{"id":4559,"date":"2018-05-11T03:11:56","date_gmt":"2018-05-11T01:11:56","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4559"},"modified":"2018-05-11T03:11:56","modified_gmt":"2018-05-11T01:11:56","slug":"due-facce-della-stessa-moneta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2018\/05\/11\/due-facce-della-stessa-moneta\/","title":{"rendered":"Due facce della stessa moneta"},"content":{"rendered":"<p>E&#8217; difficile, difficilissimo trovare le parole a volte. Ho provato e riprovato a far un p\u00f2 d&#8217;ordine tra i mille e pi\u00f9 pensieri che affollano la mia mente in questi giorni ma con scarsi risultati. E quindi, per la prima volta, parto proprio da qui. Dal non sapere cosa dire, o meglio da quanto sia giusto dire di fronte a periodi che sanno troppo di malattia, che ne hanno i segni chiari e distinti cuciti addosso, dove tutto sembra troppo anche per me e in cui per l&#8217;ennesima volta la mediocrit\u00e0 si \u00e8 mischiata all&#8217;eccellenza. Giorni e giorni trascorsi tra corsie d&#8217;ospedale, studi medici e consulti. Ore passate a riflettere, a pensare a nuove prospettive dalle quali guardare a queste nuove verit\u00e0 imposte. Giornate e notti a lottare contro sintomi che sapevo prima o poi sarebbero arrivati e da manifestazioni che mi ero augurata di non veder tornare. Di tutte quella a cui difficilmente riuscir\u00f2 mai ad abituarmi \u00e8 il buio, l&#8217;incapacit\u00e0 seppur momentanea di vedere. \u00c8 una sensazione tremenda, agghiacciante e spaventosa. Oggi so a cosa \u00e8 dovuta e so di non poter far altro che aspettare che passi, sperando sempre non si trasformi nel segno distintivo di un danno pi\u00f9 vasto. Ed \u00e8 proprio questo il punto. La consapevolezza di essere niente, di non avere potere sulla degenerazione che la malattia ti impone. Puoi lottare, puoi credere anche nell&#8217;impossibile, puoi scegliere di non arrenderti e ripeterti che sarai tu a vincere, ma lei andr\u00e0 avanti imperterrita a prendersi pezzi di te. Ed \u00e8 cos\u00ec che in queste settimane ho dovuto accettare di non riuscire pi\u00f9 ad aprire un barottolo, di non poter pi\u00f9 camminare per lunghi tratti, di non poter pi\u00f9 esporre i miei occhi al sole, di non poter pi\u00f9 tagliare una fetta di carne o di riuscire a farlo solo accettando il dolore di una mano che di stringere non ha pi\u00f9 la forza. In quest&#8217;ultimo mese lei mi ha rubato altri pezzi di me e lo ha fatto per l&#8217;ennesima volta senza lasciarmi il diritto di scegliere. Lo ha fatto e basta, perch\u00e8 la malattia \u00e8 questo. \u00c8 una ladra silenziosa di ci\u00f2 che credi sia ancora tuo di diritto, \u00e8 una lama che ti si conficca dentro e ti punge, ti lacera, ti ferisce senza possibilit\u00e0 di scampo. Ma ci\u00f2 che pi\u00f9 mi ferisce \u00e8 il dover ancora spiegare, \u00e8 l&#8217;essermi dovuta addentrare in una disamina pi\u00f9 precisa del mio quadro, come a dovermi giustificare, davanti all&#8217;interrogatorio di un medico che si diceva contrario ad un esame richiesto da un mio curante di fiducia, e sottolineo di fiducia, e che per lui era inutile. Sono stata tentata di rispondere che il suo parere era inutile, ma non ho voluto farlo. E attenzione, non ho detto non ho potuto o non sono riuscita,\u00a0 semplicemente mi sono rifiutata di farlo. Conosco i miei limiti, ed in questo preciso momento so che non sarei capace di trattare con determinati soggetti, so che non troverei le parole giuste, so che griderei e che gli sbatterei in faccia tutta la loro pochezza, abbassandomi ad un livello che non voglio mi appartenga. Come resistere quindi, come non lasciare alla rabbia il diritto di vincere? In nome di una promessa che ho fatto a me stessa moltissimi anni fa: non avrei mai pi\u00f9 abbassato la testa, n\u00e8 davanti ad un medico n\u00e8 davanti alla malattia. E in queste settimane ho dovuto davvero alzare la testa, allargare le spalle e combattere. Ma la mente non dimentica, e nemmeno l&#8217;anima, loro il dolore lo ricordano, ma per fortuna ricordano anche la rivincita, la rinascita. Un pomeriggio di primavera di moltissimi anni fa, seduta su un panchina, tra le lacrime e nello sconforto pi\u00f9 totale, mi sono imposta con tutta la forza e la convinzione di cui ero capace che dal quel giorno avrei guardato a quel camice come fosse una moneta. Vi chiederete