{"id":3537,"date":"2017-03-08T02:18:58","date_gmt":"2017-03-08T01:18:58","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=3537"},"modified":"2017-03-08T02:18:58","modified_gmt":"2017-03-08T01:18:58","slug":"era-una-giornata-no","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2017\/03\/08\/era-una-giornata-no\/","title":{"rendered":"Era una giornata No&#8230;"},"content":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 una giornata NO! Addosso sento l&#8217;odiosa sensazione di aver sprecato tempo prezioso. Sciacquandomi il viso mi sono ritrovata a sussurrare: &#8220;Oggi mi dimostri proprio che esisti&#8221;. Parlavo al mio occhio, solo sfiorarlo mi ha procurato un dolore fortissimo. Volevo sbadigliare, vorrei farlo ogni volta che mi sveglio, ma non posso, le conseguenze avrebbero un prezzo troppo alto, ancor pi\u00f9 se come oggi alla mia instabilit\u00e0 mandibolare si aggiunge l&#8217;edema del labbro. Evito di guardarmi allo specchio, conosco bene l&#8217;immagine che vedrei riflessa. Resto in pigiama, il dolore alla schiena \u00e8 troppo forte e l&#8217;intorpidimento che sento alle gambe renderebbe pi\u00f9 difficile spogliarmi. Dovrei chiedere al mio corpo una forza che non ha, nonostante abbia trascorso molte ore a letto. Riduco la lussazione alla spalla sinistra, ma desisto immediatamente nel fare lo stesso con l&#8217;articolazione metacarpale. Poco male, sto imparando a fare molte cose anche con la mano sinistra. Ragiono se fasciare la caviglia, \u00e8 gi\u00e0 gonfia, nonostante non abbia fatto ancora un passo. Decido di aspettare, magari pi\u00f9 tardi. Dovrei mangiare ma come, e sopratutto cosa. \u00c8 proprio una giornata no! Dalla mia stanza riesco a sentire le voci dei piccoli di casa, ridono. Vorrei dire loro: &#8220;Vi prego abbassate la voce, non gridate&#8221;, ma taccio. Sono io ad aver bisogno di silenzio, sono io ad esser malata, loro non hanno colpa, o responsabilit\u00e0. Il loro far rumore infondo \u00e8 ci\u00f2 che mi da forza. La loro vitalit\u00e0 a volte \u00e8 tanto incontenibile da esser dolorosa se rapportata alla mia malattia, ma se non ci fossero loro il rumore del dolore sarebbe davvero insopportabile. Una volta in cucina lo sguardo di mamma vale pi\u00f9 di mille parole. I suoi occhi si bagnano di lacrime, \u00e8 cos\u00ec sempre. &#8220;Mamma, ti prego non guardarmi come un Cristo. \u00c8 solo una giornata no.&#8221; Lei non risponde. Entrambe sappiamo che non serve dire nulla. Il piccolo Nat mi corre incontro, lo prendo in braccio, non parla ancora ma mi stringe forte. Le sue braccine mi stringono il collo, la sua guancia appoggiata alla mia. Amo con tutta me stessa questi istanti. Riusciamo a rimanere attaccati anche per dei minuti a volte. Da qualche tempo credo che stia iniziando a familiarizzare con il volto di questa strana zia che spesso si trasforma. Di solito mi guardava, ma nulla di pi\u00f9. Oggi invece la sua manina ha seguito il contorno del mio gonfiore, ha accarezzato prima l&#8217;occhio e poi il labbro. &#8220;Amore, zia ha la bua oggi.&#8221; Lui mi ha guardata, ho fatto s\u00ec con la testolina e poi mi ha abbracciata di nuovo. Non mi sono mai nascosta, non ho mai voluto proteggerli eccessivamente dalla mia malattia. Samuel, il pi\u00f9 grande, fin da piccolo ha familiarizzato con il mio mondo. Sia chiaro, non l&#8217;ho mai esposto a pericoli, n\u00e8 mai lo farei ma non gli ho mai negato una spiegazione, non l&#8217;ho mai allontanato bruscamente: gli ho permesso di vedere, di conoscere, di toccare. Lui oggi sa che con un ago pu\u00f2 pungersi, ma sa anche che un ago pu\u00f2 salvare la vita, sa che le medicine non si toccano, perch\u00e8 un bimbo forte e