{"id":2672,"date":"2016-06-06T05:34:09","date_gmt":"2016-06-06T03:34:09","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=2672"},"modified":"2016-06-06T05:34:09","modified_gmt":"2016-06-06T03:34:09","slug":"diversi-o-forse-simili","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2016\/06\/06\/diversi-o-forse-simili\/","title":{"rendered":"Diversi, o forse simili?"},"content":{"rendered":"<p>Noi, s\u00ec insomma noi disabili, di cose da raccontare ne avremmo tante, spesso per\u00f2 anche un semplice &#8220;Che fai?&#8221; si trasforma in un interrogativo non necessario, svilito dalla convinzione del nostro interlocutore che la nostra sarebbe una risposta che parlerebbe solo di dolore e del peso dei nostri limiti. Forse per\u00f2 questo pregiudizio sarebbe facilmente scardinabile se quella convinzione venisse sostituita dal desiderio dell&#8217;altro di ascoltarci veramente, ma perch\u00e8 ci\u00f2 accada egli si dovrebbe porre al pari della nostra dimensione. Attenzione, non ho detto nella nostra dimensione, No! Ho proprio detto &#8220;al pari&#8221;. Pensando erroneamente che non vi sia altro presupposto da cui partire, chi sceglie di accostarsi a noi finisce con il commettere un errore di cui per\u00f2 non pagher\u00e0 mai le conseguenze, lasciandole cadere invece interamente su di noi. Non a caso ho scelto un interrogativo apparentemente cos\u00ec banale, come un semplice &#8220;che fai&#8221;. Esso muove infatti un interesse che presuppone una volont\u00e0 di ascolto, quella sana curiosit\u00e0 che permette all&#8217;altro di donarci attenzioni, il tutto in un&#8217;ottica di normalit\u00e0. Purtroppo ci\u00f2 non vale anche per noi. A noi quest&#8217;interesse, questa sana curiosit\u00e0 non \u00e8 riservata, non cos\u00ec spesso almeno. Di noi si pensa come ad esseri che nel dire e nel fare ricercano attenzioni atte a soddisfare solo le nostre necessit\u00e0. Uomini e donne la cui vita non susciter\u00e0 grandi attenzioni, se non per rare eccezioni, che si rifaranno s\u00ec a qualcosa di ordinario, divenuto poi straordinario proprio perch\u00e8 conquistato da un disabile.\u00a0<br \/>Se dovessi idealmente immaginare il muro che tristemente ci divide dal resto della societ\u00e0 credo che guardando verso il basso ci\u00f2 che vedrei &#8211; la solida base su cui poi si \u00e8 eretto il paradigma del nostro essere Diversi &#8211; sarebbe un piccolo mattoncino, il mattoncino che fa capo al Bisogno. La lettera scarlatta di ogni disabile, perch\u00e8 si da il caso che ogni gesto, ogni nostro passo sar\u00e0 schiacciato dal suo peso. Una distanza insanabile quella tra normali e diversi, una dissezione irreparabile! E cos\u00ec per tutto, come nel brutto anche nel bello, per noi disabili ci\u00f2 che davvero potrebbe rappresentare la normalit\u00e0 viene visto sempre e comunque come qualcosa di diversamente conquistato, come se tutto ci\u00f2 che facciamo, desideriamo e viviamo sia diverso e malato. Agli occhi degli altri il nostro Io \u00e8 la nostra diversit\u00e0, in una costante imprescindibile ottica di bisogno, attorno a cui poi si snocciola la nostra vita, le nostre azioni e ogni nostro sentire. Ma se\u00a0l&#8217;altro invece imparasse davvero ad ascoltarci privo di condizionamenti, n\u00e8 pi\u00f9 n\u00e8 meno come qualsiasi altro essere umano, cosa accadrebbe?\u00a0Ci si accorgerebbe di quanto il nostro essere diversi sia simile all&#8217;essere normali. Il mettersi al pari della nostra dimensione, prescindendo dalla nostra condizione di inabili, permetterebbe all&#8217;altro di scoprire che i nostri progetti, erroneamente considerati straordinari se conquistati, non sono altro che l&#8217;ordinario vivere di ciascuno, comune a tutti. Il nostro essere disabili, ogni nostro limite, \u00e8 ci\u00f2 che ci ha imposto la ricerca di una strada diversa da percorrere e questo \u00e8 innegabile, ma non pu\u00f2 e non deve giustificare la lotta a cui siamo stati obbligati per affermare i nostri diritti. Diritti formalmente riconosciuti, ma sostanzialmente negati. Se tali diritti invece fossero considerati ordinari e non straordinari non sarebbero pi\u00f9 facilmente conquistabili? La volont\u00e0 di tutelarci da parte di un Sistema per\u00f2 impreparato, limitato tanto quanto i nostri limiti, ci ha letteralmente travolti e schiacciati, obbligandoci a lottare contro insormontabili barriere architettoniche, assurdi cavilli giudiziari e ancor pi\u00f9 contro un&#8217;ingiusta ghettizzazione posta in essere dalla societ\u00e0 nei nostri confronti. Il nostro stato di inabilit\u00e0 contro uno Stato Disabile, una Societ\u00e0 Disabile. Prendete il conseguimento di una laurea, l&#8217;ottenimento di un titolo formalmente riconosciuto, sar\u00e0 visto unicamente come il bisogno di dimostrare le proprie capacit\u00e0, nonostante i propri limiti, finendo poi presto dimenticato, e non invece come il normale divenire di una futura carriera lavorativa. <br \/>Si da per scontato il poter dare del tu ad un disabile, a volte perfino gli si parla per interposta persona, si pensa al suo chiamarsi Dottore, o Avvocato, come l&#8217;eccezione, ed ancora si crede non potr\u00e0 mai diventare un ottimo genitore, considerandolo privo addirittura di un&#8217;identit\u00e0 sessuale. Questo siamo per i pi\u00f9! Paladini di guerre, combattenti in difesa di diritti inascoltati. Esseri dannamente rumorosi, sempre pronti alla denuncia. Ebbene s\u00ec, siamo anche questo, ma ancor prima siamo uomini e donne che nonostante il costante diniego che la societ\u00e0 ci riserva, in risposta al silenzio assordante delle Istituzioni e nonostante perfino i nostri limiti, non smetteremo mai di credere che un giorno la nostra realt\u00e0 sar\u00e0 davvero vista da un&#8217;altra prospettiva, in un modo s\u00ec diverso, ma non dissimile da ci\u00f2 che in questo folle vivere per tutti \u00e8 la normalit\u00e0.\u00a0<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Noi, s\u00ec insomma noi disabili, di cose da raccontare ne avremmo tante, spesso per\u00f2 anche un semplice &#8220;Che fai?&#8221; si trasforma in un interrogativo non necessario, svilito dalla convinzione del nostro interlocutore che la nostra sarebbe una risposta che parlerebbe solo di dolore e del peso dei nostri limiti. Forse per\u00f2 questo pregiudizio sarebbe facilmente [&hellip;]<\/p>\n","protected":false},"author":3,"featured_media":2678,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[5],"tags":[],"class_list":["post-2672","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-elly-valy"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2672","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/3"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2672"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2672\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/2678"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2672"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2672"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2672"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}