{"id":2750,"date":"2016-06-21T23:09:39","date_gmt":"2016-06-21T21:09:39","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=2750"},"modified":"2016-06-21T23:09:39","modified_gmt":"2016-06-21T21:09:39","slug":"con-i-piedi-sullerba","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2016\/06\/21\/con-i-piedi-sullerba\/","title":{"rendered":"Con i piedi sull&#039;erba"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Ho scoperto che non ho una grande memoria, lo credevo con una certa convinzione qualche mese fa e me ne vantavo con tutti consapevole che in fondo ricordare sempre tutto, credere soltanto di farlo, non \u00e8 mai una grande fortuna. C\u2019\u00e8 un portafoto di vetro sulla mensola sopra la tv del mio salotto, nelle due foto messe l\u2019una accanto all\u2019altra, ci siamo io e mia sorella. Abbiamo 18 anni, indossiamo dei vestiti eleganti e delle scarpe con i tacchi, la mano destra sul fianco, mia madre ci chiese di fare una foto come ci chiedeva sempre prima che andassimo ad una festa. Da quando ho scoperto della malattia e la malattia si \u00e8 manifestata pian piano e poi sempre un po\u2019 di pi\u00f9, \u00e8 sempre stata l\u00ec quella foto, nel portafoto sulla mensola, la toccavo solo quando dovevo spolverare o per spostarla sopra il camino a Natale. Per un paio di anni comunque pensai soltanto che eravamo belle in quelle foto, poi smettevo di guardarle. Quando arriv\u00f2 il 2011 cominciai a guardarla pensando : \u201cL\u00ec, quella \u00e8 stata l\u2019ultima volta dove io sono stata quella che ero prima, quella che non sono pi\u00f9. L\u2019ultimo atto, la cesura, il taglio repentino del regista nel bel mezzo della scena. Immortalata in quella fotografia e basta, quella l\u00ec non \u00e8 pi\u00f9 affare mio.\u201d Smisi di guardarmi e andava tutto bene, tanto rimaneva nella fotografia la &#8220;me&#8221; che non sono pi\u00f9. Potevo quindi liberarmene con uno schiocco di dita, potevo odiarla con la stessa velocit\u00e0 e una forte convinzione, odiare lei, odiare la malattia, buttare tutto via ma non farlo mai davvero. Potevo illudermi di ricordare tutto e perfettamente, nei minimi dettagli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tanto tempo ho creduto di sapere a che festa quell\u2019immagine si riferisse o meglio di chi fosse il compleanno. Quando mi \u00e8 stato detto che confondevo il ricordo di quella serata \u00e8 successa una cosa strana, probabilmente l\u2019inevitabile: ho ritenuto necessario pensarci, parlarne e chiedere. Ho scoperto che non \u00e8 vero che quella l\u00ec non \u00e8 pi\u00f9 affare mio, che affare mio lo \u00e8 sempre stata. Quella Federica l\u00ec che quella sera aveva fatto gli auguri alla festeggiata giusta, che fingeva cose, che credeva, che vedeva cose e sentiva cose, che non vedeva tante altre cose, \u00e8 la partenza e la fine. Quella Federica che si muoveva da sana tra persone che la vedevano sana. Era meglio non pensare a qualcosa che non esisteva pi\u00f9 come se fossi diventata solo questo, solo un paio di gambe che vanno avanti male, che avanti a volte non ci vanno. Come se fossi delle spalle troppo deboli per un abbraccio stretto, come se io fossi la mia vita che cambiava, e non fossi la me che trovava un altro modo, che pensava al modo giusto. Che trovava il passo giusto per fare il passo avanti, e l\u2019abbraccio che cambiato nei modi non cambia l\u2019intenzione. Quella sera ero consapevole che la vita cambia e mica lo puoi sapere prima, ma finsi di non saperlo. E mica lo sapevo, mentre mi toglievo le scarpe, che quella sarebbe stata l\u2019ultima volta che avrei ballato a piedi nudi sull\u2019erba, mica lo sapevo che poi avrei fatto finta che non fosse vero, che non fosse mai successo. Forse se l\u2019avessi saputo avrei cercato di non cercare di dimenticarlo, se l\u2019avessi saputo prima sarei rimasta ferma in piedi immobile in quel giardino, con gli occhi chiusi e la testa bassa, i piedi piantati saldamente al terreno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo abbiamo tutti il momento unico e preciso dopo il quale \u00e8 tutto diverso, anche se quel cambiamento \u00e8 stato lento come una linea rossa dipinta su un quadro bianco, c\u2019\u00e8 sempre il punto, l\u2019immagine che gira e poi dove eravamo non ci siamo pi\u00f9, quello che eravamo non lo siamo pi\u00f9, sull\u2019erba non ci sono pi\u00f9. Per\u00f2 adesso che ci penso, forse la verit\u00e0 \u00e8 che il legame rimane comunque, anche questo inevitabilmente. Adesso che mi sono ritrovata a pensarci tantissimo, e ho ritrovato quella Federica un po\u2019 stupida e un po\u2019 paurosa, che credeva cose che poi erano sbagliate e fingeva di non vedere cose giuste, quella Federica a cui ho dato la colpa di tutto il tempo che avevo perduto. Era brava solo ad immaginarla la vita che voleva. Adesso che l\u2019ho ritrovata in tante foto di cui non conoscevo l\u2019esistenza, in ricordi che non ricordo, in cose cancellate, menomale che sono stata in quel giardino.<\/p>\n<p><em>Federica Pace<\/em><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Ho scoperto che non ho una grande memoria, lo credevo con una certa convinzione qualche mese fa e me ne vantavo con tutti consapevole che in fondo ricordare sempre tutto, credere soltanto di farlo, non \u00e8 mai una grande fortuna. 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