{"id":2555,"date":"2016-05-06T03:38:17","date_gmt":"2016-05-06T01:38:17","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=2555"},"modified":"2016-05-06T03:38:17","modified_gmt":"2016-05-06T01:38:17","slug":"vietato-lingresso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2016\/05\/06\/vietato-lingresso\/","title":{"rendered":"Vietato l&#039;ingresso!"},"content":{"rendered":"<p>&#8220;Qui non puoi entrare&#8221;, un cerchio rosso sbarrato e sullo sfondo un cagnolino. Quante volte abbiamo visto questo cartello affisso sulla porta di un luogo pubblico? <br \/>Ne \u00e8 pieno il mondo, come \u00e8 pieno il mondo di coloro che si battono per abolire tale divieto. Ma se dalla volont\u00e0 di abolire un divieto passiamo alla volont\u00e0 di combattere vere e proprie battaglie circa l&#8217;attuazione di un divieto, parlando nello specifico di sperimentazione animale, l&#8217;argomento rischia di diventare scomodo, ancor pi\u00f9 se tali sperimentazioni rendono possibili grandi scoperte scientifiche. <br \/>Senza per\u00f2 voler sminuire un argomento cos\u00ec delicato, ed assai complesso, come la sperimentazione clinica animale ci\u00f2 che vorrei davvero \u00e8 che tutti si soffermassero a riflettere su quanto sto per raccontarvi, che purtroppo nulla a che fare con i nostri amici a quattro zampe ma che tocca noi disabili, in un modo cos\u00ec crudele e meschino da lasciare davvero senza parole.<\/p>\n<p>Torniamo dunque a quel cartello, a quel divieto, e ridisegniamolo, sostituendo l&#8217;immagine di quel cagnolino\u00a0a quella di un disabile in carrozzina. Fantascienza? No! Una triste, tristissima realt\u00e0, che si \u00e8 trasformata in un fatto! Scorrendo infatti senza nemmeno troppa curiosit\u00e0 la miriade di notizie che invadono le bacheche dei social mi imbatto in un&#8217;immagine: un grande cartello affisso sulla parete niente di meno che di una Asp, in un piccolo paesino del sud italia, dove figura appunto un disabile in carrozzina e una X rossa in rilievo. Attenzione, sarebbe potuto capitare ovunque, non vi \u00e8 volont\u00e0 di denigrare il sud con stereotipi e bassi clich\u00e8, ma \u00e8 l\u00ec che \u00e8 accaduto! <br \/>Mi appresto a verificare la veridicit\u00e0 della notizia, digito poche semplici parole sulla barra di ricerca riportando il luogo dell&#8217;assurdo avvenimento, ed ecco comparire piccoli trafiletti di alcune testate locali. Non \u00e8 una bufala! &#8220;Vietato l&#8217;ingresso ai disabili!&#8221; Cerco di vederci pi\u00f9 chiaro, provo a ricercare una nota che spieghi i contorni di questa vicenda, ma non trovo nulla! Mi concedo un attimo per riflettere. Forse con l&#8217;intento di voler preservare gli stessi disabili da un pericolo, dovuto da carenze stesse della struttura, si \u00e8 voluto metterli in guardia, ma se anche fosse vero non riesco a non chiedermi se \u00e8 davvero questo il modo. Se fosse questo il caso, non sarebbe bastato un semplice cartello dove si spiegava che a causa di un danno strutturale sussisteva un evidente pericolo per l&#8217;incolumit\u00e0 degli stessi, rendendo quindi necessario impedirne l&#8217;accesso? <br \/>Non trovando nessuna valida giustificazione mi arrendo all&#8217;evidenza, e pur continuando a pensare ad una possibile spiegazione sul perch\u00e8 un&#8217;azienda sanitaria, nello specifico lo sportello che si occupa di fornire ausili e protesi, vieta l&#8217;accesso ai portatori di handicap, mi sforzo di andar oltre. Non \u00e8 l&#8217;evento in se&#8217; a lasciarmi attonita, non \u00e8 la pochezza che quell&#8217;immagine trasmette, bens\u00ec la consapevolezza che il pi\u00f9 delle volte non \u00e8 necessario vi sia un cartello a negarci l&#8217;accesso, noi disabili subiamo questa vergognosa e ormai inaccettabile esclusione tutti i giorni nel nostro vivere.<\/p>\n<p>Barriere architettoniche, barriere mentali, divieti che si impongono come mostri pronti a mangiare i nostri passi, bloccandoci in trincee fatte di pregiudizi e vizi di forma. I nostri passi stanchi, la nostra volont\u00e0 indomita e sfacciata vengono schiacciati da pedane inesistenti, da ascensori rotti nelle stazioni, dagli sguardi carichi di pena e da quella mano che di rado si offre di aiutarci, e che anzi ci spinge sempre pi\u00f9 lontani. Quel cartello, quell&#8217;immagine \u00e8 il volto di ognuno dei quali ci considera &#8220;storpi&#8221; da compatire, pesi per la societ\u00e0, privi di sogni, desideri, mancanti perfino di un&#8217;identit\u00e0 sessuale. Non indoriamo una pillola fin troppo amara. Si parla di accessibilit\u00e0, di progresso, di abolizione delle barriere, di inclusione, ma sono solo chiacchere!! Bugie, tristi e meschine, nient&#8217;altro che parole vuote. <br \/>Davvero si vuol credere alla bella favola del non esistono differenze, del siamo tutti uguali?! No, non lo siamo! Noi il peso della nostra diversit\u00e0 lo sentiamo, lo viviamo, lo respiriamo. E lo paghiamo! S\u00ec, un prezzo altissimo, il prezzo che la societ\u00e0 ci ha