La pillola non va giù!

Fare l’amore alla luna d’agosto, travolti in un attimo più veloce di un fruscio e gioire di quel concedersi, fosse anche sul sedile strettissimo di una cinquecento. 
“Vivere, vivere sempre e non pensare troppo.”  E’ la frase che mi ripeto di più. Inseguire nuove mete nell’infinito perdersi e ritrovarsi del mio viaggiare tra corpo, mente e spirito. Così, per non dover rimpiangere mai il piacere di un brivido, poiché non conosco l’ora dell’ultima emozione. Essere sopraffatta da sensazioni, sentimenti, emozioni e frenesie  ingarbugliate tra loro che non riesco, che non voglio, trattenere. E’ il calderone rovente di un’anima che tenta di mescolare ed amalgamare impulsi e contraddizioni del mio carattere, riuscendoci raramente, ma del resto come si può fermare un’anima? Il corso di storie infinite che corrono, tentennano o si sospendono sul filo pericolante degl’anni che ci invecchiano  velocemente con l’illusione  dell’immortalità.

Già, siamo creature mortali ed esserne consapevoli dovrebbe mettere il turbo all’istinto, portarci a moltiplicare il volume delle emozioni, rendendoci impavidi, forse persino voraci nel mordere il frutto così da assaporare il succo buono dell’essenza vitale ed ogni momento carpirne il senso per sentirsi felici. Invece no, arriva la razionalità e si resta schiavi della disillusione in un mondo distorto che traccia palesemente un’inversione di rotta.
“Cosa voglio dire?”  La vita quotidiana è diventata una corsa alla risoluzione di problemi pratici. “Si lavora”, il che al momento in Italia è un lusso. Si pagano bollette e tasse astronomiche in cambio di servizi istituzionali e assistenziali fruibili solo con il contagocce, che finisco per sfinire le risorse psicofisiche, intellettuali e morali e distruggere l’autostima di ogni individuo. In una parola si sopravvive tra stress, patimenti e il buco dell’ozono che oramai è una voragine.

Eppure ci si sente scampati al peggio …“Mi dicono sono stressato, ma anche questo mese ho pagato le bollette.”Gente con il fiatone e i capelli elettrizzati, sospira e ribatte che la salute infondo è la cosa più importante. Ma io mi chiedo che salute è? Si credono sani, invece sono già infettati da una condizione irrecuperabile, quella del fare la cosa giusta, è il terribile morbo della responsabilità che affligge le persone inconsapevoli e pragmatiche, che tristezza provo vedendo quanto mediocre sia la considerazione che abbiamo di noi stessi e delle nostre necessità. Scene di ordinaria sufficienza, di cronicità alle abitudini sbagliate dove il senso della vita è legato a dei sospiri di sollievo bravi quanto il sorriso stanco di soddisfazioni effimere. Che dire poi delle tante malattie fisiche e invalidanti che ci colpiscono come un fulmine tra capo e collo ed è impresa ardua conviverci serenamente.

Ed è proprio lei, la malattia, che folgora l’anima, prima che il corpo si accorga di averla. L’impossibilità tangibile di cose spontanee che non potrai più fare come guidare un’auto, passeggiare o più semplicemente vestirti da soli. L’immobilità rende tutto chiarissimo e le corse a perdifiato, scontate o fatte per dovere, acquistano una libertà mai del tutto apprezzata.

Cari lettori non voglio dipingere l’apocalisse, ma ciò che descrivo è di fatto lo specchio di un’umanità imbruttita che si riflette sull’andamento delle cose e il cui torpore ne sta martoriando la natura, che nient’altro è che il nostro dissesto personale. Il rimedio ai nostri mali? Abbonarsi alle farmacie che ci propinano una pillola miracolosa per ogni problema: c’è una compressa per il diabete, una per curare l’ipertensione e un’altra per calmare l’ansia, ma non finisce qui ! Esiste perfino la pillola del buon umore. Baggianate, le malattie son sempre lì, la gente è solo più incazzata e la pillola indigesta non va giù, neppure con un chilo di zucchero, e Mary Poppins, con la sua borsetta magica, forse doveva inventarsi una formula più efficace, o forse noi dovevamo accorgerci che la magia è solo fantasia.

Io stessa vivo tempi disillusi se pur lotto con le unghie e con i denti per non lasciarmi abbindolare da tale sentimento, tuttavia la disillusione cerca di colpirmi sfacciatamente e visivamente, perchè gli occhi non mentono. Vedo sacchetti di spazzatura agli angoli delle strade e sui marciapiedi, mentre nel cielo azzurro dormono le nuvole e le foglie verdi ondulano al vento. Piango in silenzio da quel finestrino, e la poesia, perfino la vita sono soffocate dal pattume, tutto intorno a me muore.

E poi? Basta un attimo, una canzone dice di ricostruire il cuore,  domani sarà un giorno migliore, così un brivido scorre sulla pelle e la magia è tutta qui, torno a scorgere le perle tra il fango. Si arranca, si piange e tra gommoni e salvataggi disperati l’esodo continua, perchè la vita attende di mostrarsi ancora …  Dio ci assista, e “si salvi chi può.”

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Giusi

A proposito di Giusi

Sono una donna single di trentanove anni, ma in me vive ancora lo spirito gioviale di una bambina curiosa. Non mi ritengo infantile ne poco realista, perchè il dolore lo conosco da sempre, ma oggi lo vivo in modo consapevole come fosse un amico. Può rivelarsi estenuante affrontare una dipendenza fisica dalle altre persone, perchè c'è sempre qualcuno a limitare la voglia di agire e di essere. Forte di quell'esperienza scioccante che mi ha spezzato l'anima un milione di volte, a quella bimba ho insegnato ad asciugarsi le lacrime e diventar donna. Osservo, scovo e domando, sono una piccola ficcanaso dalle buone intenzioni. Mi definisco una raccontastorie, vivo di emozioni a fior di pelle. Un concentrato di pregi, difetti e qualche volta estremi. La bellezza che cerco è dentro me, poichè ciò che resta intorno è un goffo tentativo di vivere, come una funambola a un passo dal cadere nel vuoto. Io voglio aiutare con la mia presenza di spirito, con un ascolto costante e con parole misurate, mai invadenti, perchè anche il cuore più duro si scioglie davanti a un amore discreto.

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