Lasciati scoppiare

Mi hanno detto che sarebbe servito chiudere gli occhi e immaginare. Il nero che si trasforma in figure consolatorie, così vere da sembrare reali. Un luogo senza tempo, gambe che si muovono creando linee perfette, braccia che afferrano senza lasciare andare, movimenti veloci e violenti spinti da una rabbia nascosta.
Fughe pazienti in assenza di arrese, mani che toccano anime, corpi che si lasciano sfiorare come solo le anime farebbero, dita impertinenti che si stringono come a tessere fili.
Ma è tutta finzione, magari fosse la realtà, magari fosse semplice potersi lasciare scoppiare.
Sarebbe un attimo
BOOM!

Ed eccole uscire fuori da te, parole non dette o urlate con troppa poca voce, promesse fatte a te stessa e non rispettate. Smetterebbero di strisciare e inizierebbero a camminare proprio come vorresti fare tu, proprio come adesso forse potresti fare, chissà se più leggera riusciresti persino a saltare.
Vedresti la tua paura, quella che ti riempie e ti svuota in un secondo, che ti lascia addormentare per poi svegliarti di soprassalto per ricordarti ciò che eri e che non potrai più essere.
Vedresti poi la paura non detta e nascosta per il troppo amare, la lasceresti afferrarti il volto, salirti addosso e bruciare le tue ferite come fosse sale, ma stringeresti i denti e guarderesti te stessa allo specchio con gli occhi curiosi di chi vuole la prova che ci sia qualcosa da capire.
Ti perdoneresti quello che non è mai successo, cancellando colpe inesistenti. Continueresti ad amare il tuo corpo giovane e vecchio, te lo tatueresti addosso come ringraziamento, da te che ne eri e ne sei il passeggero, e poi senza più vergogna lo ameresti  di un amore che è dono. Tutto questo se solo riuscissi a scoppiare.  

Se ci riuscissi allora potresti raccontare a tutti dei tuoi  occhi chiusi e dei tuoi innumerevoli balli, di un abito bianco ad accarezzare il tuo corpo che ricomincia a muoversi senza attenzione. Diresti di una coreografia che ridisegna il passato e il futuro, fatta di scappatoie, spinte e ritorni. Una danza dipinta su sentieri di sabbia, devastati da bombe di fuoco e parole. Ammetteresti le tue corse, gli angoli diventati nascondigli, e i muri contro i quali scegli di sbattere solo per saziare la tua voglia di cadere.
Racconteresti di un corpo compagno, bello ma violento, la personificazione di tutto quello che dovresti mandar via. Spiegheresti il significato delle sue mani grandi che ti stringono e non ti fanno respirare, delle lotte per liberarti e dei salti per farti di nuovo afferrare. 

Forse così tutti saprebbero con certezza e senza supposizione, e forse i pesi non sarebbero macigni ma medaglie di cui andar fieri. Ti lasceresti portare altrove dai tuoi occhi chiusi dove tutto ciò che accade non sarà più il riflesso di quello che eri un tempo. Ti ritroveresti in quel buio che non fa mai paura, e che si trasformerà in luce quando ti perderai in mezzo a quello che non sei in grado di comprendere. Toglieresti l’armatura e riusciresti ad accettare il mondo che ti soffia addosso, quello che fa male e fa bene, e sentendo più forte il vento gli affiderai i tuoi passi, non più violenti ma dolci, lenti e attenti. 
Così dietro ad uno dei tuoi nascondigli ritroverai il tuo corpo compagno, ti appoggerai a lui, bello e forte. E lui ti afferrerà per non lasciarti cadere, ti allargherà le braccia per farti respirare, sarà lui la personificazione di tutto quello che di te non dovrai lasciare mai.
E di nuovo di fronte a quel grande specchio guarderai la tua immagine con gli occhi di chi si ama e senza più forse, senza più rincorrere ciò che non riesci a capire, sceglierai di vivere.

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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