{"id":3384,"date":"2017-01-18T06:04:34","date_gmt":"2017-01-18T05:04:34","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=3384"},"modified":"2017-01-18T06:04:34","modified_gmt":"2017-01-18T05:04:34","slug":"corridoi-vita-vera","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2017\/01\/18\/corridoi-vita-vera\/","title":{"rendered":"Tra corridoi e vita vera.."},"content":{"rendered":"<p>Un brulicare di voci fin dalle prime ore del mattino, e un via via cos\u00ec fitto che per restarne travolti basta davvero un attimo. Lunghi corridoi in cui si intervallano porte automatiche o munite di maniglioni antipanico, porte chiuse, altre lasciate aperte forse per farvi entrare un sorriso distratto, e ancora ambulatori e laboratori. Veri e propri labirinti dove a confondersi trovi la gioia, il dolore, la paura, la lotta, la resa, la rinascita, in cui le emozioni si mischiano, a volte si perdono, dove i sogni possono diventare realt\u00e0 magari nel primo vagito di una piccola creatura, o finire per trasformarsi in un incubo, che non vorresti mai ti appartenesse.\u00a0Oltre i loro imponenti ingressi vi sono veri e propri mondi paralleli, ed io con il tempo ho imparato a conoscerli, perch\u00e8 su e gi\u00f9 per l&#8217;Italia, ne ho varcate tante di quelle soglie. Di ospedali ne ho visti tanti, e vederli, viverli, respirarne gli odori, e lasciatemi dire anche il puzzo, ti cambia. Ti cambia tanto che a volte il colore di quelle pareti ti sembra di averlo addosso. Se qualcuno ti chiedesse di disegnare la tua anima tu la rappresentersti con un lenzuolo bianco. \u00c9 cos\u00ec che l&#8217;immagineresti, perch\u00e8 \u00e8 cos\u00ec che la vedi, come quelle pareti, bianca.<\/p>\n<div dir=\"auto\">Per alcuni la porta di un ospedale si aprir\u00e0 solo per pochi istanti, per altri invece un ospedale pu\u00f2 diventare casa, e quegli spazi, le sue stanze diverranno tanto familiari da non far pi\u00f9 paura. La paura, un sentimento che finisci per disconoscere, mentre di quella casa non casa conoscerai ogni anfratto.\u00a0<\/div>\n<div dir=\"auto\">Io ho imparato a sorridere tra quei corridoi, ad attraversarli a testa alta, senza temere gli sguardi di chi mi passava accanto, a lasciarmi andare alle lacrime e alla rabbia; non c&#8217;\u00e8 ospedale in cui mi sia ritrovata che non mi ha visto combinarne una delle mie, ma ammetto che dopo essermi involontariamente chiusa in una sala mortuaria una calmatina alla mia smania di girovagare l&#8217;ho data. Ma d&#8217;altronde non sono mai stata un&#8217;amante delle regole, o meglio le rispetto fin tanto che non diventano costrizioni. Amo spasmodicamente la mia libert\u00e0, difficilmente accetto un&#8217;imposizione e fin dal primo istante ho deciso che mai, in nessun caso e in nessun luogo, avrei permesso a me stessa di esser altro da ci\u00f2 che sentivo di voler essere. Perci\u00f2 se sono felice ti prendi la mia felicit\u00e0, lo stesso vale se sono arrabbiata o triste, e se ti dimostri antipatico arriver\u00f2 a chiederti il perch\u00e8 di quell&#8217;atteggiamento. La vita non mi ha regalato sconti, perch\u00e8 farne a chi cerca di riversare su di me le proprie insoddisfazioni? Non temo pi\u00f9 i medici e se prima davanti a un loro &#8220;abuso&#8221; tacevo per il sol fatto che indossassero un camice bianco oggi mi ribello. \u00c8 un dovere verso me stessa, a tutela della mia dignit\u00e0 e a protezione di un dolore di cui sebbene non parlo porto i segni. \u00a0<\/div>\n<div dir=\"auto\">Nel rapporto tra medico e paziente ci si pu\u00f2 ritrovare ad esser complici o nemici, ma se c&#8217;\u00e8 una cosa che ho imparato \u00e8 che di fronte alla complessit\u00e0 di un quadro clinico raro non esistono logiche, o gerarchie. Non vi sono ruoli esclusivi, non vi \u00e8 supremazia di potere. Ci si riscopre necessari gli uni per gli altri, in un dare e avere in cui l&#8217;attenzione, l&#8217;ascolto e la cura si presuppone siano reciproci. Un rapporto di fiducia, di sano affidamento, suggellato da parole semplici, comprensibili e accompagnato da uno spirito positivo, sempre pronto a guardare alla vita con speranza. Questo almeno \u00e8 ci\u00f2 che dovrebbe essere, ma non posso dire che \u00e8 sempre cos\u00ec, a volte si verificano vere e proprie guerre intestine, dove sembra non contare pi\u00f9 nulla, dove i sentimenti vengono messi a tacere, dove ogni cosa si misura con un sistema cieco, negazionista e dove il profitto conta pi\u00f9 della vita stessa.\u00a0<\/div>\n<div dir=\"auto\">\u00a0<\/div>\n<div dir=\"auto\">Ma ecco che il potere di quelle mura, di quel luogo a cui una parte di te sar\u00e0 sempre grata e che l&#8217;altra odier\u00e0 e maledir\u00e0, si sprigiona in tutto la sua grandezza. Un&#8217;autentica infusione di forza che mi ha portata a cambiare, a stravolgere ogni mia prospettiva, ad amare la mia vita, a coglierne ogni attimo, ad afferarla al volo e a combattere con le unghie e coi denti se necessario. Quel brulicare di voci diventato un coro unanime, il segno tangibile di un coraggio senza pari, che grida vita, che chiede altro tempo. I suoi corridoi sono teatro di incontri unici, dove gli sguardi sembrano rincorresi tra loro, gli stessi sguardi da cui trarrai forza senza bisogno di parola alcuna. E la donerai, la elargirai in un infinito gratuito e silenzioso scambio di vita, senza il bisogno di conoscerci ma dimostrando di esserci, di essere infondo simili, non sentendosi pi\u00f9 soli. Capirai il vero valore della Vita, il suo essere a volte ingiusta, ma sempre vera, il suo essere una e al tempo stesso infinita. Tra quelle mura incontrerai il volto triste della vita, la sua faccia pi\u00f9 dura, ma con il tempo saprai ridere forte e ridere tanto anche se il tuo viso sar\u00e0 rigato dalle lacrime, darai al prossimo il rispetto che merita, scoprirai il valore della compassione, dell&#8217;ascolto, delle piccole cose. Imparerai che una battaglia persa non equivale ad aver perso la guerra e che a volte \u00e8 solo cadendo che potrai trovare la forza di rialzarti. Ed io sono caduta e so che cadr\u00f2 molte altre volte ancora, ma mai dar\u00f2 a me stessa il permesso di arrendersi. Costi quel costi, io mi rialzer\u00f2!<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Un brulicare di voci fin dalle prime ore del mattino, e un via via cos\u00ec fitto che per restarne travolti basta davvero un attimo. Lunghi corridoi in cui si intervallano porte automatiche o munite di maniglioni antipanico, porte chiuse, altre lasciate aperte forse per farvi entrare un sorriso distratto, e ancora ambulatori e laboratori. 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