{"id":4519,"date":"2018-04-27T02:43:51","date_gmt":"2018-04-27T00:43:51","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4519"},"modified":"2018-04-27T02:43:51","modified_gmt":"2018-04-27T00:43:51","slug":"unetichetta-pagata-caro-prezzo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2018\/04\/27\/unetichetta-pagata-caro-prezzo\/","title":{"rendered":"Un&#039;etichetta pagata a caro prezzo"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">Il mio animo nutre un profondo rispetto per la depressione. Non la reputo una scusa, una debolezza, o il misero tentativo di giustificare le proprie mancanze. \u00c8 un dolore radicato, spaventoso. \u00c8 un sentire impregnato di paure, di incapacit\u00e0 ad amarsi, a riconoscersi forti, capaci. \u00c8 un tunnel buio, dove \u00e8 impossibile vedere anche la pi\u00f9 piccola speranza di riscatto, dove sembra non esistere via d&#8217;uscita. \u00c8 una condizione, una malattia che ti spinge a vedere nella resa, o peggio nella morte, l&#8217;unica soluzione possibile. Si, perch\u00e8 la depressione avvicina pericolosamente alla volont\u00e0 di porre fine alla propria vita. E spesso, tragicamente, in quelle poche parole che resteranno scritte per sempre in modo indelebile nel cuore e negli occhi di chi resta, leggeremo l&#8217;ultimo disperato tentativo di essere perdonati, scusati. \u00c8 infinito il senso di colpa che alberga l&#8217;animo di chi depresso, al quale non sembra esserci cura ed infinita \u00e8 la sofferenza provata.\u00a0<br \/>\n Perch\u00e8 scelgo di condividere con voi questo mio pensiero, perch\u00e8 scelgo di farlo in modo cos\u00ec diretto, senza premesse? Lo faccio perch\u00e8 nonostante la mia comprovata capacit\u00e0 di accettare, rielaborare e reagire al dolore, con tanto di perizie a mio favore, l&#8217;etichetta di questa diagnosi mi \u00e8 stata cucita addosso con imperizia e arroganza. Una diagnosi che nel mio percorso diagnostico, proprio al suo inizio, mi ha allontanato pericolosamente da quelle che erano le vere diagnosi che silenziosamente stavano distruggendo la mia vita. Ero troppo emotiva, peccato che le pareti del mio intestino si stavano distruggendo per un danno d&#8217;organo che nulla aveva a che fare con resa e tristezza. Ero troppo spaventata e intenzionata a trovare ad ogni costo una spiegazione al mio &#8220;malessere&#8221; tanto da accusare violentissimi mal di testa perch\u00e8 non accettavo di crescere, di combattere coi fantasmi dell&#8217;adolescenza e non per un danno ateromasico che lentamente stava intaccando le mie carotodi e le mie vene temporali, danno che avrei scoperto solo dopo moltissimi anni e che avrei potuto rallentare, evitando le gravi conseguenze a cui oggi non riesco a pensare senza provare una rabbia infinita. Era l&#8217;ansia, il panico a fermarmi e non una sindrome che oggi so di dover chiamare disautominia da tachicardia posturale ortostatica. Era la depressione a non darmi la forza di alzarmi dal letto e non i dolori per una degenerazione ossea e muscolare che, tra i mille limiti che oggi sono costretta ad affrontare e a cui non posso porre rimedio, ha comportato un&#8217;osteoartrosi che oggi come non mai vorrei disperatamente fosse clemente. Era il male dell&#8217;anima ad avermi portato a manifestazioni idiopatiche, che trasformavano il mio viso, che mi impedivano di respirare e non una vasculite immunomediata, a cui ancora oggi sembra impossibile dare un nome certo. Era la mia sbadataggine a causare quegli strani lividi che ricoprivano la mia pelle e non una delle tante manifestazioni di una sindrome di cui ho scoperto il nome solo da pochi anni ma che era scritta dentro di me dalla mia nascita. Ero depressa, non ero malata. Ma un giorno questa etichetta si \u00e8 compreso essere stato il pi\u00f9 grande errore commesso, ahim\u00e8 a mio totale discapito. Passo dopo passo ogni tessera ha preso posto, e tutto \u00e8 diventato pi\u00f9 chiaro, inequivocabile, spaventosamente inevitabile e certo. La scienza non negava pi\u00f9 il mio essere malata, il mio essere rara tra i rari. Non c&#8217;erano pi\u00f9 dubbi, non c&#8217;erano pi\u00f9 ipotesi o incertezze. C&#8217;era e c&#8217;\u00e8 la certezza della mancanza di una cura, c&#8217;\u00e8 una verit\u00e0 infame a cui non posso sottrarmi e la sicurezza che non vi sar\u00e0 mai una fine al mio dolore. Bestie assurde e bastarde coesistevano e coesistono in un corpo, il mio corpo, che a dispetto delle previsioni \u00e8 ancora in piedi. Schiacciato, maltrattato dal dolore, lussato e strappato dalla malattia, eroso dal suo interno ma intenzionato a lottare, a combattere e a vivere. Si era cercata una sporca via d&#8217;uscita a giustificazione di un&#8217;ignoranza e di una incapacit\u00e0 di capire il mio quadro, condita dell&#8217;arroganza di esser nella posizione di poterlo comunque affermare. Mi sono battuta per ricercare la verit\u00e0, per comprendere le vere ragioni che si celavano dietro quello che appariva come un malessere dell&#8217;anima. Ho lottato affinch\u00e8 tutto fosse chiamato con il suo nome perch\u00e8 io davanti a quei nomi, davanti alla mia malattia non ho abbassato la testa, ho pianto ma non mi sono lasciata piegare. Ho gridato il mio dolore, sono arrivata a strisciare, a sputare sangue, a bucarmi le braccia, ma in ciascuno di questi momenti e in tutti gli altri in cui la malattia mi ha schiacciato per terra ho sempre rialzato la testa e non mi sono mai data il permesso di arrendermi. Mai, nemmeno quando tutto sembrava perso. E s\u00ec, ho pianto, mi sono sentita triste e disperata, ma mai in nessun caso ho nascosto il mio dolore, n\u00e8 ho mai creduto di dovermi scusare per la mia rabbia. Il mio dolore, la mia rabbia, la mia tristezza sono sentimenti sani. Sani e necessari in quel cammino di accettazione del dolore, di ci\u00f2 che non puoi cambiare. Ed \u00e8 la stessa psicologia a dirlo. Un lutto, una perdita richiedono un lungo cammino di accettazione ed io quel cammino l&#8217;ho compiuto in modo sano, attraversando ogni sua fase con forza e con coraggio. Ho dimostrato quella resilienza necessaria e per nulla scontata. Ho compreso di non poter cambiare la mia storia ma ho altres\u00ec fatta mia la certezza di poter e di dover lottare il dolore per accettarla. Ho accettato la mia malattia, la mia disabilit\u00e0 e tutti i limiti che essa mi ha imposto, ed accettando tutto ci\u00f2 che non ho potuto cambiare e chiedendo a me stessa il coraggio per affrontarlo ho imparato ad amarmi e ad amare ancora di pi\u00f9 la mia vita.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il mio animo nutre un profondo rispetto per la depressione. 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