Lettera aperta alla mia famiglia

A mia madre,
che con il suo coraggio e la sua forza non ha mai smesso di lottare.
A mio padre,
che mi ha insegnato che “solo chi si da per vinto è perduto”.
A mio fratello,
la persona più buona che io conosca.

Non abbiamo mai toccato l’argomento, o meglio, ho sempre parlato con voi facendo dei giri larghi e immensi senza arrivare mai al nodo della questione. Non ho mai dubbi sul fatto che voi, implicitamente, capivate il mio disagio. Non vi ho mai chiesto come vi siete sentiti il giorno in cui vi hanno dato la mia diagnosi e come avete preso tutte le decisioni che sono venute dopo.  Non ho nulla da rimproverarvi perché, nonostante tutto, se voi non mi aveste dato la libertà di scegliere, io non sarei mai arrivata fin qui.

Ho trascurato per tanti anni cosa avete provato, come avete affrontato tutto, mi sono sempre posta al centro dell’attenzione sbattendovi in faccia, spesso, la mia “diversità”.  Non smetterò mai di dirvi grazie, perché anche grazie a voi, mi sono “guadagnata” un piccolo spazio nel mondo.  Grazie per non avermi tenuto sotto una campana di vetro nonostante io non volessi mettere le protesi, grazie per avermi spinto ad esplorare il mondo e per non avermi MAI fatto sentire diversa.

Anche se so che, in cuor vostro, qualche preoccupazione (anche troppe, forse) l’avete sempre avuta.

So di non essere stata una figlia “facile”, di essere sempre fuori dagli schemi, un po’ anarchica e che ho sempre odiato le convenzioni che la società deve imporre a tutti i costi ma tutto questo fa parte di ciò che mi avete insegnato. Sono stata un po’ egoista, quasi a farvi pesare il fatto di non essere uguale agli altri, però guardandomi indietro, se voi mi aveste imposto sin da subito qualcosa che non volevo, non so se oggi avrei fatto intensamente questo meraviglioso percorso che è la vita.

Ogni qualvolta racconto di venire discriminata o di notare qualche disservizio nei confronti di quelli “come me”, vedo sempre un velo di tristezza nel vostro volto come se vi preoccupaste che potrei non farcela, normale preoccupazione dei genitori.

Non so se vi siate mai scoraggiati all’inizio, come sia stato l’impatto con la diagnosi, non so cosa vi aspettaste o cosa pensavate accadesse. So, però, che sicuramente vi siete sentiti impotenti, incapaci di aiutarmi, forse, una delle sensazioni più brutte per chi è genitore.

Ho sempre fatto quello che mi sentivo di fare, non mi avete impedito nulla e mi avete sempre appoggiato in qualsiasi decisione io abbia preso.

Non ho mai dimenticato il volto tuo, mamma, quando decisi di mettere le protesi e andammo dall’audioprotesista. Io, convinta di dover mettere le intro-auricolari, mi crollò il mondo addosso quando scoprì che per la mia sordità dovevo mettere le retro-auricolari. In quel momento, mi accorsi che per certe decisioni non esiste il libero arbitrio e scappai fuori dalla stanza piangendo, ti dicevo che non volevo, non le volevo assolutamente perché si sarebbero viste.

Lì, vedendoti, è scattato qualcosa. Alla fine, sarebbero servite per il mio bene, non per altro.

Adesso, sono arrivata qui, dopo tanti traguardi e tante sconfitte, solo per merito vostro. Voi che non mi avete mai lasciato da sola nelle mie decisioni, che mi avete sempre supportato e anche spinto a riflettere su tante cose.

Sento e leggo di genitori che vivono la sordità dei figli come una colpa, come un disagio, come un nemico da affrontare e, guardando indietro non mi sembra che voi abbiate avuto questo problema o forse, siete stati bravi a nasconderlo. Avete sempre preso tutto con filosofia e ottimismo, anche le prove negative che la vita ci ha riservato, però questo argomento non l’ho mai toccato a fondo con voi, quasi come se non volessi farvi soffrire. Sono sempre stata io a parlare, mettendo me stessa al centro del problema e cercando le soluzioni.

La libertà di essere sé stessi, di scegliere il percorso di vita da intraprendere, di vedere le cose bianche, nere e con le sfumature, la libertà di ridere quando ci pare, la libertà di ricominciare dai propri errori è stato l’insegnamento più grande che potevate donarmi.

Ma… voi cosa avete provato? Come avete vissuto il tutto? E Alessio come ha vissuto il tutto?

Sono tante le domande e a molte so anche rispondere da me ma vorrei che ogni genitore, scoprendo che il proprio figlio è affetto da qualche patologia non si scoraggiasse mai, proprio come avete fatto voi in passato e che affrontasse tutto con il sorriso sulle labbra, con un coraggio che va al di là di ogni paura.

Per tanto tempo vi ho chiesto di stare in silenzio perché mi vergognavo della sordità, adesso vi chiedo, parlatene, parlatene parlatene e date coraggio a quei genitori che non hanno avuto la vostra stessa forza di affrontare tutto.

 Grazie, forse non ve lo dico mai abbastanza.

A voi famiglia, che siete gli unici che non mi tradirete mai. Il punto centrale della mia vita.

 

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Gloria Zullo

A proposito di Gloria Zullo

Difficile definirmi, non amo parlare di me. Studentessa a tempo perso, fuggo dalla realtà per ritrovare i sogni, anche solo per pochi minuti. Da quando ho scoperto i suoni, non riesco più a vivere senza. Mi sento una ragazza come tante, nulla di più, nulla di meno. Vivo in un mondo incantato fatto di sole cose belle. Faccio di tutto per evitare che entri il male. I suoni, sono la cosa che amo di più.

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