{"id":4673,"date":"2018-07-06T03:19:10","date_gmt":"2018-07-06T01:19:10","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4673"},"modified":"2018-07-06T03:19:10","modified_gmt":"2018-07-06T01:19:10","slug":"datemi-un-momento","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2018\/07\/06\/datemi-un-momento\/","title":{"rendered":"Datemi un momento"},"content":{"rendered":"<p>Il nostro incontro non \u00e8 stato dei pi\u00f9 idilliaci. Quella che doveva esser una passeggiata si \u00e8 rivelata un giro sulle montagne russe a testa in gi\u00f9. Ed ora eccoti qui. Attaccato al mio braccio, un signor corpo estraneo mi vien da dire. Per la scienza il tuo nome \u00e8 midline, quello che io ho scelto per te \u00e8 Jumbo. In termini spiccioli sei un accesso venoso sicuro. Razionalmente ti ho accettato, sei entrato a far parte del gioco di diritto, in questo giro di giostra imprevisto e fuoricontrollo. La mia mente ti identifica come qualcosa di necessario, di utile ma una parte di me non fa altro che guardarti con sospetto. Nutro verso di te sentimenti contrastanti. Ti ho evitato, sono letteralmente scappata da te fin quando ho potuto o meglio fin tanto che la malattia me lo ha concesso, ma oggi le carte in tavola sono cambiate e io ho dovuto puntare tutto proprio su di te. Strana la vita, assurda o forse dovrei dire cattiva. Un anno, un mese e 11 giorni, tanto \u00e8 durata la tregua e ora eccomi risucchiata in un assurdo vortice di interrogativi e amare verit\u00e0. Questi sono i colpi di scena o forse dovrei dire i colpi bassi che solo la malattia pu\u00f2 riservarti. E tu devi incassare, devi accettare. Ed io l&#8217;ho fatto, ma questa volta non dir\u00f2 che non ha fatto male. No. Questa volta non dir\u00f2 che va bene cos\u00ec, perch\u00e8 non c&#8217;\u00e8 nulla che va bene. Sono arrabbiata, ho avuto voglia di piangere, di gridare, di dire &#8220;basta, lasciatemi stare&#8221;. Mi ripeto che non c&#8217;\u00e8 nulla di male nel sentirmi fragile, vulnerabile ma non riesco ad accettare nemmeno questo. Mi sento altro da ci\u00f2 che sono. Mi sento estranea a me stessa. Mi sento intrappolata in una rete dalla quale sembra impossibile uscire. Sento addosso il peso stesso della mia forza. Forte lo sono, ho imparato ad esserlo e non smetter\u00f2 di certo, non ne ho intenzione ma mi chiedo se \u00e8 questo il momento giusto per darmi il permesso di far vedere che anche io posso aver bisogno di dire: &#8220;Sono stanca, fermiamo tutto per un attimo, datemi un momento.&#8221; Un momento per dire che tutto questo \u00e8 uno schifo, che la malattia lo \u00e8, che non c&#8217;\u00e8 niente di giusto nel dover lottare ogni istante della tua vita contro mostri che sembrano aver la meglio, che sembrano volerti portare via tutto. Un momento per lasciarmi andare ad un pianto che pi\u00f9 di tristezza e dolore sa di sogni infranti, di certezze svanite e appuntamenti mancati. Un momento per mostrare il mio lato pi\u00f9 umano, pi\u00f9 fragile senza per questo sentirmi dire che sto crollando. Non sto crollando, non sto mollando la presa ma sono caduta, s\u00ec sono rotolata gi\u00f9 dal quel burrone nel momento esatto in cui la malattia mi ha urlato contro: &#8220;Sono tornata, sono sempre stata qui.&#8221; Ho perso l&#8217;equilibrio quando toccandomi il viso ho capito che non era pi\u00f9 la mia faccia quella che stavo toccando, quando il mio occhio non riusciva pi\u00f9 vedere e la mia gola era chiusa in una morsa strettissima. In quei momenti non ci sono pi\u00f9 ragioni, non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 niente ci sei solo tu contro te stessa, contro quella parte di te che minaccia la tua stessa esistenza. Non c&#8217;\u00e8 nient&#8217;altro e non ci sono nemmeno parole. Si perdono, si annullano, sbiadiscono davanti a tanta violenza, davanti a ci\u00f2 che sai di non poter cambiare ma che devi solo accettare. Non \u00e8 in dubbio la mia volont\u00e0 di combattere, non \u00e8 in discussione il mio voler ad ogni costo trovare una via da percorrere, o il mio esser decisa a trovarla ma di questo momento sento di aver bisogno, di averne diritto perch\u00e8 in questo giro di giostra ho rivisto tutto quello che mi sono persa, ho avuto la chiara dimostrazione che la parola degenerativa non \u00e8 solo un aggettivo posto sulla mia cartella clinica, ma pi\u00f9 di tutto mi sono sentita piccola, troppo piccola di fronte a qualcosa di troppo grande, di troppo cattivo, di indistruttibile. Vorrei proteggere chi amo da tutto questo, vorrei trovare le parole per ringraziare chi instancabilmente si \u00e8 schierato al mio fianco offrendomi una cura che va oltre la scienza, vorrei aver avuto pi\u00f9 tempo ma la giostra ormai ha ripreso la sua strana corsa\u00a0ed io posso, devo e voglio solo alzare la testa, allargare le spalle e ricominciare a combattere. Ma non lo far\u00f2 senza prima essermi presa un momento.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il nostro incontro non \u00e8 stato dei pi\u00f9 idilliaci. Quella che doveva esser una passeggiata si \u00e8 rivelata un giro sulle montagne russe a testa in gi\u00f9. Ed ora eccoti qui. Attaccato al mio braccio, un signor corpo estraneo mi vien da dire. 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