{"id":4881,"date":"2018-11-30T03:36:22","date_gmt":"2018-11-30T02:36:22","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4881"},"modified":"2018-11-30T03:36:22","modified_gmt":"2018-11-30T02:36:22","slug":"anche-forte-sanguina","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2018\/11\/30\/anche-forte-sanguina\/","title":{"rendered":"Anche chi \u00e8 forte sanguina"},"content":{"rendered":"<p>Parto proprio cos\u00ec, senza sapere cosa dire, cosa scrivere. Le parole costano, pesano, cercarle a volte fa&#8217; male. E io non so bene che parole scegliere, non so quanto sia giusto dire e cosa sopratutto. So per certo che sono parole che non vorrei mai dire perch\u00e8 sanno di tristezza, di dolore e hanno il sapore di qualcosa che fa&#8217; male. Ed io, per indole, fuggo dalla tristezza, da ci\u00f2 che ferisce, ma odio fingere, odio agghindare le realt\u00e0 che vivo con una patina di perfezione che ora \u00e8 lontana anni luce da ci\u00f2 che sto vivendo e quindi prover\u00f2 a trovar le parole giuste restando fedele a me stessa, al mio dolore.\u00a0Vorrei con tutta me stessa che questa assurda spirale si arrestasse, che una ventata di aria buona spazzasse via tutto il male. Non \u00e8 la mia anima a soffrire, quella saprei curarla, l&#8217;ho fatto mille volte e mille altre volte lo rifar\u00f2. \u00c8 un altro il dolore che sto combattendo. \u00c8 il dolore del corpo, quello fisico, quello che ti toglie il respiro, che annebbia la mente, che alza la temperatura corporea e aumenta i battiti del cuore. \u00c8 quel dolore che non riesco a placare se non respirando, sforzandomi di portare la mente e il pensiero altrove. Io, solamente io, contro il mio corpo.\u00a0Una sfida aperta, una lotta spietata. Nessun aiuto farmacologico, nessun analgesico.\u00a0Negli anni ho imparato a tener testa a costole rotte, a nevralgie, a lussazioni, a strappi muscolari, a aure oftalmiche, a spasmi, a coliche, a infiammazioni di ogni sorta, a dolori cronici e ingravescenti. Non so dire come ci sia riuscita, se guardo al passato e ripenso davvero a tutto quello che il mio corpo ha affrontato e sopportato mi stupisco di esserne uscita, di non aver perso senno e ragione. Per anni un aiuto farmacologico ha rappresentato un rischio immenso per le gravi reazioni avverse alle quali sarei andata incontro, la riprova un anno fa con una reazione avversa ad un semplice test dose. Un accaduto che ha rafforzato dentro di me la convinzione di doverne fare a meno, di non dover nemmeno lontanamente pensare di fare ricorso a una terapia del dolore. A ci\u00f2 aggiungo senza negarlo un mio personale rifiuto, ossia il testare un particolare tipo di farmaci, gli oppiacei. Una strada mai percorsa, che ho sempre categoricamente rifiutato e che in passato mi cost\u00f2 una perizia psichiatrica. Valutazione dalla quale per\u00f2 si evinse la mia assoluta sanit\u00e0 mentale e che certific\u00f2 che il mio rifiuto era supportato da un sentire sano, che nulla aveva a che fare con la depressione o con una mia ipotetica volont\u00e0 di arrendermi. Ero reattiva alla malattia, avevo una spiccata consapevolezza nell&#8217;affrontarne le sfide alle quali mi sottoponeva. Ero lucida e capace di trarre nuovi spunti dai quali ripartire da ogni limite che ero costretta ad affrontare. Capacit\u00e0 che oggi posso dire, senza peccare di presunzione, hanno maggiore forza e stabilit\u00e0, che nel tempo sono cresciute, ma che oggi per\u00f2 sento come in pericolo. Un pericolo rappresentato da un corpo stanco, provato, vessato da prove che una dietro l&#8217;altra affronto da mesi e che sembrano susseguirsi in una spirale senza fine.\u00a0E torniamo al punto. Torno a quelle parole che sembro incapace di trovare, che cozzano con la mia volont\u00e0. Una frase me le ha portate via, una frase detta con premura, con rispetto, con attenzione e delicatezza ma che mi ha obbligata a fermarmi, che mi ha costratta a guardarmi dentro. &#8220;Non \u00e8 un segno di debolezza.