perch\u00e8. Perch\u00e8 proprio una moneta? \u00c8 stato il caso a suggerirmi questo cambio di prospettiva. Dentro quello studio non avevo incontrato n\u00e8 un medico n\u00e8 l&#8217;uomo che c&#8217;era dietro quel camice. Avevo incontrato una persona vuota, incapace di ascoltarmi, troppo piena di s\u00e8 e forte del titolo che la sua posizione ricopriva. Accuse, illazioni, egoismo questo ricevetti, nient&#8217;altro. Per chi malato questo pu\u00f2 arrivare a rappresentare la fine, pu\u00f2 spingere a credere che ci\u00f2 di cui soffri \u00e8 davvero frutto dell&#8217;immaginazione, e rimette ogni certezza in discussione nel modo peggiore possibile. Uscire poi dalla spirale in cui ti spingono questi incontri \u00e8 davvero difficile. Io sent\u00ec il bisogno di scappare, di correre lontano. Potevo ancora farlo, le mie gambe erano forti, era il mio viso ad essere irriconoscibile ma avevo davvero ancora tanta forza, i miei muscoli l&#8217;avevano. Ricordo che scesi quelle scale correndo, spalancai la porta schiacciando il maniglione antipanico con tutta la forza che avevo e mi fermai su una panchina. La mia borsa scivol\u00f2, e tutto ci\u00f2 che c&#8217;era dentro fin\u00ec sull&#8217;erba. Il sole fece brillare una piccola monetina. La raccolsi, e iniziai a guardarla. La giravo e rigiravo tra le dita. Avevo bisogno di credere che non era finita e quella monetina rappresent\u00f2 il mio cambio di rotta, mi spinse a non lasciarmi fermare. Chiusi gli occhi e la strinsi forte e pian piano la rabbia e il dolore lasciarono il posto ad un&#8217;idea, ad un pensiero che divent\u00f2 presto una certezza. Quel giorno la mia monetina mi aveva mostrato la sua faccia pi\u00f9 cattiva, quella piegata al guadagno, al potere. Ma esisteva un&#8217;altra faccia, d&#8217;altronde ogni moneta ne ha una ed io dovevo solo aspettare e continuare a crederci. E torno a quella parola, fiducia. Oggi nonostante capiti ancora di incontrare la faccia nemica di quella moneta posso dire con orgoglio e gratitudine che un&#8217;altra faccia non solo esiste ma mi ha salvata. Loro, i miei medici, con il loro essere esseri umani mi hanno dato e mi danno quella forza che mi permette di lottare anche quando non riescono ad offrirmi una risposta certa, un aiuto concreto. Loro hanno scelto di esserci nonostante i limiti stessi della scienza ed oggi quando per me arriva il momento di dover accettare un altro piccolo compromesso, quando devo far mia per l&#8217;ennesima volta la certezza di non poter far nulla se non tentare di parare l&#8217;ennesimo colpo basso e trovare poi un altro modo ho l&#8217;assoluta certezza di non esser pi\u00f9 sola. Nessuna scrivania a dividermi da loro, nessun titolo, ma la tacita certezza di avere stima e fiducia l&#8217;uno nell&#8217;altro.\u00a0\u00c8 un dare e un avere, \u00e8 ascolto, \u00e8 tentativo, \u00e8 rischio, \u00e8 speranza. \u00c8 l&#8217;esser creduta, ascoltata, compresa. \u00c8 il mio far poi un passo indietro e dar loro modo di aiutarmi, credendo nel loro operato. Ed \u00e8 per questo che mi attacco a tutti quei piccoli segni positivi che con un pizzico di fortuna sento di possedere ancora e che a denti stretti mi portano a dire &#8220;dai, non \u00e8 mica una tragedia, poteva andar peggio.&#8221; E questo mio dire, il farlo ad alta voce, \u00e8 un p\u00f2 come una pacca sulla spalla che scelgo di darmi, bonariamente e con un pizzico di sarcasmo, che mi aiuta a respingere quelle lacrime di rabbia che davanti a questa oggettiva impotenza vogliono ad ogni costo bagnare il mio viso. L&#8217;essenziale \u00e8 ci\u00f2 a cui ho scelto di affidarmi oltrepassando ci\u00f2 che mi \u00e8 stato imposto come scientificamente esatto. L&#8217;ascolto e l&#8217;affidamento sincero sono stati il primo passo, un passo che ha richiesto coraggio e forza ma che una volta compiuto mi ha regalato un nuovo vivere, possibile e accessibile, merito di chi in scienza e coscienza ha scelto di combattere al mio fianco. A voi il mio eterno Grazie.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>E&#8217; difficile, difficilissimo trovare le parole a volte. Ho provato e riprovato a far un p\u00f2 d&#8217;ordine tra i mille e pi\u00f9 pensieri che affollano la mia mente in questi giorni ma con scarsi risultati. E quindi, per la prima volta, parto proprio da qui. 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