{"id":4891,"date":"2018-12-05T02:54:25","date_gmt":"2018-12-05T01:54:25","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4891"},"modified":"2018-12-05T02:54:25","modified_gmt":"2018-12-05T01:54:25","slug":"occhi-e-spalle","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2018\/12\/05\/occhi-e-spalle\/","title":{"rendered":"Occhi e spalle"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Vieni con me! Non mi piace guardarti dall&#8217;alto in basso&#8221;. Lui in piedi prima, e seduto su un divanetto rosso dopo. Io seduta sulla mia sedia a rotelle prima, e seduta sulla mia a rotelle dopo, ma accanto a quel divanetto rosso. Vicini. Occhi negli occhi. Una piccola frase e un tuffo al cuore per me. Uno di quegli scossoni che non senti per le farfalle allo stomaco, ma che ti riempie davvero del bene pi\u00f9 profondo che la vita pu\u00f2 offrirti. Una piccola frase, come le piccole cose, quelle a cui non pensi, quelle a cui dimentichi di dare importanza, quelle che non credi di meritare, seppur piccole. E le piccole cose, i particolari, le emozioni e le sensazioni seduta l\u00ec, su quella sedia, li vivi fino alla loro pi\u00f9 intima essenza. Tutta la prospettiva si stravolge, niente appare pi\u00f9 all&#8217;altezza giusta eppure da l\u00ec nemmeno il pi\u00f9 piccolo particolare ti sfugge pi\u00f9, tranne quello che accade dietro di te. Quello che accade dietro di te non lo vedi, arrivi a percepirlo, a volte lo immagini, ma non lo vedi. \u00c8 invece ci\u00f2 che ti sta accanto, ci\u00f2 che hai di fronte che ti si para davanti come una cruda verit\u00e0, quella per\u00f2 pi\u00f9 vera. Quella verit\u00e0 che nel farsi parola, nel trasformarsi in gesti, si riveler\u00e0 autentica l\u00ec dove troverai chi sceglier\u00e0 di cercare ugualmente i tuoi occhi e diverr\u00e0 invece pregiudizio se sceglier\u00e0 di posarsi solo sulle tue spalle. Occhi che hanno sfidato altri occhi, cattivi e meschini, e spalle che si sono dovute far carico di un peso impossibile da spiegare con le parole. Occhi fieri e spalle forti. Seduta su quella sedia ho preso a frugare ogni particolare, ho calcolato ogni distanza, scontrandomi con il dubbio di come possa a volte diventare incolmabile e accogliendo al contrario l&#8217;unicit\u00e0 che si cela dietro alla paura dall&#8217;altro, colmabile solo con premura e comprensione. Seduta su quella sedia pensi, rifletti, ogni cosa si amplifica perch\u00e8 di ogni cosa vedi anche ci\u00f2 che sembra invisibile. Il volto della piet\u00e0 lo riconosci, arrivi perfino a percepirlo perch\u00e8 sembra rincorrerti, perch\u00e8 ti colpisce dall&#8217;alto in basso, perch\u00e8 resta un passo dietro di te, o peggio si erge davanti a te come un mostro pronto a sovrastarti, ma che annienti nell&#8217;esatto momento in cui decidi di alzare la testa quel tanto che basta per incronciare i suoi occhi e sfidarlo, sbattendogli in faccia quella sana fierezza che sa di infinita voglia di vivere. Il bene invece si nutrir\u00e0 dei piccoli gesti, quelli spontanei, genuini che ti fan venir voglia di ridere forte e ridere tanto. Piccoli gesti che vedranno il bene inginocchiarsi di fronte a te, abbassarsi alla tua altezza e stringer forte le tue mani. Mani che avrai imparato a poggiare sulle\u00a0 ginocchia perch\u00e8 solo cos\u00ec riuscirai a scaldare quel freddo che congela la tua anima. E sempre il\u00a0 bene ti far\u00e0 volteggiare, ti afferrer\u00e0 la mano e ti coinvolger\u00e0 in un ballo imperfetto ma perfetto nel suo