{"id":4188,"date":"2017-11-22T17:39:50","date_gmt":"2017-11-22T16:39:50","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4188"},"modified":"2017-11-22T17:39:50","modified_gmt":"2017-11-22T16:39:50","slug":"dallaltra-parte","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2017\/11\/22\/dallaltra-parte\/","title":{"rendered":"Dall&#039;altra parte"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><del><\/del><span style=\"text-align: justify;\">Ho sempre pensato che mi sarei presa cura degli altri. Credo di essere nata per prendermi cura degli altri. Ho iniziato con i peluche, poi ricordando a mio fratello cosa doveva mettere in valigia e ascoltando i pianti di una madre infelice. Ho ascoltato tante volte gli altri, cos\u00ec tante volte che ho smesso di ricordare come ascoltare me stessa.\u00a0<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si passano gli anni pi\u00f9 belli e spensierati sui libri, solo un folle non si porrebbe certe domande. Quando si studia 12 ore al giorno, tutti i giorni, anche la domenica, e si vivono i 20 anni attraverso i racconti delle serate altrui, delle feste a cui non hai potuto partecipare, le crisi vengono. Dapprima, era sufficiente avere il sogno di potere fare quello che avevo sempre sognato di fare e che sentivo di fare, successivamente con l\u2019aumentare della frustrazione per esami e tirocini gestiti male, non \u00e8 stato pi\u00f9 sufficiente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho pensato tante volte di mollare, sono stata a lungo infelice. Poi, ho capito che io sono un medico nel pi\u00f9 profondo del mio cuore. Non l\u2019ho capito di fronte alla laurea e neanche negli occhi orgogliosi dei miei genitori e della mia fidanzata di allora. Non l\u2019ho capito neanche quando una signora si \u00e8 spaccata la testa davanti ai miei occhi e in tre secondi le ho tenuto chiuso uno squarcio della fronte sporcandomi totalmente di sangue in attesa dell\u2019ambulanza. L\u2019ho capito quando \u00e8 comparsa l\u2019ombra scura e crudele della malattia. Quando ho capito che prima di essere un medico sarei stata anche una paziente e quando la mia malattia ha messo a rischio il mio sogno. Nel momento in cui non mi sono pi\u00f9 vista forte solo per gli altri, ma quando mi \u00e8 stato richiesto di esserlo per me stessa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel momento in cui ho rischiato di vedere infrangere il mio sogno, mi sono resa conto che non posso essere nient\u2019altro. Io sono un medico. E non \u00e8 stata la paura della malattia. E\u2019 stata quella sensazione di sentirmi viva in reparto, quando soltanto io sapevo di essere un medico e allo stesso tempo un paziente. Quando ho visto gli occhi dei malati incatenati nel letto e tra una scossa e l\u2019altra, tra un formicolio e l\u2019altro, io ero dentro quel camice e non ho minimamente arretrato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho stretto la mano di Giovanni, un malato di HIV abbandonato come un reietto in mezzo al suo vomito, e gli ho detto \u201cCome stai oggi?\u201d. Quando ho preso la mano di Erminia, che urlava dal dolore imbottita di morfina, e le ho detto \u201cAdesso, facciamo un altro po\u2019 di morfina. Sta arrivando l\u2019infermiera.\u201d E quando Carla, una ragazza con un disturbo d\u2019ansia, mi ha stritolato una mano che mi faceva gi\u00e0 male per colpa della malattia perch\u00e9 aveva paura. E io le ho detto \u201cCarla, non avere paura. Hanno quasi finito di mettere la spirale\u201d. E il mio dolore non esisteva di fronte al dolore degli altri, perch\u00e9 io mi sento viva solo in questo modo e perch\u00e9 ho un dono rispetto ai miei colleghi. Io so cosa significa stare dall\u2019 altra parte e so cosa significa soffrire e vi posso giurare che capir\u00f2 tutti i vostri dolori e i vostri sguardi di fronte a una diagnosi che non si vuole ricevere.<\/p>\n<p><em>-Anonimo-<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho sempre pensato che mi sarei presa cura degli altri. Credo di essere nata per prendermi cura degli altri. Ho iniziato con i peluche, poi ricordando a mio fratello cosa doveva mettere in valigia e ascoltando i pianti di una madre infelice. 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