La stanza del dolore

Come riuscire a trovare le parole per esprimere un sentire a cui non riesci a dare una spiegazione, di cui ti sfugge il senso? Come pensare di poterlo accettare se non lo si comprende o peggio se ci si accorge, dopo infinite guerre intestine con il tuo io più testardo, che un senso non ce l’ha, che non lo avrà mai? Certa dell’impossibilità di trovare un senso proverò almeno a trovare le parole e lo farò perchè ho imparato che è tanto più difficile respingere il loro potere distruttivo che fingere che quella confusione che le rende un groviglio non esista. Non saranno parole belle e non perchè non ne esistano, ma perchè nella malattia non vi è nulla di bello. Non c’è niente di bello in un corpo stanco e provato dal dolore, nè in un limite che ti viene sbattuto in faccia, senza sconti, senza il ben che minimo preavviso, e che ritroverai scritto nero su bianco, come il peggiore dei promemoria. Io di quei promemoria ne ho raccolti tanti, e ne porto i segni, ne sento il peso addosso. È un peso che mi schiaccia, che mi toglie il fiato, che mi fa dannare l’anima. È un peso di cui non riuscirò mai a liberarmi, che tento ad ogni costo di barattare con altri pesi, pesi minori, altri piccoli compromessi, altre piccole illusioni. Un peso che oggi mi ha impedito di sorridere, di farlo nel modo che mi piace davvero. Quel modo dove mi sembra quasi di poter vedere la luce che accende i miei occhi scuri, un modo che mi permette di sentirmi leggera, piena di vita. Ma oggi il peso delle parole e dei gesti è stato troppo. Troppo duro, troppo amaro, e dannatamente vero. Tanto vero da spingermi a volerli chiudere i miei occhi per non guardare la realtà che stavo vivendo perchè incapace di trovare una prospettiva da cui guardare che mi ferisse un pò meno. Oggi delle tante stanze che custodisco dentro di me quella più buia e triste ha spalancato la sua porta, invitandomi ad entrare. Un invito imposto, senza possibilità di opporre rifiuto, che non avrei voluto ricevere, ma che ho ugualmente accettato. In questa stanza non mi sognerei mai di invitarci nessuno, non voglio che qualcuno si segga al mio fianco. Non è una stanza accessibile ad altri, non più. È la mia stanza, perchè questo è il mio dolore. Sono le mie paure, sono i miei respiri strozzati,  sono i miei addii a quei piccoli pezzi di me persi per sempre. È il lato cattivo del mio essere diversa, è l’affermarsi del mio essere disabile, l’imporsi di ogni mio limite. In questa stanza non vi è nulla di bello, non c’è luce, non c’è calore. C’è tutto il male che ogni bestia che vive dentro di me è capace di farmi. In questa stanza riesco a sentirmi libera di essere esattamente ciò che voglio essere, solo qui riesco a darmi il diritto di piangere, di sentirmi sconfitta, persa, sola. Un diritto che ho imparato a pretendere, che ho imposto a quel lato di me che odia il gusto amaro delle lacrime, che atterisce davanti al silenzio, che non vorrebbe mai lasciarsi andare. È una necessità, è l’unica imposizione che custodisce in sè il bene. Nell’accettare quell’invito, e accettando di crollare, di sentire tutto il peso di questo insensato dolore io accetto la Me Malata. Accetto quel che altrimenti non sarei in grado di accettare mai. Ed è così che quel non senso si esprime nel coraggio di voler esser altro, nella certezza di poter esser felice pur essendo altro da ciò che ero fino a quel momento. È nel non senso di un giorno così che ritrovo il senso di ogni giorno a cui voglio gridare il mio sì. Ed è così che torno semplicemente a credere, a sperare, a sorridere. Ed io oggi in quel sorriso bagnato di lacrime ho trovato la forza di nuovi respiri. È tempo di chiuder questa pesante porta dietro le mie spalle. È ora di accendere una piccola luce e lasciare alla notte il compito di portare via il male. Domani un nuovo sole sorgerà.

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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