La rifrazione della realtà

La rifrazione è quel fenomeno ottico consistente nella deviazione che i raggi luminosi generalmente subiscono nel passare dall’uno all’altro di due mezzi trasparenti diversi, per esempio, dall’aria all’acqua. Il termine deriva dal fatto che un oggetto che si trova immerso per una parte in un mezzo, e in parte nell’altro, appare come se fosse piegato o spezzato.
Questo potrebbe essere il modo migliore e più immediato per spiegare quello che vede la nostra mente quando incontra un limite.
L’imbattersi in una realtà che non si era vissuta prima, ci potrebbe porre davanti dei limiti, di cui possiamo non renderci conto, oppure che riusciamo a percepire in un modo profondamente chiaro ma di cui non vogliamo ammettere l’esistenza.
Il coraggio di combatterli è una fase che segue quella in cui è necessario accettarli. Chiedere aiuto è possibile, ci si può rivolgere alla stessa realtà che li ha fatti venire a galla.
Il passaggio da quello che conoscevamo prima e quello che adesso si manifesta come conoscibile devia il nostro modo di vedere, così come succede ai raggi luminosi. La realtà conoscibile, quindi, non sarà più unita alla realtà che conoscevamo ma risulterà spezzata.
 
La costituzione, all’art. 2 dispone che “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo”. Li riconosce, non costituisce, quindi li considera innati, esistenti prima della vita stessa. Garanzia data dalla Repubblica dovrebbe essere quella di continuare a far si che tutti i diritti si mantengano non-violati.
Quello che tra questi si potrebbe considerare “fondante”, perché è la base dal quale derivano tutti gli altri, è l’art. 3.
Qui viene professata un’ uguaglianza completa e che dovrebbe irradiarsi così da avvolgere ogni essere umano, svuotato dai se e dai ma. Se, infatti, si vedono gli altri come diversi, sarà impossibile per la società diventare un insieme costituito da persone uguali.

il silenzio

Ma nessun di noi è nato o nasce, dal punto di vista economico e sociale, uguale ad un altro, e queste differenze che potremmo considerare “materiali” riescono a condizionare il resto della nostra vita, perchè sono queste a negarci delle possibilità. 
Quindi volendo essere sinceri, inizialmente siamo solo formalmente uguali a tutti gli altri, di un’ uguaglianza inviolabile sicuramente, ma sostanzialmente inesistente.
I nostri occhi abituati alle solite e semplici realtà non potranno vedere nient’altro che le differenze, cioè fratture.
Chi dovrebbe sanarle, fare in modo che ogni realtà rimanga composta e integra quando si scontra con animi che non la conoscevano prima, è la stessa società. E’ quel sistema che ci ingloba, forma e deforma. 
Chi si ritrova ad essere malato, chi viene al mondo come tale, acquista volente o nolente uno status, lo status del disabile. Si ritroverà ad aver affibbiati alla propria persona, aggettivi come “diverso o non capace”.  Aggettivi che lo porranno in una realtà spezzata da quella degli altri.
Non che si possa fare qualcosa, se la vita è fatta di rincorse e corse, di giornate non vissute perchè la malattia che cerchi di combattere provando a non fare di lei la tua vita, quel giorno ti domina. Ti domina non in modo parziale, ma totale, mente anima e corpo.
Non che si possa fare qualcosa, se  i medici, cioè chi è posto dalla società quale soggetto in dovere di aiutarti, si arrende. Lo fa senza avere il minimo rispetto per la tua lotta. E rifiutandosi, rifiuta l’essere umano e sceglie di romperlo.
Non si può fare nulla, se chi dovrebbe essere tuo alleato, ti abbandona per ritornare a quella realtà che sente più sicura per se stesso, portando con se’ una valigia piena di limiti che  preferisce conservare.
Le battaglie per vedersi riconosciuto un proprio status, in questo caso quello del disabile, non ci rendono più marcatamente altro dagli altri, questa non è la conclusione più corretta.  
Perchè solo vedendo la non-uguaglianza qualcosa può cambiare.

Se la società non ti vede, non sei “uguale” ma non puoi dire neanche di essere “diverso”, perchè sei niente. Sarai solo nelle notti passate a chiedere alla tua mente di resistere al dolore, solo a cercare una spiegazione al tuo corpo che non funziona, un corpo che invece di lottare contro la malattia che lo ha conquistato sembra volersi mutilare.
Scomparirai osservando l’ennesimo medico al quale affidi la tua storia, avere uno sguardo che ti attraversa con indifferenza e mostrarti la sua arrendevolezza con superficialità. Ti consumerai ascoltandolo rispondere alla tua richiesta di aiuto con parole lanciate che si attorcigliano al tuo collo e dopo tutto questo vederlo lasciarti soffocare.

Ma se smetti di essere invisibile, se ti viene riconosciuto finalmente il tuo status, dovere della società deve essere quello di assottigliare il divario che ti rende diverso dagli altri. Mettere a tua disposizione tutti i mezzi necessari per poter vivere “esistendo nonostante tutto”. Nonostante la malattia e le difficoltà. 

“E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che limitando di fatto eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”, così continua l’articolo 3 della nostra carta dei diritti.
Non sarà, quindi, solo una conquista materiale, sarà una conquista e crescita interiore, sarà una presa di coscienza di uomini e donne, che non vedranno più l’altro come altro da se’, ma come una parte di se stessi. Una parte da custodire e curare, come fosse un singolo elemento del proprio corpo. Si capirà che ogni realtà conoscibile una volta conosciuta ci rende essere umani, nella nostra più  illuminante e agghiacciante totalità. Si diventerà raccoglitore di emozioni e sensazioni. Niente dentro o fuori da noi potrà risultare spezzato, perchè superati i limiti, la realtà sarà una soltanto. 

 

 

Pubblicato nella Elly&Valy | Lascia un commento
Valeria Pace

A proposito di Valeria Pace

Sono una giovane malata rara, la mia vita è un costante disequilibrio tra me e l'altra.A volte scelgo di cadere per provare l'ebbrezza del rialzarsi e raccontare cosa ho visto.Faccio scorta di pensieri, sembra non bastino mai. Spinta dal bisogno di trovare un modo per vincere la paura di una malattia degenerativa e rara, di cui ancora poco si sa e di cui pochi sanno, ho deciso di creare un associazione, "Gli Equilibristi -HIBM- onlus". Una rete di pazienti affetti da miopatia ereditaria a corpi inclusi, al fine di garantire loro un aggiornamento diretto sulla patologia. Un mezzo di comunicazione in grado di permettere un incontro, seppur virtuale, atto a un vicendevole sostegno psicologico e a un confronto attivo.

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