{"id":4644,"date":"2018-06-22T02:16:24","date_gmt":"2018-06-22T00:16:24","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4644"},"modified":"2018-06-22T02:16:24","modified_gmt":"2018-06-22T00:16:24","slug":"a-piccoli-passi","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2018\/06\/22\/a-piccoli-passi\/","title":{"rendered":"A piccoli passi"},"content":{"rendered":"<p>Ho imparato ad accettare ci\u00f2 che non potevo cambiare alcuni anni fa. Era uno di quei periodi in cui la sensazione che tutto mi stava sfuggendo dalle mani non mi abbandonava mai. Una sensazione che a dire il vero non mi avrebbe pi\u00f9 abbandonata, ma ancora non ne ero consapevole. Guardavo la realt\u00e0 intorno a me e odiavo con tutta me stessa la mia immobilit\u00e0, il mio non riuscire a dare una svolta, la svolta che volevo, agli eventi. Una bruttissima lussazione dell&#8217;anca mi aveva costretto a ricorrere all&#8217;uso di una stampella, ma vedevo passare i giorni, le settimane e il bisogno di ricorrere al suo aiuto era diventato ormai costante. Una regola fissa alla quale avrei voluto ribellarmi ma a cui dovevo sottostare come fosse il pi\u00f9 terribile dei doveri. Dovevo arrendermi al suo esserci, dovevo accettarla, dovevo renderla parte di quel tutto che era la mia vita. Come fare, come riuscirci? Ricordo che piansi, che mi sent\u00ec vinta, sconfitta. Sentivo la rabbia e la tristezza mischiarsi e scontrarsi alla volont\u00e0 di non volermi arrendere davvero. Genny, cos\u00ec la chiamai, era piccola e leggera eppure per me era ingombrante, pesante, un vero e proprio macigno. Oggi se ripenso a quel periodo sorrido. Ero goffa, s\u00ec lo ero davvero. Non potrei trovare aggettivo migliore. Avete presente la goffaggine che accompagna i primi passi di un bambino? Quel tentennare, quegli scivoloni improvvisi nonostante la spinta sicura e vigorosa, quelle gambine traballanti ma decise a non arrendersi. Io ero cos\u00ec nei confronti della malattia. Goffa, traballante, incerta. Tutto era per lo pi\u00f9 sconosciuto, la realt\u00e0 su cui muovevo i miei passi era piena di dubbi, manchevole di certezze e di una vera diagnosi, e anche il pi\u00f9 piccolo passo diventava una sfida. Non conoscevo il sentiero che la malattia mi avrebbe riservato e ammetto non ero pronta. In quel periodo volevo capire, volevo risposte, volevo la verit\u00e0 e sebbene ero consapevole che non avrebbe portato nulla di buono ero decisa ad imparare a camminare sulla strada che lei aveva scelto per me. Il mio esser traballante e confusa nascondeva la paura per tutto ci\u00f2 che sapevo non avrei potuto cambiare, quel maledetto non senso che sapevo invece essere la realt\u00e0 che avrei dovuto accettare. Ed \u00e8 cos\u00ec che ho imparato, accettando. Ho accettato di dover imparare, ho accettato di dover cadere, di darmi il permesso di farlo. Ho accettato di non sapere, ho accettato le incognite e tutti gli interrogativi. Ho accettato di compiere ogni mio passo respiro dopo respiro, libera dal peso delle aspettative. Sono trascorsi molti anni e se guardo indietro posso dire che quei passi traballanti e insicuri hanno lasciato il posto a un incedere pi\u00f9 stabile. Buffo per me parlare di stabilit\u00e0 proprio oggi che le mie articolazioni hanno un grado di lassit\u00e0 estremo ma non \u00e8 del mio corpo che parlo ma di Elly. Di quella bimba oggi donna che avrei s\u00ec voluto proteggere di pi\u00f9, a cui avrei voluto regalare di pi\u00f9, ma di cui oggi sono estremamente orgogliosa. Mi guardo allo specchio e sento un amore profondo verso me stessa, sento di dovere unicamente alla mia forza il coraggio di non aver mollato nemmeno per un istante. Il mio corpo proprio in queste settimane mi sta gridando di fermarmi, mi sta dicendo di rallentare ma il mio animo, la mia mente \u00e8 oltre. \u00c8 oltre la malattia, \u00e8 oltre ogni limite che mi impone, \u00e8 oltre perfino ci\u00f2 che non posso cambiare. Non posso fermare la degenerazione dei miei vasi, non posso fermare la distruzione dei miei legamenti, non posso impedire che il buio imprigioni i miei occhi all&#8217;improvviso. Davanti alla malattia il mio corpo \u00e8 niente. \u00c8 il nulla pi\u00f9 assoluto, ma la mia mente ha fatto e fa&#8217; la differenza, ogni giorno, ogni singolo istante. \u00c8 la mia mente a non lasciarmi il permesso di mollare, lei controlla il dolore, lo sopporta, lo respinge. Ed \u00e8 sempre lei a darmi la forza di cercare costantemente una via di fuga, a darmi una nuova prospettiva. Ho fatto mio il credo di dover dare a me stessa il diritto di sentirmi viva anche quando il mio corpo mi tradisce. Il mio corpo mi ha tradita, lo ha fatto davvero, e lo continuer\u00e0 a fare ma solo io potr\u00f2 fare la differenza. E non mi importa del prezzo che sar\u00f2 costretta a pagare, non mi importa di quanto i miei passi risulteranno traballanti e incerti o del dolore che dovr\u00f2 accettare e sopportare, oggi so di poterlo accettare, di poterlo sopportare. Non vi \u00e8 nulla di giusto, non vi \u00e8 nulla che di fronte alla malattia abbia davvero un senso, n\u00e8 ci sono risposte a dolori inimmaginabili ma ci possono essere certezze, ci pu\u00f2 essere una volont\u00e0 che sceglie di andare oltre, pur sapendo che farlo rappresenter\u00e0 un salto nel buio. C&#8217;\u00e8 la Vita e ci sono anch&#8217;io che ho scelto di farlo quel salto, che ho scelto di Vivere.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho imparato ad accettare ci\u00f2 che non potevo cambiare alcuni anni fa. 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