{"id":922,"date":"2015-05-25T11:51:20","date_gmt":"2015-05-25T09:51:20","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=922"},"modified":"2015-05-25T11:51:20","modified_gmt":"2015-05-25T09:51:20","slug":"lineluttabilita-del-dolore-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2015\/05\/25\/lineluttabilita-del-dolore-2\/","title":{"rendered":"L&#039;ineluttabilit\u00e0 del dolore"},"content":{"rendered":"<p>L\u2019innata capacit\u00e0 dell\u2019uomo di sapersi adattare \u00e8 un fatto innegabile. Un\u2019atteggiamento, per alcuni una vera e propria attitudine, che ci permette di modellarci ai molteplici avvenimenti che possono verificarsi nel corso della vita, e per i quali senza il necessario, quanto mai faticoso, \u201cgiusto approccio\u201d non farebbero altro che farci soccombere. <br \/>E\u2019 pur vero che vi sono avvenimenti ai quali per\u00f2, pur possedendo uno spiccato senso di adattamento, \u00e8 pressoch\u00e9 impossibile sapersi adattare, almeno non nel loro immediato compimento. Un\u2019impossibilit\u00e0 determinata spesso da un coinvolgimento personale nell\u2019avvenimento stesso, specie se si tratti di situazioni assai dolorose. <br \/>L\u2019oggettivit\u00e0 di un fatto, o il suo inevitabile determinarsi saranno viziati dal nostro sentire. Non che ci\u00f2 rappresenti obbligatoriamente un fatto negativo, ma sar\u00e0 altres\u00ec necessario accettare prima di tutto tale realt\u00e0, e solo successivamente apprestarsi a comprendere in che modo, e in che misura, potervisi adattare.<br \/>Vi sono situazioni ovvie, altre necessarie, altre ancora propedeutiche al generarsi di un altro avvenimento. L\u2019accettazione diviene quindi un atto compiuto molto spesso in maniera del tutto inconsapevole, che per\u00f2 pu\u00f2 facilmente trasformarsi in qualcosa di drammatico, e di difficile, se non impossibile, se animato da sentimenti negativi. <br \/>Per natura siamo esseri propensi all\u2019accettazione del Bene, allontaniamo il dolore, e rifiutiamo nettamente ci\u00f2 che comporta una perdita, ancor pi\u00f9 se essa non significhi altro che la fine della vita di una persona cara. <br \/>Una perdita cos\u00ec grave si accompagna ad un dolore al quale \u00e8 impossibile dare una spiegazione logica, ma che diviene esso stesso il mezzo per giungere ad accettare quanto avvenuto. <br \/>Difficile immaginare come un\u2019anima che soffre, in un modo cos\u00ec atroce, e inconsolabile, debba anche farsi carico dell\u2019elaborazione di un dolore che nel viverlo sembra toglierti qualsiasi capacit\u00e0. La mente, cos\u00ec complessa, ancora per alcuni versi all\u2019uomo sconosciuta, \u00e8 proprio grazie alla sua innata capacit\u00e0 di adattamento che attiva inconsciamente questo faticoso cammino. L\u2019umano tentativo di dare un senso ad un oltre da sempre sconosciuto. \u00a0<\/p>\n<p>La scienza, nel suo evolversi, ha portato alla luce un\u2019infinit\u00e0 di saperi. Particolari branche che, oltre ad affrontare la sofferenza fisica, si sono addentrate nella sfera delle sofferenze psichiche. <br \/>Nella fatti specie dell\u2019elaborazione del lutto l\u2019approccio psicotanatologico diviene essere il primo tentativo di sostegno psicologico davanti alla morte, sia\u00a0per i pazienti terminali che per i loro parenti.<br \/>Fondatrice della psicotanatologia \u00e8 la psichiatra svizzera Elisabeth Kubler Ross, che, nel 1970, elabor\u00f2 una vero e proprio modello a 5 fasi. <br \/>Una teoria che fin dal suo avvento rappresent\u00f2 lo strumento atto a comprendere le dinamiche mentali pi\u00f9 frequenti della persona a cui \u00e8 stata diagnostica una malattia terminale, ma che nel tempo gli psicoterapeuti hanno constatato essere valido anche\u00a0ogni volta che ci sia da\u00a0elaborare un lutto solo affettivo e\/o ideologico. <br \/>Un modello a fasi, e non a stadi, che possono quindi alternarsi, ripetersi nel corso del tempo, senza un ordine preciso, e con diversa intensit\u00e0, in quanto l\u2019universo emozionale di ogni essere umano non \u00e8 definibile secondo un preciso schema. \u00a0<br \/>Il processo di accettazione inizia con una prima <em>fase di\u00a0negazione<\/em>, un totale rifiuto della realt\u00e0. La prima chiara espressione dell\u2019immediato attivarsi di un meccanismo di difesa. Segue la <em>fase della<\/em> <em>rabbia <\/em>dove si avr\u00e0 la\u00a0manifestazione di emozioni forti, quali appunto la rabbia, cos\u00ec come la paura. Una fase