{"id":4148,"date":"2017-11-10T02:22:59","date_gmt":"2017-11-10T01:22:59","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=4148"},"modified":"2017-11-10T02:22:59","modified_gmt":"2017-11-10T01:22:59","slug":"la-strada-verso-casa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2017\/11\/10\/la-strada-verso-casa\/","title":{"rendered":"La strada verso casa"},"content":{"rendered":"<div>\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">Ci ho provato davvero a dimenticare, a lasciar scivolare tutto il dolore lontano, lontanissimo da me, ma ricordo ancora quel senso di vuoto e incredulit\u00e0 che mi scoppiava dentro, mentre attonita guardavo fuori dal finestrino. La strada si consumava mischiandosi al silenzio che riempiva quell&#8217;auto.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u00a0<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">&#8220;Vi prego portatemi a casa, voglio solo tornare a casa.&#8221;<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">&#8220;Amore cosa \u00e8 successo?&#8221;<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">&#8220;Non voglio, non posso parlarne.&#8221;<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u00a0<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">Non ci furono pi\u00f9 domande, non ci furono altre parole. C&#8217;era il silenzio e il buio della notte, c&#8217;era il mio viso bagnato dalle lacrime, c&#8217;ero io incapace di pensare.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">Chiusi gli occhi e dopo un tempo che mi sembr\u00f2 lunghissimo sent\u00ec le calde e protettive mani di mia madre prendere piano le mie.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">&#8220;Siamo arrivate, sei a casa. Andr\u00e0 tutto bene amore mio.&#8221; Riusc\u00ec solo a guardarla. Ero incredula, stupita dal sentire davvero mia la mia casa. Vi chiederete come \u00e8 possibile. Sono cresciuta divisa tra due terre quella che mi ha visto nascere e crescere e quella nativa dei miei genitori. Ho abbandonato i miei sogni di bambina per le consapevolezze e la maturit\u00e0 del diventare Donna nell&#8217;unica casa che abbia mai davvero sentito mia, quella dei miei nonni materni, dove sono voluta tornare ad ogni costo per vivere da poco\u00a0pi\u00f9 che diciottenne, quando ancora la malattia non si era presa tutto. Ed \u00e8 l\u00ec, in quella terra a cui due anni e mezzo fa ho detto addio un&#8217;altra volta, che ho vissuto gli amori pi\u00f9 importanti, che ho scoperto e lottato la mia diversit\u00e0. L\u00ec ho corso per l&#8217;ultima volta, ho ballato per l&#8217;ultima volta, ho sognato e mi sono sentita davvero felice e al sicuro. E dirle addio, di nuovo, \u00e8 stato uno dei dolori pi\u00f9 grandi mai provati, almeno fino a quella notte. Fino a quel maledetto giorno in cui ho capito che l&#8217;amore sa trasformarsi nel pi\u00f9 grande incubo mai vissuto prima.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">Tornare nella casa che mi ha vista crescere, nella terra in cui sono nata ma che ho sempre sentito ostile \u00e8 stato un passo obbligato e quella sensazione di non appartenenza, di estraneit\u00e0 la ritrovai subito non appena rivarcata la sua soglia. Ma nel momento stesso in cui sono stata ferita, umiliata, nel giorno che ha rappresentato per me il tradimento pi\u00f9 grande di tutta la mia vita, ho sentito dentro di me accendersi un fuoco indomabile. Avevo freddo, mi sentivo sola, spaventata, persa. E non capivo. E poi d&#8217;un tratto ho alzato la voce e ho detto: &#8220;Voglio andare a casa, adesso. Subito.&#8221; Ricordo che presi il telefono dalla borsa con mano tremante. Poche parole. E poi l&#8217;attesa, unita alla certezza che presto mi sarei sentita al sicuro. E mentre quelle parole, infami e vergognese, mi rimbombavano ancora nella testa continuavo a domandarmi il perch\u00e8. Perch\u00e8 avevo creduto davvero di poter esser amata nonostante la mia diversit\u00e0? Perch\u00e8 poi una volta chiaro che quell&#8217;amore amore non era mi ero affidata con fiducia e con tutto il mio cuore a chi quell&#8217;amore lo aveva visto nascere certa di essere compresa e lontana dal pensare che il mio porvi fine fosse da considerare una mia colpa e per questo da punire. Perch\u00e8? Perch\u00e8 ero stata cos\u00ec sciocca? Perch\u00e8 mi ero affidata al bene, e perch\u00e8 sopratutto non avevo trovato la forza di ribellarmi a quella che era un&#8217;offesa falsa, infondata e crudele? Ma \u00e8 esattamente in quel momento che tutto divenne chiaro dentro di me, che i pezzi di un puzzle che ancora faticavo a comporre prendesero il loro posto. Quando tutto mi \u00e8 sembrava perso, quando sola seduta sui gradini di un ristorante aspettavo di poter scappare lontano da l\u00ec, la vita mi offriva una consapevolezza che cercavo da sempre: l&#8217;appartenenza.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u00a0<\/div>\n<div dir=\"auto\">\n<div class=\"gmail_quote\">\n<div dir=\"auto\">Per molti mesi mi sono chiesta come ho fatto a non crollare, come sono riuscita a convivere con un torto cos\u00ec grande, cos\u00ec meschino, ma poi ho capito. Lo avevo gi\u00e0 fatto in passato, era gi\u00e0 accaduto. Ero gi\u00e0 stata capace di tornare a vivere dopo esser stata privata delle mie consapevolezze, delle mie certezze, della unica me che conoscevo. Lo avevo fatto quando avevo scoperto di essere malata. La malattia ti devasta l&#8217;anima e la vita allo stesso modo di un amore cattivo, egoista e falso. Ti distrugge come ti distrugge il tradimento e l&#8217;abbondono che pu\u00f2 esserti riservato da chi credevi davvero parte della tua vita, come fosse il tuo stesso sangue. La malattia ti apre gli occhi e ti riporta coi piedi per terra, ti vede versare lacrime amare, ingiuste ma ti permette di cogliere il senso di ci\u00f2 che conta davvero. A volte mi stupisco di questa mia testarda volont\u00e0 a rialzarmi, sempre, ad ogni costo. Mi chiedo come sia riuscita a perdonare i torti subiti, la cattiveria che ho dovuto combattere, e a perdonarmi per la severit\u00e0 con cui ho giudicato le mie debolezze e i miei limiti. Sono cicatrici che porto dentro di me e che a volte tornano a bruciare, a far male. Sono parte di un muro che ogni giorno, passo dopo passo, sto cercando di abbattere, perch\u00e8 non \u00e8 dietro un muro che voglio vivere, ci\u00f2 che voglio \u00e8 la luce. Trovo difficile affidarmi, trovo difficile credere ancora ad un amore che protegge e non distrugge, trovo difficile vivere dimenticandomi della mia malattia ma tutto, le delusioni, i tradimenti, perfino la mia malattia sono ci\u00f2 che mi hanno permesso di sentirmi viva, di riscoprirmi, di ritrovate la strada verso casa.<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ci ho provato davvero a dimenticare, a lasciar scivolare tutto il dolore lontano, lontanissimo da me, ma ricordo ancora quel senso di vuoto e incredulit\u00e0 che mi scoppiava dentro, mentre attonita guardavo fuori dal finestrino. 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