L’Italia e la Maternità Surrogata

Anche Josè Bovè, simbolo in Europa delle battaglie contadine contro gli ogm e in favore di un’ alimentazione giusta e responsabile, espone il suo disappunto verso la maternità surrogata, sostenendo: “La maternità surrogata rappresenta la forma di strumentalizzazione della donna più insopportabile che ci sia. Una strumentalizzazione mercantile della donna, una strumentalizzazione dei poveri, fondata sull’idea ambigua del “diritto al figlio”. Nessuno ha diritto a un figlio. Un bambino non è una mercanzia. L’idea del “diritto al figlio” è insopportabile”.

Considerando che il termine strumentalizzazione implica nella maggioranza dei casi una non-scelta, sia questa consapevole o meno, quello che,  in senso critico, viene definito “utero in affitto” è una pratica di fecondazione assistita in cui una donna si offre di portare in grembo il bambino di una coppia sterile. Questa prima definizione è decisamente limitata, infatti ciò che spesso si dimentica è che la maternità surrogata permetterebbe a donne portatrici di gravi patologie, o per cui la maternità comporterebbe un rischio per la propria vita, di coronare il sogno di avere un figlio.

Molti giornali, o blog, definiscono questo metodo un capriccio e un ignobile tentativo di rendere legale la “vergognosa pratica della compravendita”. Tutto ciò sembra del tutto fuori luogo, soprattutto in una realtà come quella Italiana dove la volontà di adottare un figlio viene immediatamente stroncata da tempi interminabili d’attesa, o dove la scelta di affidarsi alla fecondazione eterologa per coppie portatrici di patologie è tutt’oggi al quanto confusa.
Nonostante le varie accuse al Ddl Cirinnà, considerato l’atto tramite il quale la possibilità di affittare un utero diventerà concreta, siamo ancora ben lontani dal far rientrare questa pratica nell’elenco delle conquiste italiane. Infatti il Ddl parla in realtà di “stepchild adoption”, cioè l’adozione da parte di uno dei due componenti di una coppia, del figlio naturale o adottivo, del partner.  Un’ottima novità se non fosse che non ha nulla a che vedere con una maternità surrogata.

Così le coppie italiane che ne hanno i mezzi continueranno a recarsi in Grecia, Spagna, Ucraina, Regno Unito, in alcuni paesi degli Stati Uniti, e persino in India, per affidare le loro speranze alla gestazione surrogata, con il rischio di non essere riconosciuti come genitori dei bambini una volta rientrati in Italia. 
Questo è quello che è accaduto ai coniugi Paradiso e Campanelli. La coppia dopo aver tentato, senza successo, la fecondazione in vitro si è rivolta alla compagnia russa Rosjurcnsulting per una gravidanza surrogata. Nel 2011, a Mosca, nasceva un bambino considerato per la legge russa figlio dei coniugi. Tuttavia, una volta rientrati in italia, il Signor Campanelli chiedeva la trascrizione del certificato di nascita del figlio, ma il consolato italiano a Mosca aveva informato il tribunale dei minori locale che il documento conteneva false attestazioni. I coniugi subivano quindi un procedimento penale nel quale venivano chiamati a rispondere del reato di falsa attestazione e della violazione della legge sulle adozioni. Contestualmente il Tribunale dei minori di Campobasso apriva un procedimento per la dichiarazione di adottabilità del bambino. Il quale, conseguentemente, viene sottratto alla coppia, consegnato ai servizi sociali, e nel 2013 affidato ad una famiglia, ricevendo così una nuova identità.
I genitori presentano ricorso, agendo in proprio e per conto del minore, per la violazione da parte dello Stato Italiano dell’art. 8 della CEDU riguardante il “diritto al rispetto della vita privata e familiare”. Il ricorso viene rigettato e le autorità giustificano la loro azione appellandosi all’interesse di salvaguardare le politiche pubbliche, essendo la maternità surrogata illegale in Italia.
Nonostante la giurisprudenza della CEDU, in riferimento all’art. 8, non includa la possibilità di integrare nella famiglia un figlio attraverso l’adozione o la fecondazione assistita, la Corte dichiara che le autorità italiane, nel procedere all’allontanamento e all’affidamento ai servizi sociali del minore, non hanno preservato un giusto equilibrio tra gli interessi in gioco, e dunque, c’è stata una violazione dell’articolo. I coniugi riceveranno così un risarcimento di 20.000€, tuttavia, tenuto conto del nuovo legame affettivo che il bambino ha sviluppato con la nuova famiglia di accoglienza, l’accertamento della violazione non comporta l’obbligo per lo Stato di reinserimento del minore presso gli interessati.

Non è errato sostenere che l’essere umano non può pretendere infiniti diritti, ma siamo sicuri che sia questo il caso? Non sarebbe più corretto forse, ragionare secondo un necessario adeguamento del nostro sistema giuridico, in considerazione di una piena applicazione di diritti già esistenti?
Il no dell’Italia sta davvero facendo sì che si abbia cura dei minori e delle donne che sceglieranno di “affittare” il proprio utero, o sta solo rimandando il rischio di essere posti di fronte l’incapacità del legislatore di definire delle regole che non sarà in grado di far rispettare?
Dateci diritti e l’uomo ne rispetterà le regole, privatecene e l’uomo andrà dove le regole non esistono.

 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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