&#8221;\u00a0No, non sarei debole se accettassi un aiuto, non sarebbe sbagliato, non significherebbe smettere di lottare eppure per la prima volta non sono capace di scegliere. Non riesco a prendere una decisione. Chiudo gli occhi e cerco di pormi le domande giuste, di guardare alla realt\u00e0, ma ci\u00f2 che sento \u00e8 cos\u00ec maledettamente doloroso perch\u00e8 dolorosa \u00e8 la condizione in cui mi trovo. Mi sento vulnerabile, mi sento divisa. Il mio corpo mi chiede aiuto e la testa dice: &#8220;No, tu puoi!&#8221; Il mio corpo mi dice: &#8220;Basta!&#8221; e la mia testa risponde: &#8220;Spingi piu forte, insisti.&#8221;\u00a0E io insisto, ci sto provando con tutte le mie forze, ma al mio corpo non basta pi\u00f9.\u00a0\u00c8 stanco, e ha tutte le ragioni di esserlo.\u00a0Un intervento per impiantare un accesso centrale, una costola rotta, una contusione muscolare. E tutto in poche settimane. Un tutto che si \u00e8 aggiunto al riacutizzarsi dei miei edemi, dove mi sono scontrata con le pesanti reazioni avverse di un accesso periferico che, nonostante oggi rappresenta ancora una garanzia, non ha pi\u00f9 smesso di prudere, che \u00e8 fonte di dolore costante. Dolore su dolore, fisici e non. Imput negativi contrastati da un&#8217;instancabile volont\u00e0 a non volerla dar vinta alla parte di me malata. Ma la sola volont\u00e0 davanti ad un accesso venoso centrale non basta. &#8220;Non \u00e8 uno scherzo&#8221; ricordo anche questa di frase e ricordo il mio rispondere &#8220;Lo immagino&#8221;. No, cazzate, oggi posso dirlo, non \u00e8 nemmeno lontanamente immaginabile.\u00a0\u00c8 un terremoto per il corpo e per l&#8217;anima.\u00a0Uscita da quella sala per\u00f2 non \u00e8 al mio animo che ho pensato, non ho potuto considerare i miei sentimenti, non ho pensato che avrei sofferto a vedere il mio corpo esposto. Ho dovuto concentrare tutte le mie forze sul dolore fisico che ho provato, che posso dire di aver subito, che mi ha vista crollare e rialzarmi forse con maggiore forza, pi\u00f9 testarda e arrabbiata di prima, ma in un certo senso pi\u00f9 stanca, come indebolita. Un dolore fisico che ho curato per l&#8217;ennesima volta con ghiaccio, respiri e lacrime. Ho pianto di dolore e di rabbia, ho pianto per una consapevolezza a cui sapevo di dover dar corpo ma che mi sembrava impossibile da costruire.\u00a0Ma al dolore finisci col parlarci, per quanto sia forte, per quanto ti annienti, ci parli. Ed io davanti allo specchio una sera ho parlato al mio dolore. Ho accarazzato quello strano bottoncino sotto pelle, ho lasciato alle mie dita il permesso di scorrere sul mio braccio, su quell&#8217;altro dispositivo che \u00e8 ancora dentro di me. Ho osservato il mio viso pi\u00f9 magro e le mie occhiaie. Ho pianto e ho anche riso. Ho lasciato a me stessa il tempo di capire, di accettare e di dimenticare. Ma non posso pi\u00f9 dimenticare o peggio ignorare un bisogno che ora \u00e8 chiaro, palese. Devo dare una tregua al mio corpo, anche se mi spaventa, perch\u00e8 lo merita, perch\u00e8 la mia mente \u00e8 niente se lui si arrende e io devo proteggerlo, devo proteggermi. Se avessi avuto un aiuto, quell&#8217;aiuto che continuo a rifiutare, mi sarei potuta occupare di me stessa, di quello che ho provato. Se avessi avuto pi\u00f9 respiri avrei potuto cullare le mie paure, non avrei dovuto nasconderle, non mi sarei dovuta dimenticare dei miei sentimenti. E non voglio pi\u00f9 farlo, non voglio pi\u00f9 dimenticarmi di me stessa. Voglio lasciare alla scienza la possibilit\u00e0 di offrirmi una strada e alla mia mente il diritto di scegliere liberamente se accettare o meno quell&#8217;aiuto fino a oggi respinto se dovessi averne bisogno. Voglio sentirmi di nuovo un essere umano, senza sentirmi debole, senza esser giudicata. Voglio potermi svestire di tanto in tanto da quell&#8217;armatura da super eroe che ho dovuto indossare e non perch\u00e8 pesi troppo ma perch\u00e8 non posso pi\u00f9 permetterle di schiacciare la mia parte umana, il mio involucro di donna. Io che ho deciso che pi\u00f9 sar\u00e0 difficile, tanto pi\u00f9 lotter\u00f2.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parto proprio cos\u00ec, senza sapere cosa dire, cosa scrivere. Le parole costano, pesano, cercarle a volte fa&#8217; male. E io non so bene che parole scegliere, non so quanto sia giusto dire e cosa sopratutto. 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