{"id":2513,"date":"2016-04-27T03:03:14","date_gmt":"2016-04-27T01:03:14","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=2513"},"modified":"2016-04-27T03:03:14","modified_gmt":"2016-04-27T01:03:14","slug":"e-permesso","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2016\/04\/27\/e-permesso\/","title":{"rendered":"\u00c8 permesso?"},"content":{"rendered":"<p>Permesso? <br \/>A ciascuno di noi \u00e8 capitato di pronunciare questa parola, una sorta di gentilezza che nasce e subito muore, ma che con s\u00e8 porta un sentimento di grandissimo rispetto verso colui o colei al quale \u00e8 rivolta. Ci viene insegnata fin da piccini, insieme ad altri piccoli ma non meno importanti dettami, diventando un&#8217;abitudine, una buona abitudine direi, una volta adulti.<br \/>Muovendo le fila di ogni grazie o scusa che pronunciamo la buona educazione permea il nostro vivere. <br \/>Io stessa chiedo sempre permesso, spesso mi scuso, anche per atteggiamenti che razionalmente sono conscia non dipendano dalla mia volont\u00e0, o per un ipotetico disturbo che credo di aver arreccato con una delle mie tante, a volte insolite, richieste, e non dimentico mai di ringraziare, perch\u00e8 credo fermamente che nulla sia dovuto, quand&#8217;anche di un sentimento si tratta. Non riesco ad immaginare un altro modo di pormi, n\u00e8 credo potr\u00f2 mai rinnegare questo mio fare. Si potrebbe pensare che infondo ci\u00f2 che mi preme davvero sia il rispetto delle buone maniere. Un&#8217;educazione di facciata insomma, quella dell&#8217;apparire, ma \u00e8 davvero tutto il contrario! <br \/>Questo mio sentire, che a molti appare come l&#8217;ennesima dimostrazione di quel rigore che troppo spesso mi impongo, di quella leggerezza che a volte dimentico, \u00e8 qualcosa di imprescindibile per me, ed ammetto che in nome di quel rigore spesso infliggo a me stessa una fortissima sofferenza, creandomi grandissime aspettative. <br \/>Sebbene io non pensi nemmeno lontanamente che chi mi circonda debba riservare a me la stessa attenzione, la medesima delicatezza non posso negare che rimango senza parole difronte alla totale mancanza di rispetto di chi spesso accostandosi alla mia vita crede che tutto gli sia concesso. Una sorta di pretesa, in termini di opere e perfino di atteggiamenti, e anche se d&#8217;indole dono sempre molto di pi\u00f9 di quanto ricevo, e non perch\u00e8 mi aspetti nulla in cambio ma sempre per una di quelle mie strambe convinzioni che mi portano a credere che a nulla vale un vivere speso unicamente per se stessi, ci\u00f2 non presuppone che io conceda o peggio permetta in modo tacito di calpestare i miei sentimenti, o di mancarmi di rispetto. Anche in questo la malattia ha rappresentato uno spartiacque decisivo. <br \/>Se prima non davo peso ad un apparente grazie che veniva a mancare, o a quel mi dispiace, forse dovuto, ma stranamente lasciata al silenzio oggi sento crescere in me un sentimento di rabbia prima e di grandissimo dispiacere poi, perch\u00e8 oggi qualsiasi mio gesto comporta un impegno spasmodico, una vera lotta con me stessa e con tutti i miei limiti, ai quali testardamente non permetto di fermarmi, e che costantemente sfido. Credo sia proprio per questo che inevitabilmente sento crescere in me una fortissima rabbia quando mi accorgo che il mio agire \u00e8 dato per scontato, come fosse ovvio, non meritevole di gratitudine. Allo stesso modo provo dispiacere, misto a quella tristezza che \u00e8 difficile da spiegare, per il totale disinteresse che ormai vizia ogni sentimento e di conseguenza ogni rapporto. <br \/>Annebbiati infatti da mille, e mi permetto di dire, inutili e cattive abitudini diamo per scontato che l&#8217;altro sia sempre disposto ad accettare quelle che possono apparire piccole e banali dimenticanze. <br \/>Ma se ciascuno di noi si sforzasse di fermarsi a pensare a quanto un grazie, o un semplice mi dispiace possa fare la differenza non si avrebbe la speranza di vivere rapporti pi\u00f9 veri e sinceri? E non \u00e8 proprio un rapporto vero e sincero la base dalla quale partire quando il dolore bussa prepotentemente alla tua porta? <br \/>Erroneamente si crede che sia proprio il dolore a garantire l&#8217;esistenza di questo delicato sentire, mai illusione pi\u00f9 grande!<br \/>Il dolore e la malattia disarmano, portano la persona che si ritrova a sperimentarli, anche se non direttamente, a scoprire una vulnerabilit\u00e0 che non vogliono affrontare, ferite intime e personali che ciascuno custodisce dentro se&#8217; ma che non accetta, che finiscono con l&#8217;intaccare anche i rapporti con l&#8217;altro. <br \/>Il dolore altrui diventa uno specchio, la cui luce riflessa finisce con l&#8217;illuminare quel vuoto che si tenta di nascondere. <br \/>La malattia mi ha permesso di comprendere che spesso non \u00e8 il mio dolore a fare paura, ma la luce che nonostante tutto i miei occhi sprigionano. La mia voglia voglia di vivere spaventa, la mia forza disarma. \u00c8 un grido assordante il mio, impossibile da ignorare che smaschera il vuoto dell&#8217;animo di chi mi circonda. <br \/>Non si tratta quindi di cattiva educazione, bens\u00ec di una mancanza altrui profonda, incolmabile. Oggi so di non dovermi pi\u00f9 scusare con chi non lo merita, con chi cieco non vuole vedere il mio dolore perch\u00e8 troppo spaventato dal suo, e ancora di non voler pi\u00f9 considerare una dimenticanza ci\u00f2 che invece non \u00e8 nient&#8217;altro che menefreghismo. <br \/>La malattia mi ha portato a scusarmi e rigraziare ancora di pi\u00f9 di quanto io gi\u00e0 non facessi, ma anche e sopratutto a comprendere quanto importante sia che ci\u00f2 venga riservato anche a me. <br \/>Una pretesa benevola, lontana dalla presunzione ma qualcosa di dovuto perch\u00e8 ogni anima merita questo rispetto, e allo stesso modo mai si dovrebbe sottrarre nel donarlo. Ogni anima, a prescindere dal proprio dolore, merita autenticit\u00e0 e premura, perch\u00e8 l&#8217;anima altrui \u00e8 un luogo in cui entrare in punta di piedi, con delicatezza.\u00a0 <br \/>Una visione forse utopica, ma una cosa \u00e8 certa: mai smetter\u00f2 di pronunciare queste piccole ma straordinariamente grandi parole, e ancor di pi\u00f9 mai smetter\u00f2 di chiedere \u00e8 permesso?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Permesso? A ciascuno di noi \u00e8 capitato di pronunciare questa parola, una sorta di gentilezza che nasce e subito muore, ma che con s\u00e8 porta un sentimento di grandissimo rispetto verso colui o colei al quale \u00e8 rivolta. 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