Insensata Malattia

Il senso dei giorni cattivi è difficile da trovare. Ci provi a cercare le parole, ci provi davvero, e con tutta te stessa cerchi di capire il perchè di giornate trascorse aspettando che passi, nell’attesa di ritrovare un pò di forza.
Infondo sai te ne basterebbe così poca, e lo sai bene, e ne basta davvero solo un pizzico per alzarti da quel divano, per vestirti, cercando di nascondere le cicatrici, il dolore, ma la forza manca, e il dolore sembra esser più forte perfino della tua voglia di combattere. Tu però aspetti, aspetti e non molli la presa, come se da quella stretta dipendesse tutto.
E da quella stretta, da questo tira e molla con te stessa, dipende davvero tutto!
In questo tempo sospeso, appeso ad un altro tempo che non ti è dato vivere, resti in bilico.
Guardo le mie gambe, osservo il mio ventre, e poi le mani, quelle stesse mani che amavano scrivere, e tutto diventa troppo. Mi ferisce, e allo stesso tempo mi tempra, e ancora mi toglie il respiro per poi impormi di trovare la forza per respirare ancora.
Ma è troppo! È davvero troppo! Così in un attimo di assoluta razionalità mi rendo conto che a quel troppo di cui ho consapevolezza, di cui sento il peso, non voglio più dare una spiegazione, perchè non voglio più cercare le parole per farlo.
Le ho finite e non mi importa nulla di ritrovarle. Quelle parole non le voglio più! Punto.

Verrebbe da dire: “Ecco, è arrivata la resa!”, ed invece nuove parole prendono a rincorrersi, come quando da piccini si corre spensierati dietro un pallone, o in riva al mare. Corse inarrestabili, una vitalità impetuosa e traboccante! Voglia di libertà e spensieratezza.
È così che mi sento dentro. Il mio corpo è la mia prigione, ma la mia mente ha voglia di parole nuove, di nuovi volti, di nuove emozioni. Voglio pensieri positivi, liberi, sfacciatamente Vivi. Non voglio più dover spiegare i miei silenzi, non voglio cercare un senso al dolore. Non c’è, non esiste. La malattia non ha senso. Lei c’è, e pretende, ed è una pretesa continua, senza senso alcuno! È bastarda, la sua é una paternità inesistente. Figlia di un dio minore può indurti a pensare che il suo esserci sia il prezzo per la conquista di un bene più grande, ma come si può credere che sia così?! Il bene esiste, ma occhi stanchi e respiri affannosi appena dopo pochi gradini non ti portano di certo alla conquista del mondo. Non è quella la via! Il superamento di quei gradini ti permette di conquistare nuova libertà, non la salvezza.
La visione del quadro generale è possibile solo dopo l’incastro dei singoli pezzi, non prima. Prima c’è il caos, c’è il tutto che sembra prevalere, c’è quel senso di fine che sembra intaccare ogni realtà vissuta: io a questa fine non voglio pensare. Non è l’oggi, non è il qui ed ora che mi ha permesso di non mollare la presa! Non sto fuggendo, non sto rinnegando il mio handicap, ma il mio handicap non può togliermi il diritto di pensare positivo, di credere che ci sia un senso al mio vivere lontano dai miei stessi limiti, da ciò che non posso più fare, da ciò a cui ho rinunciato. Vi saranno altre rinunce, vi saranno altri stop, mille altre giorni cattivi ma non voglio più rappresentino il tutto. 

Ho dei progetti, bei progetti. Ho idee da trasformare in realtà. Ho bisogno di fatti, ho semplicemente bisogno di fare e farò quel che posso, quando potrò, finchè potrò. E quando non potrò, smetterò di fare, perchè lo devo a me stessa e non voglio che la mia vita somigli al mio corpo. Esso sarà un mezzo, che solo io deciderò quando e come usare. Vi sono mille modi di creare, vi sono mille motivi per sorridere e inventare poi nuovi sogni. La mia vita è diversa, ma non è vero che non ho nulla da perdere. Vorrei poter dire di aver superato il peggio, ma anche se così non fosse, io posso ancora perdere! Ed io voglio vincere! Il mio premio? La vita!

Ho trovato la forza di respingere le lacrime, di non cedere ai compromessi, accettando sfide che potrei pagare a caro prezzo. Oggi so per certo di voler lasciare al mio viso il solo diritto di sorridere. Immagino la Vita gridarmi il suo più rassicurante “Andrà tutto bene” ed io voglio credere al suo grido. Quando si ama, quando riponiamo la nostra fiducia nelle mani di un altro essere umano, e con essa il nostro cuore, ci fidiamo, crediamo senza mai dubitarne a quell’andrà tutto bene, pur senza averne certezza alcuna. Noi crediamo, in nome dell’amore, che nulla di male potrà mai accadere, e ci sentiamo protetti. Io amo la mia Vita e rispetto il suo Valore. Ogni mio respiro, ogni alba che essa mi offre sono un dono, e ogni giorno, tra righe nascoste, riesco a leggere quell’andrà tutto bene a cui mai smetterò di prestare ascolto, perchè io semplicemente credo che la Vita mi Ami davvero. 

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Eleonora Caputo

A proposito di Eleonora Caputo

Dirvi chi sono è difficile, perchè la scienza mi definisce Rara tra i Rari, il mondo, invece, diversa. Io amo definirmi semplicemente Elly! Una ventottenne che nonostante tutto crede nei sogni e nel futuro. Un futuro fatto di un tempo relativamente relativo, dove vivo il Qui e L’Adesso! Vivo e sfido ogni giorno realtà che non ho scelto ma che oggi sono parte di me. Non mi sono mai concessa il permesso di sentirmi malata, mi vedo come una piccola Matrioska, Elly e tutte le mie piccole altre me. Una realtà complessa fatta di diagnosi che coesistono e si scontrano. La continua ricerca di risposte ai tanti, troppi interrogativi. Una Vita in attesa, una Vita in viaggio, una Vita di lotte, ma una Vita che voglio Vivere, ad ogni costo. Il mio più grande desiderio? Trovare un senso ad una realtà che un senso sembra non averlo, e trasformare in parole le emozioni e i sentimenti di una vita, sì rara, ma che non vuole esser altro che vissuta davvero.

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