una novità, nella cittadina di provincia dove abitava con la sua famiglia da pochi mesi. Quanti amici lasciati nella classe quarta della sua vecchia scuola e d’improvviso si trovava in quinta tutto solo e spaesato in quella classe di sconosciuti che sembravano guardarlo con sospetto.

Ebbe un attimo di tristizza e nostalgia, ma subito tornò speranzoso e allegro come solo un bimbo riesce ad essere, e pensò che presto avrebbe trovato degli amici.

Una baraonda di cartelle e di libri gettati a casaccio sui banchi, e poi tutti a scrutarsi come a voler scegliere il proprio compagno di banco, un rito vitale per condividere non solo le ore scolastiche, ma anche i momenti speciali della vita.                                                    

Martino desiderava solo amicizie sincere come quelle che aveva dovuto lasciare quando il papà si era trasferito per lavoro.

Gli sguardi si susseguivano velocemente da non poterli interpretare e si percepivano antipatie o simpatie d’impatto, così a pelle. La bambina con il cappellino rosa, bellissima, con un ciuffo di capelli blu che la rendeva originale, proprio un bel tipo, dava un’impressione di cordialità ed il bambino ben pettinato, con la frangia incollata sulla fronte e quegli occhialini fini e dorati da dottorino, anche lui pareva simpatico. 

Pochi minuti per afferrare sensazioni e volti, fotografare il presente per farsi un’idea del futuro, anche se troppo vaga. Martino doveva essere coraggioso e dominare l’ansia che strisciava come un serpentello nel suo stomaco. Pensava, respirava e contava ogni secondo sulle dita magre … entrò il maestro.

“Seduti!!”

Piombò il silenzio e tutti attenti a fissare quell’insegnante dall’aspetto buffo, quanto il suo nome, Adelmo Fortis. 

Era alto, magro e baffuto con gli occhi neri incorniciati da occhiali rotondi, di color canna da zucchero. Si reggeva un pò gobbo, quel vestito grigio gli si stringeva addosso, decisamente ridicolo, le maniche della giacca non arrivavano al polso. Quando poi si tolse la coppola.. sorpresa!! “Era pure calvo!!” 

Martino trattaneva la risata coprendosi la bocca e tutti facevano lo stesso, pur conoscendo bene il maestro, impossibile non burlarsi di tale goffaggine. Interessante il primo giorno in quinta elementare e chissà, ne avrebbe viste ancora delle belle? Intanto, durante l’appello aveva scoperto il nome di tutti gli scolari, ma gli importava di più quello della piccoletta dal ciuffo blu. Lei, Stella Rossini, gli aveva rubato il cuore.

I due bambini simpatizzarono in fretta, si scambiavano sguardi e sorrisi di complicità tra i banchi, oltre ai bigliettini che lei passava a Martino con i problemi di matematica risolti. Lui ricambiava con un grazie e mille cuoricini disegnati.

Martino seduto da solo e annoiato dalla lezione della prima ora, mentre aspettava l’arrivo del compagno di banco ancora sconosciuto, immaginava di far merenda con la sua Stella, un sogno dolcissimo dal quale si destò con un sussulto sentendo la porta aprirsi.

Oreste Lionetti entrò con il fiatone per il ritardo. Odioso a prima vista, era grasso oltre che rozzo nella voce e nei movimenti.

” Scusi il ritardo maestro!”

“Hai perso la memoria Lionetti?”

…”Perchè?”

“Le lezioni sono iniziate da tre giorni.”

“Mmmm …”

Alzò gl’occhi al soffitto pensando ad una scusa, ma Fortis sapeva che quello scolaro irriverente preferiva marinare la scuola per bighellonare.

” Non occorrono fandonie Oreste, va al tuo posto.”

“Si, maestro.”  Biascicò poco convinto.

Il ciccione avanzava baldanzoso, verso Martino che impallidì.

” No!!! Lui? Povero me!!!” Borbottò a denti stretti.

Lo smorfioso si tirava su i pantaloni, sebbene le sue bretelle antiquate già li reggessero. Gli mancava solo un sigaro in bocca per avere le sembianze di un signorotto mafioso ed un commento bastò per chiarire “all’amichetto” chi fosse il capo.

“Ehi, dovresti ingrassare un pò, moscerino!”

 “A te serve lo sciopero della fame, elefante!!”

Mister Fortis stroncò il bisticcio, toccava a Martino iniziare la lettura del giorno. intitolata Storia di una farfalla.

“C’era un ..”

In sottofondo i bisbigli offensivi del terribile Oreste.

“ZZZZZ, moscerinoooooooooo.”

Mister fortis impose il silenzio dando una bacchettata sulla cattedra e Martino lesse ancora.

“C-cccc .. c’ra una v-vvvol … ta una farf… aaalla !!”

Ci mise 15 minuti a terminare la frase.

