{"id":3787,"date":"2017-05-05T00:46:02","date_gmt":"2017-05-04T22:46:02","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=3787"},"modified":"2017-05-05T00:46:02","modified_gmt":"2017-05-04T22:46:02","slug":"incontri-poco-ravvicinati","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2017\/05\/05\/incontri-poco-ravvicinati\/","title":{"rendered":"Incontri poco ravvicinati"},"content":{"rendered":"<p>Incontri ravvicinati tra sessi opposti. Realmente opposti: DisabileVsNormodotato. Il ring? Un letto. Alt, sto correndo un p\u00f2 troppo, iniziamo da un caff\u00e8. No, sto ancora correndo troppo! Freniamo le intenzioni, e anche i desideri. Semaforo rosso, mettiamo in folle! La logica mi porta a dire che una volta scattato il verde potrei schiacciare la frizione, metter la prima e partire. Ma il semaforo non scatta, e non scatta perch\u00e8 non scatta l&#8217;invito! \u00c8 da un semplice invito che bisogna partire, o &#8211; volendo esser davvero precisi &#8211; da ci\u00f2 che dietro a quell&#8217;invito che cade nel vuoto si nasconde. C&#8217;\u00e8 chi da la colpa ai pregiudizi, chi invece alla paura del diverso, chi, tristemente aggiungo io, prova addirittura vergogna. Ammetto di averci provato, ho obbligato me stessa a ricercare un senso che possa spiegare la logica che si cela dietro la miriade di luoghi comuni che si accompagnano all&#8217;argomento, ma ho fallito nell&#8217;intento. Fallimento che credo derivi dalla mia totale incapacit\u00e0 di accettare di dover pensare a ci\u00f2 che dovrebbe esser del tutto naturale, spontaneo come all&#8217;ennesima barriera da abbattere. Nessun sentimento da proteggere, nessun brivido che nasce, nessuna passione pronta ad esplodere, Amore e Sesso per molti disabili sono temi di cui dover dibattere, rappresentano una realt\u00e0 ignorata, o peggio la corsa, l&#8217;ennesima, all&#8217;ottenimento di un diritto. Tutto \u00e8 svilito, da alcuni &#8211; c&#8217;\u00e8 chi direbbe troppi &#8211; \u00e8 visto come qualcosa di scabroso, malato, sbagliato.<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che per il disabile rappresenta il mezzo per superare i propri limiti per il sesso opposto diventa il limite supremo, che sia una stampella, una protesi o una sedia a rotelle. Ma davvero basta questo? \u00c8 davvero questo il limite insuperabile? Perch\u00e8 se solo mi guardo allo specchio, nuda e svestita di ogni tutore, di ogni ausilio a protezione di questo mio corpo, io vedo una donna. Una donna che ha conosciuto l&#8217;amore, che sa cosa si prova quando un brivido corre lungo la schiena e che ancora oggi potrebbe provarlo. Una donna che ha rimodellato la propria femminilit\u00e0 ad una condizione nuova, diversa ma di certo non priva di sensualit\u00e0 e passione. Una donna che pu\u00f2. Io posso sedermi al tavolino di un bar e bere quel caff\u00e8, posso passeggiare mano nella mano lungo un viale alberato anche se ad aiutare i miei passi oggi c&#8217;\u00e8 una stampella. Io posso amare, posso ridere di piacere, posso spogliarmi e posso spogliare. Io posso donare baci e riceverli, le mie mani possono regalare carezze e il mio corpo goderne. Io posso fare l&#8217;amore come ogni donna di questo strano contradditorio mondo! Posso ma oggi devo spiegarlo. Devo spiegare di poterlo fare, devo dimostrare l&#8217;inconsistenza di quei limiti che impediscono a molti uomini di vedere che io sono ancora una donna, che non ho smesso di esserlo solo perch\u00e8 il mio corpo \u00e8 altro.<\/p>\n<p>E non che sia sprovvista di parole, o non sappia spiegare e dire, ma \u00e8 davvero al mio dire che devo affidare tutto il mio essere? Ho imparato a rispondere a tono a domande che suonano pi\u00f9 come ad un&#8217;offesa e non come ad un vero interesse, ho risposto con fierezza a sguardi che una volta posati sulla mia stampella hanno tradito pena e che fino ad un attimo prima alla vista della mia sola scollatura avevano lasciato intendere un interesse, ho desistito dall&#8217;urlare contro a chi al mio ammettere di avere una malattia cronica e degeneritiva mi ha risposto: &#8220;Poverina, eppure sei una cos\u00ec bella ragazza!&#8221;<br \/>\n E gi\u00e0, povera me, povera davvero, costretta a denudarmi con le parole ancor prima di aver lasciato cadere i miei stessi vestiti, e farlo con il sorriso, mascherando quel pudore che tra le mura di una stanza mi porterebbe a spegnere la luce. Povera me perch\u00e8 obbligata a ricercarle, a modellarle a un dire che deve dimostrare il mio esser ancora una donna, quando invece io vorrei solo lasciare spazio ai gesti, ai sorrisi, sottraendomi cos\u00ec a quella curiosit\u00e0 malsana, cattiva che spinge l&#8217;altro a chiedere, ad insinuare un&#8217;incapacit\u00e0 inesistente. Un dialogo che diventa scontro, ma che oggi su quel ring mi vede salire carica di una sicurezza che porta con s\u00e8 bellezza, femminilit\u00e0, fierezza e un pizzico di sana malizia. E piena di una vitalit\u00e0 che non conoscer\u00e0 mai limite alcuno esalter\u00f2 il mio essere Donna, certa che un giorno da uno scontro prender\u00e0 vita l&#8217;incontro perfetto.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Incontri ravvicinati tra sessi opposti. Realmente opposti: DisabileVsNormodotato. Il ring? Un letto. Alt, sto correndo un p\u00f2 troppo, iniziamo da un caff\u00e8. No, sto ancora correndo troppo! 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