imposto. Perch\u00e8 la bellezza di un disabile lascia sempre in imbarazzo? Se si \u00e8 disabili si \u00e8 brutti a prescindere? O forse un busto, un tutore, una stampella o perch\u00e8 no una carrozzina sono davvero talmente ingombranti da oscurare il volto, il sorriso, lo sguardo di chi con tali ausili deve convivere..per vivere? Non \u00e8 vittimismo, non \u00e8 utopia, n\u00e8 fantascienza! \u00c8 un fatto, come lo \u00e8 l&#8217;esitenza di quell&#8217;immagine su quella parete. Un&#8217;etichetta per\u00f2 non ha bisogno di palesarsi attraverso un&#8217;immagine, basta una parola, un atteggiamento o un gesto per sprigiornare la sua forza distruttiva, perch\u00e8 quegli occhi, quei gesti, quelle etichette ci distruggono davvero. Il pi\u00f9 delle volte questa forza distruttrice sar\u00e0 il preludio di quella stessa forza che ci permetter\u00e0 di combattere, ma affinch\u00e8 questo avvenga prima ci sentiremo distrutti. Una distruzione dal sapore amaro, che ci\u00a0 mortifica, che ci porta a sentirci inadatti, incompleti, e spesso colpevoli per quel limite che vorremmo non imporre, dal quale noi stessi vorremmo fuggire, ma che siamo finiti per amare, perch\u00e8 consapevoli essere la normale continuazione di un nuovo essere noi nel nostro essere disabili. Abbiamo abilit\u00e0 diverse, non siamo inabili in ogni nostra espressione. Non siamo esseri inetti e inadatti. Perch\u00e8 ci si ostina a vedere di noi sempre e solo le nostre inabilit\u00e0? Perch\u00e8 dobbiamo lottare per un parcheggio? Perch\u00e8 dobbiamo intraprendere battaglie lunghe anni per vedere riconosciuti i nostri diritti? Perch\u00e8 non possiamo sperare di viaggiare senza doverci preoccupare prima circa l&#8217;accessibilit\u00e0 dei luoghi che ci apprestiamo a visitare? Perch\u00e8 gran parte dei mezzi pubblici, dei treni sono ancora tutt&#8217;oggi inadeguati per le nostre esigenze?<\/p>\n<p>Mille e pi\u00f9 perch\u00e8, ma non posso, non riesco ad evitare di chiedere a voi normodotati: &#8220;Il prezzo della malattia non \u00e8 forse sufficiente?&#8221; Raramente lo dico, raramente rapporto il mio dire a tale pensiero ma cazzo, non \u00e8 gi\u00e0 abbastanza sentire la forza delle proprie gambe spegnersi giorno dopo giorno? Non basta tutto il male con cui siamo costretti a fare i conti quando una malattia degenerativa, cronica, o peggio una malattia rara, orfana di diagnosi decide di frantumare la nostra vita in mille pezzi? <br \/>Noi ogni giorno, in ogni istante lottiamo per rimettere insieme questi pezzi, scoprendo non di rado di averne smarriti alcuni, a volte cos\u00ec preziosi da rimpiangerli, ma nonostante spesso ci accorgiamo di essere sprovvisti di quella colla necessaria per ridare loro forma, non consideriamo la resa come unica soluzione. Siamo testardi, impariamo ad essere giudici severi del nostro io pi\u00f9 profondo, diventiamo padroni consapevoli di ogni nostro gesto, di un fare che il mondo vedr\u00e0 sempre e comunque claudicante, inadatto, non all&#8217;altezza e non al passo, ma che per noi invece rappresenta un passo di danza aggrazziato e mai fuori tempo, perch\u00e8 perfino il tempo sar\u00e0 per noi qualcosa di relativo, dove il futuro sar\u00e0 soppiantato dal qui e ora. \u00c8 cos\u00ec che le nostre scelte si investono di insindacabilit\u00e0, e non per arroganza o superbia, ma perch\u00e8 consapevoli di quanta fatica, di quante rinunce viziano queste stesse scelte, ma \u00e8 questo vizio, questo inevitabile condizionamento che ci permette di vincere l&#8217;inettitudine di chi oggi ci spinge ai confini della societ\u00e0, di chi non vede la nostra bellezza, di chi ignora le nostra abilit\u00e0, di chi disegna, anche solo idealmente, una croce rossa sul nostro diritto di esistere! Perch\u00e8 \u00e8 di questo che sto parlando, \u00e8 il nostro diritto ad una vita accessibile ed esser calpestato, e con esso inevitabilmente la nostra dignit\u00e0, quell&#8217;io testardo che non si lascia fermare da barriera alcuna, che pretende il suo diritto alla vita! Nessuno dovr\u00e0 mai arrogarsi il diritto di privarci del nostro posto nel mondo, o dovrei forse dire che nessuno dovrebbe anche solo pensare di poterlo fare? Il condizionale \u00e8 d&#8217;obbligo! Un condizionale triste che dovrebbe, anzi che deve smuovere nelle coscienze di ognuno noi il bisogno di una quanto mai necessaria riflessione.<\/p>\n<p>Tutti dobbiamo fermarci a riflettere, prima che sia troppo tardi, prima che un&#8217;etichetta diventi davvero un metro di giudizio giustificato e imprescindibile, prima di dimenticarci ci\u00f2 che pi\u00f9 conta, la nostra umanit\u00e0.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&#8220;Qui non puoi entrare&#8221;, un cerchio rosso sbarrato e sullo sfondo un cagnolino. Quante volte abbiamo visto questo cartello affisso sulla porta di un luogo pubblico? Ne \u00e8 pieno il mondo, come \u00e8 pieno il mondo di coloro che si battono per abolire tale divieto. 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