sano, non ne ha bisogno, sa che a volte zia deve riposare pi\u00f9 degli altri, e che magari alcune volte non parler\u00e0 benissimo. Lui mi capisce, \u00e8 uno dei pochi che riesce a farlo. Non importa quanto io sia gonfia, quanta fatica faccia ad articolare le parole, lui riesce a capire perfettamente cosa dico. Ci tiene ad esserci quando faccio l&#8217;infusione, vuole preparare il cotone con il disinfettante e sistemare il kit sul telino verde. Resta li, mi guarda per tutto il tempo, e gioca coi tappini delle fiale. Molte volte mi sono chiesta se facevo bene, se era giusto esporlo ad un mondo tutt&#8217;altro che buono. Il giorno del suo prelievo di sangue ho avuto la risposta che aspettavo da tanto tempo. La sera prima, dopo i primi capricci, mi sono seduta per terra con lui e gli ho mostrato tutti gli aghi: quelli di una siringa, quello nascosto in un ago cannula, la farfallina del kit per infusione e la farfallina che solitamente si usa nei prelievi per i bimbi piccoli. Lui mi guardava attentamente, all&#8217;inizio era scettico. Li abbiamo aperti, guardati, messi a confronto. Gli ho spiegato che il giorno dopo avrebbero usato un ago piccino piccino e che gli avrebbero rubato solo un p\u00f2 di sangue. &#8220;Zia non voglio, fa male.&#8221; &#8220;No amore, sentirai solo un pizzicotto. Ricordi quando zia fa l&#8217;infusione? La farfallina vola, si posa sul suo braccio, le da un bacino e tutto finisce.&#8221; &#8220;Non lo so! E io non voglio farlo.&#8221; Certo era un&#8217;incognita, si sarebbe potuto mettere a piangere, ma qualcosa mi diceva che mi avrebbe stupito. La mattina dopo, poco prima di entrare nella stanzetta dei prelievi in ospedale, mi disse: &#8220;Zia devo proprio?&#8221; &#8220;Si amore, ma anche zia stamattina si far\u00e0 rubare il sangue.&#8221; Si \u00e8 seduto, ha appoggiato il braccio ed \u00e8 rimasto immobile. Quando l&#8217;ago l&#8217;ha punto ha stretto gli occhi. Un minuto e tutto era finito. Lui non ha versato una lacrima. Io ero felice, e orgogliosa di lui. Una volta a casa, mentre scartava il suo ovetto, io ironicamente ho detto: &#8220;Uffa, anche zia ha fatto il prelievo ma non ha ricevuto niente, neanche un abbraccio.&#8221; &#8220;Zia ti abbraccio io, anche tu sei stata brava!&#8221;<br \/>\n Ecco, questo \u00e8 il senso. Questo \u00e8 tutto ci\u00f2 che basta. Non posso correre con loro, raramente posso esserci come vorrei, come meriterebbero, per\u00f2 posso provare a trasmettere loro la bellezza che si cela dietro la diversit\u00e0, posso spiegare loro che la lentezza non \u00e8 ritardo ma attesa, che il calore di un abbraccio pu\u00f2 asciugare una lacrima e che in una lacrima pu\u00f2 nascondersi un sorriso e che per accenderlo a volte basta solo una carezza. E quando meno me lo aspetto vedo il fiorire di questi piccoli semi. Lo vedo in quegli abbracci ancora silenziosi, e in quelli che il pi\u00f9 grande mi regala sempre senza che io me l&#8217;aspetti, ma proprio quando ne ho pi\u00f9 bisogno. Lo vedo dentro i loro occhi pieni di vita, nella gioia con cui vivono le loro piccole conquiste, nella spierentezza che mi regalano quando condividono i loro piccoli fantastici mondi con me. Loro non lo sanno ma grazie a loro Zia dimentica il male, e riesce a dire piano: &#8220;ERA una giornata no&#8221; &#8230;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Oggi \u00e8 una giornata NO! Addosso sento l&#8217;odiosa sensazione di aver sprecato tempo prezioso. Sciacquandomi il viso mi sono ritrovata a sussurrare: &#8220;Oggi mi dimostri proprio che esisti&#8221;. Parlavo al mio occhio, solo sfiorarlo mi ha procurato un dolore fortissimo. 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