{"id":4350,"date":"2018-02-16T02:42:49","date_gmt":"2018-02-16T01:42:49","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4350"},"modified":"2018-02-16T02:42:49","modified_gmt":"2018-02-16T01:42:49","slug":"cambio-di-rotta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2018\/02\/16\/cambio-di-rotta\/","title":{"rendered":"Cambio di rotta"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: left;\">In questo vortice di cambiamenti che sta attraversando la mia vita, alcuni dettati da vecchi conti del passato che si sono imposti, lontani dalla malattia, ma non per questo meno dolorosi, ammetto di non sapere esattamente come io stia davvero. Sembra un&#8217;assurdit\u00e0 ma nel fare di ogni giorno sono solita chiedermi come sto, ammetto che a volte parlo perfino da sola, ma in questi giorni ho evitato di farlo.\u00a0Ci\u00f2 che serve \u00e8 altro, e quando capita, le emozioni, i sentimenti, perfino la tristezza devi lasciarli da parte, perch\u00e8 ci sono realt\u00e0 che chiedono semplicemente di essere vissute, appunto senza troppi sentimentalismi. Una sorta di nudo e crudo che ho riconosciuto senza doverci riflettere, che mi spinge a una corsa immaginaria, che guida gesti e azioni, dove so di poter contare solo sulle mie forze.\u00a0Ed ecco che torno al punto. Non posso chiedermi come sto, ne&#8217; se ci\u00f2 che accade mi appare giusto, o tanto meno se vorrei non accadesse. Sta accadendo, e razionalmente so che non vi \u00e8 nulla di giusto, chiedermi poi come sto mi porterebbe verso quel sentimentalismo non necessario e dannoso e cosa pi\u00f9 grave mi priverebbe della forza necessaria.\u00a0Iniziate a capire? La mia forza non \u00e8 illimitata, \u00e8 qualcosa che da un momento all&#8217;altro pu\u00f2 sparire, annullandosi totalmente. Il suo impiego si rivela essere sempre un conto carissimo da pagare ed \u00e8 per questo che io non posso permettermi di sprecarne neanche un p\u00f2, perch\u00e8 \u00e8 gi\u00e0 troppa quella che viene meno a causa dei miei limiti. E la malattia in questo vortice \u00e8 quella variabile di cui avrei voluto fare a meno, quella che odio con tutta me stessa, quella che permette alla rabbia di montare cieca e inarrestabile quando mi trovo costretta a dire &#8220;Non posso, non ce la faccio&#8221;. E sono questi i momenti in cui vorrei gridare, in cui vorrei prendermela con chi pu\u00f2, con chi della sua forza fa scempio, con chi si culla nel lassismo, ma mi accorgo di non aver tempo nemmeno per questo. A cosa servirebbe poi? Di fronte a me non troverei comprensione, rischierei di apparire come la frustrata, la vittima, quella arrabbiata appunto per tutto ci\u00f2 che non pu\u00f2 pi\u00f9 fare. Non potrei accettare niente di tutto questo per me stessa, n\u00e8 ho voglia di far capire a chi mi circonda che servirebbero un pizzico di empatia in pi\u00f9 e un p\u00f2 meno di menefreghismo. Il mio dire sarebbe visto con saccenza e si macchierebbe di rabbia, di risentimento. Ma perch\u00e8 scelgo di condividere tutto questo? Domanda leggittima, lo faccio perch\u00e8 seppur non ho mai permesso alla malattia di prendersi tutto, seppure lotto ogni giorno affinch\u00e8 non sia lei la variabile attorno alla quale far ruotare ogni scelta, non posso e non voglio pi\u00f9 dover nascondere quest&#8217;amara verit\u00e0. La malattia il suo spazio lo rivendica e lo rivendicher\u00e0 sempre, sar\u00e0 certezza e imprevisto, sar\u00e0 presente e futuro. Lei c&#8217;\u00e8, e con lei sarai sempre costretto a scontrarti, non potrai ignorarla, anche quando ogni tua pi\u00f9 piccola cellula ti grider\u00e0 di voler il contrario. E questa amara certezza \u00e8 qualcosa con cui chi disabile deve scendere a patti, come un nemico da attaccare, o con cui a volte stringere strane alleanze. Quando alla sera a vincere sono il dolore e la stanchezza, quando tutto sembra pesarmi addosso fino a schiacciarmi, non \u00e8 a come sto che penso, perch\u00e8 non sto bene e dovrei ammettere di dovermi fermare, e non posso, non voglio. Dovrei lasciare alla malattia tutto ci\u00f2 per cui ho lottato, e per cui sto lottando e arrendermi a lei. Cos\u00ec la sera semplicemente scelgo di non pensare, di rimandare la mente ad altro, lasciando spazio alle idee, a nuove parole da lasciar fluire. Non so cosa la vita voglia o desideri da me, ma sono assolutamente certa che tutto ci\u00f2 che accade nella mia vita sia in misura tale da essere per me sopportabile. Non posso credere, nemmeno per un attimo, che sia troppo, che non esista una via d&#8217;uscita, o che presto o tardi vi saranno nuovi respiri liberi di cui godere. Non posso dire di aver una vita facile, e fino a qualche tempo fa avrei impedito a me stessa anche solo di pensarlo, oggi invece sono orgogliosa di trovare la forza di ammetterlo. Non vi \u00e8 alcun vittimismo, non ricerco una comprensione speciale per questo, o premi di consolazione. Desidero normalit\u00e0, desidero rispetto, e quella comprensione che si deve ad ogni essere umano, lontano da variabili di malattia, colore o ceto sociale.\u00a0Chi disabile conosce i propri limiti, li ha accettati e ha imparato a difenderli, ci\u00f2 che non accetta n\u00e8 potr\u00e0 accettare mai \u00e8 che essi vengano usati come scudo da parte chi ha troppa paura di ammettere di non avere il coraggio di avvicinarsi a noi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>In questo vortice di cambiamenti che sta attraversando la mia vita, alcuni dettati da vecchi conti del passato che si sono imposti, lontani dalla malattia, ma non per questo meno dolorosi, ammetto di non sapere esattamente come io stia davvero. 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