mostrare agli altri una felicit\u00e0 che non saranno mai capaci di cogliere. Seduta su quella sedia ho sentito la vita prendermi a pugni e abbracciarmi poi cos\u00ec forte da togliermi il fiato, perch\u00e8 il bene \u00e8 capace di abbassarsi e stringerti cos\u00ec forte da sollervarti appena e farti sentire perfetta e bellissima. E sempre seduta l\u00ec ho sentito il peso di parole cattive, ma non dette e il grido silenzioso di chi con un solo sguardo ti riempie di ammirazione, di quella stima che fa risplendere la tua forza, dandole il rispetto e tutto il valore che merita. Seduta su quella sedia ho raccolto la finzione di chi non ha trovato il coraggio di dirmi ci\u00f2 che prova guardandomi negli occhi e l&#8217;ho sparsa davanti a me scegliendo poi di passarci sopra, con sfacciataggine e prepotenza. Ho sostenuto lo sguardo di chi in me cercava un particolare che sembrava voler svelare i miei pensieri pi\u00f9 profondi. Ho scelto di proteggere e custodire le emozioni di chi mi ha confessato di aver cos\u00ec tanta paura solo nell&#8217;immaginarsi al mio posto promettendogli di mostrargli un giorno e solo a piccoli, piccolissimi passi la bellezza che dietro l&#8217;unicit\u00e0 si cela, perdonando cos\u00ec un&#8217;umana debolezza. Aver paura di quelle due ruote, di un&#8217;immobilit\u00e0 imposta, di un limite invalicabile \u00e8 umano. \u00c8 comprensibile e perfino giustificabile. Nell&#8217;ammettere la propria debolezza, nel dire di non essere all&#8217;altezza di compiere quel passo in pi\u00f9 che \u00e8 necessario compiere davanti a chi diverso non vi \u00e8 nulla di cui vergognarsi. Ad essere disumano, ingiusto, egoista \u00e8\u00a0negare che la diversit\u00e0 esiste, \u00e8 privare chi diverso di far parte del proprio esistere come se il permetterlo fosse qualcosa capace di sporcare la propria esistenza, \u00e8 ignorare il diritto di chi diverso di essere e divenire. Lo scherno, la voglia di sbattere in faccia una superiorit\u00e0 effimera mostrata da una dubbia e ostentata femminalit\u00e0 vestita di tacchi a spillo, o da quel fare che si macchia di egoismo \u00e8 quanto di pi\u00f9 inaccettabile e meschino si possa riservare a chi diverso. La nostra diversit\u00e0 esula dalla nostra volont\u00e0, \u00e8 il frutto tangibile e immutabile di una malattia che non abbiamo scelto. \u00c8 una condizione che la vita ci ha riservato, imponendocela, senza domandarci se ne fossimo all&#8217;altezza, ma obbligandoci ad accettarla senza darcene scampo, senza sconto alcuno. La nostra diversit\u00e0, il nostro essere disabili e ogni nostro limite \u00e8 parte di un disegno che della nostra vita \u00e8 l&#8217;espressione pi\u00f9 cattiva, ma che noi scegliamo di colorare con caparbiet\u00e0, resilienza, coraggio e forza. L&#8217;essere seduta su questa sedia, in una fredda sera d&#8217;inverno, mi ha permesso di riscoprire la purezza di quel bene autentico e puro di chi ha scelto di esserci per me, e che mi ha salvata e mi ha dato modo di lasciarmi alle spalle chi invece ha scelto di fermarsi due passi dietro di me, convinto di essere protetto e immune da ci\u00f2 che infondo rivelerebbe la sua vera essenza, un vuoto difficilmente sanabile perfino dall&#8217;alto di un&#8217;effimera e labile normalit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Vieni con me! Non mi piace guardarti dall&#8217;alto in basso&#8221;. Lui in piedi prima, e seduto su un divanetto rosso dopo. 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