L’isola che non c’è

Ad oggi, ad una persona in grado di lavorare solo poche ore al giorno,

viene tolto l’assegno di 292 euro al mese,

in quanto viene considerata indipendente,

con un guadagno anche pari a 4800 euro lordi.”

Come promesso, ritorno sulla frase finale del pezzo del mese scorso e la confeziono quasi fosse una poesia. Se ciò non costituisse stilisticamente un errore, andrei a capo più o meno ogni due o tre vocaboli, in quanto ciascun singolo sostantivo racchiude uno o più dei paradossi a cui accennavo l’altra volta.

Due o tre, poiché le preposizioni e gli articoli da soli non avrebbero senso, un po’ come le persone. Poi, perché non si può mica separare un verbo dal suo ausiliare: i verbi si aiutano e fanno squadra; a differenza delle persone.

Già su questo punto si potrebbe aprire una lunghissima parentesi.

Lo sapevate che il “tanto non mi riguarda” contravviene ad uno dei Diritti Umani fondamentali? Ci si arriva in modo estremamente diretto anche seguendo il buon senso, dato che mi sembra palese che ognuno di noi si trovi sulla “stessa barca”: che viva, cioè, esperienze simili in momenti differenti, sia soggetto a qualsiasi cosa, che il suo divenire sia fortemente influenzato dalle sue condizioni di partenza; come, per esempio, la salute o dove si trova nel mondo. Nel caso in cui, invece, il buon senso sia seppellito sotto i “non è semplice”, “è impegnativo”, “implica uno sforzo”, “si hanno già troppi pensieri”, sappiate che:

Ognuno di noi è responsabile per se stesso e per gli altri, da Carta dei Diritti Umani stabiliti dall’Onu. E nessuna delle scuse vili (nonchè poco proficue alla crescita personale e della collettività) avrebbe motivo di esistere con un punto di vista globale del genere. Fare le cose bene per se stessi equivale a passare il testimone all’altro con un’azione fluida ed un timing perfetto. Quando qualcuno rifiuta il proprio “turno di azione”, barattandolo con un interesse circoscritto di più facile acquisizione apparente, interrompe un processo evolutivo; e i prossimi dovranno ripetere il circuito in attesa di una mano pronta a prendersi le responsabilità delle proprie azioni e connettersi verso il futuro. Di cui siamo tutti, in egual misura, fautori.

Tornando alla frase abominio, da cui scaturisce una pazzesca falla di sistema legalizzata – ripensandoci – ho deciso di scandirla come va a me. Mi “piace” demolire le regole che non funzionano, creandone di temporanee per amplificare l’efficacia delle prime. È necessario dilatare le parole, di tanto in tanto, per contrastare l’indifferenza; perché le parole pronunciate velocemente scivolano via nella frazione di un istante e le persone se le scrollano comodamente di dosso.

Ad oggi”:

L’attualità si distacca troppo poco dal passato e pone le premesse di un futuro non molto diverso, quanto ad uguaglianza delle opportunità.

La stragrande maggioranza degli esponenti del governo di questo Paese si sporca la bocca di parole che racchiudono ideali e bisogni ai quali non sono interessati. Le rare volte in cui i portatori di disabilità vengono coinvolti in un qualche progetto accadono solo a livello nominale, al fine di edulcorare interessi, che con il loro bene e l’utilizzo costruttivo delle loro potenzialità non hanno niente a che vedere. Eppure, a parole, senza esperienza né rispetto della realtà dei problemi concreti che imprigionano senza colpa questa categoria di cittadini, sono tematiche “affrontate”; con la volontà di apportare soluzioni. Fasulle, però.

E questo è un paradosso.

ad una persona”:

  • Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti. Sono dotati di ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” – Carta dei Diritti Umani, art.1.

  • Ogni individuo ha diritto al lavoro, alla libera scelta dell’impiego, a giuste e soddisfacenti condizioni di lavoro ed alla protezione contro la disoccupazione.”

  • Ogni individuo che lavora ha diritto ad una remunerazione equa e soddisfacente che assicuri a lui stesso e alla sua famiglia una ESISTENZA CONFORME ALLA DIGNITÀ UMANA ed INTEGRATA, SE NECESSARIO, CON ATRI MEZZI DI PROTEZIONE SOCIALE.” – Carta dei Diritti Umani, art.23 (punti 1 e 2).

  • OGNI INDIVIDUO HA DIRITTO ad un TENORE DI VITA SUFFICIENTE A GARANTIRE la SALUTE ed il BENESSERE PROPRIO e della sua famiglia, con PARTICOLARE RIGUARDO all’ALIMENTAZIONE, al VESTIARIO, all’ABITAZIONE e alle CURE MEDICHE e ai SERVIZI SOCIALI NECESSARI; HA DIRITTO ALLA SICUREZZA IN CASO DI disoccupazione, MALATTIA, INVALIDITÀ, vedovanza, vecchiaia o in altro caso di PERDITA DI MEZZI DI SUSSISTENZA INDIPENDENTI DALLA SUA VOLONTÀ.” – Carta dei Diritti Umani, art.25 (punto 1).