critica, che potr\u00e0 vedere il manifestarsi di una richiesta di aiuto, o di contro di una totale chiusura in s\u00e8. <br \/>La persona inevitabilmente ad un certo punto attuer\u00e0 con se stesso, e con coloro che lo circondano, una sorta di patteggiamento che verr\u00e0 a configurarsi con quella che \u00e8 stata definita <em>fase di contrattazione<\/em>. <br \/>In questo particolare momento si potr\u00e0 avr\u00e0 la massima espressione di sentimenti quali speranza e fede, a seconda dei valori personali, che porteranno il soggetto a cercare di riprendere il controllo della propria vita. <br \/>Di contro, la consapevolezza delle perdite subite, o che si verificheranno con il passare del tempo, porteranno a vivere quella che \u00e8 stata definita <em>fase della depressione,\u00a0<\/em>che si distingue in depressione reattiva e depressione preparatoria. <br \/>La depressione reattiva \u00e8 conseguente alla presa di coscienza rispetto a quanto andato perso, sia esso concernente la sfera dell\u2019identit\u00e0 personale, fisica e morale, il proprio potere decisionale e le proprie relazioni sociali. La depressione preparatoria, invece, ha un aspetto predittivo circa le perdite che si stanno per subire. <br \/>Si delinea cos\u00ec un\u2019iniziale presa di coscienza della realt\u00e0, che diverr\u00e0 vera e propria consapevolezza una volta giunti alla\u00a0<em>fase di accettazione.\u00a0<\/em>Accettazione che, a dispetto del credo di ognuno, segner\u00e0 in modo imprescindibile un nuovo tipo di inizio, a prescindere dall\u2019origine del dolore vissuto, e in tutte le sue fasi sperimentato.\u00a0<br \/><i><\/i><\/p>\n<p>Questo ci\u00f2 che la scienza ci insegna. La spiegazione logica che chiunque sperimenti tali avvenimenti \u00e8 incapace di trovare.\u00a0<br \/>Quel senso al quale vorremmo disperatamente aggrapparci per trovare una via d\u2019uscita, a volte, semplicemente, per riuscire a sopravvivere ad una perdita che diverr\u00e0 parte di un tutto che, pur continuando ad appartenerci in quanto normale prosecuzione del nostro vivere, non sar\u00e0 mai pi\u00f9 come prima. Una realt\u00e0 che ti porter\u00e0 a crescere, obbligandoti a scavare negli angoli pi\u00f9 reconditi del tuo animo, per non rimanere intrappolato in quella spirale di dolore generata dal quel mondo, l\u2019aldil\u00e0, per noi ignoto, e a volte cos\u00ec spaventoso, che il solo considerarlo un\u2019evenienza incute paura e sgomento.\u00a0<br \/>Ma se tale perdita, se questo sconcertante dolore si generer\u00e0 da tutt\u2019altro tipo di perdita, che nulla a che fare con la morte, ma che sar\u00e0 invece una presa di coscienza, quel tentativo di accettazione volto a riconoscere una condizione totalmente inaspettata, ma ugualmente inevitabile e immutabile, quale una malattia cronica degenerativa, quali meccanismi, ed ancora con quali sentimenti ti ritroverai ad affrontare una verit\u00e0 cos\u00ec agghiacciante?\u00a0<\/p>\n<p>Un interrogativo carico di risvolti la cui analisi, in linea generale, porterebbe a dover contemplare molteplici implicazioni, che vedrebbero scontrarsi il freddo raziocinio al sentire consolatorio del credo, proprio di ogni essere umano. <br \/>Un credo al quale la scienza non riesce a dare un nome, se non nell\u2019espressione di fede che ciascuno, in piena libert\u00e0, decide di professare.\u00a0<br \/>Ebbene, la convinzione di un disegno pi\u00f9 grande, l\u2019idea di un tempo relativamente relativo, da vivere in un\u2019eterno qui ed ora, il credere di potersi fare infinito semplicemente aspirando ad un Bene Superiore, il silenzio al quale mi sono affidata quando la realt\u00e0 era sprovvista di quelle risposte di cui avevo disperato bisogno, una realt\u00e0 ancor oggi manchevole, l\u2019amore in cui ho creduto e dal quale mi sono fatta scaldare, quando il freddo della verit\u00e0 stringeva la mia anima in una morsa gelata, il dolore negato, provato, urlato e infine accolto, nient\u2019altro che il mio Credo, mi hanno portata ad avere un\u2019unica ferma risposta.\u00a0<\/p>\n<p>Una risposta alla quale non sarei mai giunta se non fossi stata disposta ad accettare. <br \/>Una risposta davanti alla quale oggi posso alzare lo sguardo, e gridare al mondo: \u201cSono Malata, ma sono Viva!\u201d.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>L\u2019innata capacit\u00e0 dell\u2019uomo di sapersi adattare \u00e8 un fatto innegabile. 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