“E’ lo scherzo insolente di un bambino o qualcos’altro?”

Il maestro non seppe rispondersi, ma di fatto il bimbo prese a balbettare improvvisamente senza controllo. 

Furono mesi difficili, carichi di vergogna e di insicurezza, adesso quel grassone poteva tormentarlo per sempre, e così Martino non sarebbe più andato a scuola finchè i dottori non l’avessero guarito, togliendo quel singhiozzo dalle sue parole.

Anche la mamma balbettava da bambina ma dopo anni di cure ed esercizi vocali era guarita da quel suo difetto, chiamato balbuzie, che poteva però rimanifestarsi e, cosa di cui era convinta, trasmettersi ai figli. Gli stessi dottori avevano poi appurato nel tempo che il disturbo non si ereditava dei genitori, quindi ad un figlio balbuziente si poteva trasmettere semplicemente l’ansia del genitore, cioè una forte emotività.

La giovane donna sedette il figlioletto sulle ginocchia e gli spiegò un fatto sorprendente. Ebbene, anche ora da adulta, a volte cominciava a baltattare, soprattutto quand’era nervosa, per questo aveva imparato a fare un bel respiro e tutto passava. Lui ci provava a respirare forte, ma il respiro pareva mancargli, soffocando le parole non appena emetteva il suono, ancor di più quando deriso e umiliato.

“Martinoooooo !!”

Era la voce di Stella e lui saltò subito dalle ginocchia di sua madre per raggiungerla in cortile, munito di penna e foglietto, poiché dal giorno della figuraccia in classe non aveva più detto una parola che non fosse scritta.

“Cao ragazzi!!”

” Ciao, ciao, ciao!!”

C’erano anche Armandino e Sonia, un’altra coppia del cuore come lui e Stella che però non si erano mai dichiarati apertamente. Armandino salì in bici e propose alla combriccola di gustarsi un gelato.

“Siiiiiiiiiii”

Risposta unanime, le donzelle montarono in sella abbracciate ai fanciulli che si atteggiavano da esperti ciclisti.

Il geleto in Autunno? Pessima idea, stavano ancora battendo i denti per il freddo, lungo il tratto sterrato che giungeva alla spiaggia.

Si, un’altra idea bizzarra quella di andare al mare con il vento gelido che penetrava le ossa, pensava Martino, ma infondo stavano solo ammirando le onde più alte, passeggiando mano nella mano con le loro principesse.

I quattro amici si rincorrevano tra bacetti innocenti sulle guance e risate a crepapelle, arrossivano d’emozione, poi Martino sedette sulla sabbia, scrisse un biglietto e lo passò ad Armandino.

“Fa freddo, ma sono contento di essere quì, farei di tutto per la mia Stellina. Grazie amico.”

Stella e Sonia si avvicinarono a leggere.

Lo scricciolo dal ciuffo blu si copriva le gote sorridendo.

” Adulatore”

” Smettila con i bigliettini, noi non ridiamo di te.”

“Non siamo mica quel pallone gonfiato di Oreste!!”

Armandino annuì con le bambine, risero e poi zitti … qualcuno di soppiatto arrivò alle loro spalle e gridarono tutti.

” Pallone gonfiato a chi?!!”

” Proprio a te ciccione, non seguirmi mai più!”

Oreste, si curvò sui compagni, un orco furioso pronto a sbranare i malcapitati, Coletta frangia perfetta e Oreste il guastafeste si picchiavano e mentre le donnine si dimenavano per separarli, Martino li guardava impalato sforzandosi di strillare.

“Ffffff …eeerrmatee vvi!!”

Occhi neri, lamanti e gomitate a raffica schivate a stento dalle povere bambine e … paff, all’ennesimo malrovescio, Stella cadde in mare.

Attimi di paura e pianti. I cavalloni trascinavano Stella lontano dalla riva.

I tre si agitavano alle grida d’aiuto dell’amica e parlarono in coro.

“Io non so nuotare!!”

“Aiutoooooooo.”

Martino si era tuffato senza pensarci, portando in salvo la sua amata.

” Mio eroe!!”

Stella faceva gli occhi dolci al suo principe con la mano tra i suoi riccioli neri e gli aveva tolto gli occhialoni da miopia, appiccicandogli sulla fronte un bacino all’acqua salata.

Le risate riecheggiavano sulla spiaggia deserta e la rissa era finita con le strette di mano del ciccione pentito e una richiesta d’amicizia.

Cantavano allegri.

“Stella e Martino un altro bacinooo, sono fidanzati, sono fidanzati!!”

“Incredibile! Non balbettava più, ma solo mentre cantava, la magia della musica, il modo più divertente ed estroso di affrontare quell’antipatica della sua balbuzie.

Da allora il moscerino singhiozzante, si chiamò Martino il Cantarino, un piccolo super eroe che superava i suoi limiti e sfidava il pericolo salvando la sua fidanzatina.

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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