Ogni parola colpisce come un coltello, dato che, PARADOSSALMENTE, noi malati non siamo calcolati come persone con possibilità e potenzialità preziose, un’autonomia ed un libero arbitrio da realizzare nel tempo, bensì come: “Povera stella, una grazia se cammini, mangi e sopravvivi”…

in grado di lavorare”:

È molto interessante che non siano ancora state stilate delle differenziazioni per patologia rispetto all’attività lavorativa.

La legislazione in materia è esclusivamente ancorata a banalità del tipo “non può stare in piedi a lungo”, “deve lavorare all’interno”, quando, per esempio, è risaputo a livello clinico e certificabile dal/lla neurologo/a che la fatica invalidante che caratterizza, nel contesto in questione, la mia patologia (sclerosi multipla) sopraggiunge indipendentemente dall’attività svolta e va valutata “ad personam”. Qualora tu – malato di sclerosi multipla con caratteristiche cliniche simili alle mie – non riesca a sostenere più di qualche ora di lavoro (ad esempio 4, come nel mio caso; e, a volte, nemmeno quelle), non ti è possibile fare uno “strappo alla regola”; perché il dolore ti obbliga a stenderti, la concentrazione viene a mancare, la coordinazione cala vertiginosamente e cominci a muoverti andando a sbattere, il cuore sembra ti esca dal petto …etc. La fatica risulta talmente intensa, che, il giorno seguente ad uno sforzo simile, si avverte dolore anche a respirare. Il/la neurologo/a, infatti, ti raccomanda di non spingerti mai fino a quel punto….

E quindi? Paradosso “legale”.

solo poche ore al giorno”:

Ricordo, sempre appellandomi al buon senso e ad una sana obiettività, che la quantità in ore di un’attività svolta è assolutamente relativa nei confronti del risultato raggiunto; e una persona dev’essere pagata anche a seconda del risultato raggiunto.

viene tolto”:

Nel 2007, quando mi venne diagnosticata questa patologia che già albergava più o meno silente in me da circa dieci anni, per un attimo, ho conservato l’ingenuità di credere che sarebbe stata “lei” il mio problema da affrontare. Invece, è lo Stato che mi vuole far fuori… togliendo a chi adatta la sua esistenza, già modellandola su enormi mancanze.

Paradosso!

l’assegno di 292 euro al mese”:

Al fine di compensare un’attività lavorativa parziale va anche bene… però il paradosso sta nel fatto che, in quella circostanza… viene tolto! A quanto pare, essere in grado di guadagnare 600-700 euro mi rende libera.

in quanto viene considerata indipendente”:

Il fatto che io e persone caratterizzate da difficoltà simili alle mie veniamo considerati indipendenti con un assegno di 292 euro al mese o, A SCELTA forzata, con uno stipendio di un’occupazione part-time non sostenuto da integrazioni, la dice lunga sugli anni in cui è stata data forma a tale capolavoro legislativo. A meno che… aspettate, la qualifica di cittadino indipendente non sottenda in maniera neanche troppo velata che qualcun altro ti mantenga per le spese principali…! Ahhh!

Ma allora l’intento dello Stato è l’indipendenza del malato o che abbia il sedere coperto da qualcuno e non pretenda altro che limitarsi a sopravvivere? Io proprio non capisco: paradosso!

con un guadagno anche pari a 4800 euro lordi”:

Niente, ho già abbondantemente risposto…

Il corpo malato e la mente in prigione, mi avete anche legata.

Resa inerme. Etichettando la mia esistenza, come fosse un prodotto in saldo. L’esperienza mi ha educata a non spostarmi di un millimetro fino a che non vi sia nell’aria più alcun segnale di tempesta; per non gettare energie, allo scopo di limitare i danni. Ho guardato, per un tempo che è sembrato infinito, quel posto che mi avete negato a priori, senza spiegazioni umanamente giustificabili.

Me ne sono rimasta così, immobile e nuda di ogni cosa, sulla mia isola che non c’è. Ma non esiste niente in grado di sopraffare la volontà vera. La voglia di vita ha palpitato violenta, tanto da distruggere, fibra dopo fibra, quegli intrecci irrisolvibili, i vostri vigliacchi marchi di schiavitù.

Ora sgranchisco le mie membra stanche, sfinite, provate, ma non vinte da tutto ciò.

E porto l’Isola a far parte del posto che le appartiene.

Ph Hugo Apolide

Pubblicato nella Il cuore trascritto | Lascia un commento
Lisa Zanardo

A proposito di Lisa Zanardo

Sono una donna di trentasei anni che sta ricominciando tutto daccapo. Sono accompagnata dalla Sclerosi Multipla ufficialmente dal 2007, ma già la sentivo con me fin da quando ero poco più che una bambina. La convivenza con lei, aggravata da basi di vita molto difficili, mi ha condotta fuori strada, nonostante le mie intenzioni e la mia testardaggine. Ora, cerco di deviare le impossibilità che la società mi pone e di trovare la chiave di svolta, per vivere amando ciò che faccio. Ho deciso di scrivere per Ali di Porpora, in quanto colpita dal modo autentico ed originale delle sue fondatrici di raccontare la malattia, senza mettere mai la persona ( o i problemi che la caratterizzano, al di là della condizione patologica ) in secondo piano.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *