La Scienza del Sorriso

La scienza iperframmentando l’essere umano ha affinato la propria conoscenza, rendendosi così capace di approfondire in maniera capillare molteplici saperi. Dissezionando sistemi, organi e tessuti ha ottenuto preziose informazioni, senza le quali non avrebbe mai potuto acquisire le capacità meccaniche di cui è propria. 
Il XX secolo è stato definito il secolo della genetica, e grazie all’affermazione della visione evoluzionistica, studio scientifico dell’evoluzione della vita e del suo andamento nel tempo nel pianeta, assistiamo al superamento dell’era teologica, e quindi della metafisica. Tutto ciò ha portato inevitabilmente alla totale svalutazione dell’uomo nella sua totalità, facendo sì che si disperdesse totalmente quella visione dell’organismo come sistema unitario, portata alla luce fin dai tempi antichi e che nel padre stesso della scienza medica, Ippocrate, vedevano corpo e spirito formarsi nell’uomo come unità inscindibile. 

La scienza attraverso il suo costante divenire giunge ad un ennesimo cambio di prospettiva, grazie al quale rimette in primo piano il valore della medicina come pratica umana volta al benessere, e configurando tale sapere nella psiconeurendocrinoimmunologia.
La psiconeuroendocrinoimmunologia studia le reciproche interazioni tra sistema nervoso, sistema endocrino e sistema immunitario.
In particolare, studia gli effetti esercitati dal sistema nervoso autonomo e centrale (SNC) sul sistema immunitario e gli effetti esercitati dal sistema immunitario sul sistema nervoso, mediati in entrambi i casi da interazioni endocrine, cioè ormonali. Tutti questi sistemi interagiscono tra loro mantenendo l’omeostasi e alla fine influenzando il comportamento e il nostro stato di salute o di malattia.

Figlia di questo sapere è la gelotologia, ovvero la scienza del sorriso, ponte di connessione tra la biologia, la psicologia, l’antropologia e la medicina, in cui il processo di cure del paziente viene a svilupparsi in un’ottica di approccio sistemico globale, dove alla terapia farmacologica si affianca il supporto emotivo, con l’unico obbiettivo di migliorare la qualità di vita dello stesso sotto tutti i punti di vista. 
“Una risata può avere lo stesso effetto di un antidolorifico: entrambi agiscono sul sistema nervoso anestetizzandolo e convincendo il paziente che il dolore non ci sia.”  Patch Adams
Ridere stimola il cuore e la respirazione, accelerandone il ritmo, permette alla pressione di diminuire ed ai muscoli di rilassarsi. Anche la chimica del sangue si modifica, in quanto tanto più la risata è spontanea, tanto più diminuisce la tensione. Il corpo sarà pervaso da una sensazione di liberazione, permessa dalla produzione di beta endorfine da parte delle ghiandole surrenali che producono cortisolo, un ormone che regola la risposta allo stress. La loro peculiarità sta nella capacità di regolare l’umore, rafforzando così l’organismo nella produzione delle difese immunitarie.
La scienza del sorriso vede il suo precursore nella figura del dottor Norman Cousins, giornalista scientifico, affetto da spondilite anchilosante. Il suo caso ha permesso di valutare gli effetti provocati dalle emozioni sul sistema immunitario in quanto egli decise di provare a curarsi ridendo, “nutrendosi” per tre o quattro ore al giorno di film comici, e assumendo quotidianamente per flebo 25 grammi di vitamina C. Nell’arco di un anno, a dispetto delle previsioni, guarì. La risposta scientifica sembrerebbe ravvisabile nel fatto che il buon umore riduce le immunoglobuline di gruppo A, difendo il corpo da possibili infenzioni.  ( La volontà di guarire, N.Cousins, Armando Editore). 

Espressione dell’unione tra il sapere gelontologico e la psiconeuroendocrinoimmunologia è la Clownterapia, rappresentata in tutta la sua straordinaria essenza dalla figura del Clow Dottore che, sfruttando l’interdisciplinarità del suo sapere, applica le arti del Clown, quali l’umorismo, l’improvvisazione teatrale, la prestidigitazione, la musica, senza mai però tralasciare l’indirizzo umanistico alla base del suo operare. Egli lavora in coppia con un altro clown dottore, e a seconda del contesto, che ricordiamo essere sempre un contesto di disagio, può scegliere se optare per una comicoterapia attiva o passiva. La comicoterapia attiva è atta alla stimolazione negli interlocutori di produzioni comico umoristiche, mentre quella passiva semplicemente a suscitare risate.
Anche l’ambiente circostante subisce una sorta di trasformazione, infatti il reparto, o la camera d’ospedale vengono letteralmente investiti dalla magia che la risata porta con sè, che è strumento di gioia e sicurezza.
Il Clown Dottore incoraggia al dialogo, quale forma essenziale di interazione, prova a stabilire rapporti di fiducia e confidenza, a profitto della fantasia e dell’immaginazione. Il suo essere investirà non solo il paziente, ma si estenderà alla sua famiglia, che gioirà dei suoi miglioramenti, con amore e affetto.
La sua figura si contraddistinguerà grazie ad un camice colorato e un trucco leggero, e l’ormai famoso naso rosso. Il suo intento primario sarà sempre quello di trovare “la metafora terapeutica” che trasformerà in positivo le emozioni negative che permeano l’animo del malato. 
Il contesto operativo del Clown Dottore non si limita solamente alla pediatria. Gli studi della gelotologia hanno infatti provato che l’utilizzo della comicità e della metafora terapeutica può essere utilizzata anche con target non pediatrici, come adulti, anziani o diversamente abili, e in differenti contesti, quali il disagio sociale o quello scolastico.
Nient’altro che uomini e Donne, che trasformandosi in Clown, sono capaci di ridare speranza e di ricostruire l’autostima e il sorriso perduti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *