{"id":5021,"date":"2019-02-15T03:29:05","date_gmt":"2019-02-15T02:29:05","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=5021"},"modified":"2019-02-15T03:29:05","modified_gmt":"2019-02-15T02:29:05","slug":"molto-molto-di-piu","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2019\/02\/15\/molto-molto-di-piu\/","title":{"rendered":"Molto molto di pi\u00f9"},"content":{"rendered":"<p>La mia giostra ha preso a girare forticosamente, parlarne, raccontare \u00e8 assai difficile. Le parole a volte mi sembrano uno sciocco ornamento, un di pi\u00f9 che pur impegnandomi allo stremo delle mie forze finiscono per assomigliare al suono stridulo di freni ormai consumati. Resta cos\u00ec il silenzio, la voglia di non dire, di lasciarsi andare alla rabbia, al dolore. Una voglia che si accompagna ad una sensazione che credetemi \u00e8 assai spiacevole. L&#8217;impotenza. Parlarne non servirebbe a niente, forse dovrei farlo, dovrei sforzarmi di dare voce a quanto giorno dopo giorno sta stravolgendo la mia vita, ma non posso fare a meno di chiedermi, \u00e8 necessario? \u00c8 ci\u00f2 che mi serve? O forse posso invece concedermi un p\u00f2 di silenzio? Posso scegliere di lasciare le parole agli altri, sembrano sempre averne, e migliori delle mie. Non posso dirmi in cerca di meriti, n\u00e8 tanto meno ardo dal desiderio di conquistare medaglie. Ci\u00f2 che vorrei \u00e8 lontano da ci\u00f2 che ho. Cio che vorrei adesso \u00e8 ritrovare un p\u00f2 di leggerezza, di serenit\u00e0. Non cerco la felicit\u00e0, ho smesso di credere e di affidarmi ad un utopico concetto di felicit\u00e0 assoluta. La felicit\u00e0 assoluta non esiste. La Felicit\u00e0 la trovi nelle piccole cose, la riscopri nei gesti gentili, negli inviti che non ti aspetti pi\u00f9 di ricevere, nei fatti che si sostituiscono a parole cadute nel vuoto e misere. \u00c8 questa la felicit\u00e0 che vorrei, queste le gioie che vorrei rivivere senza dovermi curare della malattia, di valori che sembrano il preludio di nuove amare sfide. Si resta appesi, si resta intrappolati nell&#8217;attesa. Si resta obbligati a dover fare. E&#8217; un fare incessante il mio, avanti e indietro da un luogo ormai famigliare. Quelle mura che tanto hanno da raccontare, corridoi che brulicano di vita. Vite che hanno storie incredibili. Se un volto in un ospedale ti \u00e8 familiare e non lo \u00e8 perch\u00e8 \u00e8 l\u00ec per svolgere il suo lavoro allora come te condivide appuntamenti fissi a cui il mondo l\u00ec fuori dovrebbe prestare un pochino di attenzione. Storie che pesano, vite in cui risuona forte l&#8217;ingiustizia di un destino che non puoi cambiare. Manca questa attenzione, manca questa voglia di guardarsi davvero negli occhi, manca il desiderio di sentirsi esseri umani simili gli uni agli altri. \u00c8 tanta la solitudine che puoi arrivare a respirare tra quelle mura. \u00c8 assordante il silenzio che tenti di riempire, ed \u00e8 cos\u00ec che finisci per stringere legami. Stringi alleanze che non si condiranno di troppe parole ma credetemi daranno molto molto di pi\u00f9. Ti strapperanno sorrisi, ti doneranno leggerezza, ti concederanno piccole grandi pause da quel tram tram di vita vera che nel strapparti attimi e stravolgendo i tuoi passi ti regala miracolosamente altra vita. Non dir\u00f2 altro, non aggiunger\u00f2 nient&#8217;altro a questo mio pensiero, mi concedo per una volta la possibilit\u00e0 di dire meno, stretta nella speranza di avervi trasmesso molto molto di pi\u00f9.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La mia giostra ha preso a girare forticosamente, parlarne, raccontare \u00e8 assai difficile. Le parole a volte mi sembrano uno sciocco ornamento, un di pi\u00f9 che pur impegnandomi allo stremo delle mie forze finiscono per assomigliare al suono stridulo di freni ormai consumati. 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