{"id":179,"date":"2015-02-20T14:05:54","date_gmt":"2015-02-20T13:05:54","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=179"},"modified":"2015-02-20T14:05:54","modified_gmt":"2015-02-20T13:05:54","slug":"nulla-e-impossibile-basta-solo-volerlo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2015\/02\/20\/nulla-e-impossibile-basta-solo-volerlo\/","title":{"rendered":"Nulla \u00e8 impossibile, basta solo volerlo!"},"content":{"rendered":"<p><em><br \/>\n\u00c8 strano come la tua vita possa cambiare in un battito di ciglia. Un interruttore che si accende e si spegne, e in quel click il baratro profondo, tra un prima e un dopo che non si ricongiungeranno mai. Tu stai al centro. Fluttui a mezz\u2019aria guardando te stessa in bilico sull\u2019orlo di due precipizi che si allontanano vorticosamente uno dall\u2019altro.<br \/>\nCi sei solo tu da una parte e dall\u2019altra. Tu con la tua vita di sempre, i tuoi sogni, le tue speranze. E tu adesso: seduta, immobile. In mezzo il nulla. Un precipizio senza fine. Fuori di te solo voci ovattate e ombre sciolte che s\u2019affannano a chiederti come stai, a dirti \u2018andr\u00e0 tutto bene\u2019. Ma tu sei confusa. Non vedi pur vedendo. Non senti pur udendo. Vorresti solo urlare, ma non hai voce.<br \/>\nIl tuo respiro ancora fermo in quel click che ha cambiato per sempre la tua vita.<\/em><\/p>\n<p><em>Mi chiamo Roberta, ho 25 anni. E questo \u00e8 un dato di fatto. Sono nata con una passione: ballare. Ed \u00e8 quello che ho sempre fatto.<br \/>\nRicordo ancora il mio primo giorno alla scuola di danza. Un frugoletto di appena quattro anni che stava realizzando il suo sogno. Quanta emozione! Un emozione che non ha mai smesso di vibrarmi dentro e farmi sentire viva.<br \/>\nCome quel primo giorno, quando timida e un po impacciata, mi sforzavo di imitare quei piccoli e semplici passi mossi dalla mia maestra. Com\u2019\u00e8 lontano quel tempo a guardarlo cos\u00ec affacciata dalla finestra della mia memoria\u2026 eppure sembra solo ieri!<br \/>\nStrano questo tempo che ci scorre addosso! Padre\/patrigno che ti ama e ti odia all\u2019unisono. Si accorcia e si dilata seguendo misteriosi ritmi scanditi dai battiti del tuo cuore. Non stavo mai ferma un solo istante. Mare o montagna nulla per me aveva limiti. Ero un vulcano in perenne eruzione. Tanta voglia di fare. Tanta voglia di vivere. Tanta voglia di divertirmi.<br \/>\nE poi\u2026 poi quel click che mai mi sarei aspettata.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0 \u00a014 agosto 2011. \u00c8 sera. Una domenica come tante altre. Sei sulla macchina e stai rincasando. Commenti la serata appena conclusa. Parli di ci\u00f2 che farai domani. Ridi. Scherzi. Come sempre. In fondo \u00e8 un giorno uguale agli altri. Tra poco sarai a casa. Forse ci sar\u00e0 qualcuno sveglio a rimbrottarti sull\u2019ora. Mentre tu ti prepari alla lunga maratona di mare che ti aspetta domani!<br \/>\nCavoli, domani \u00e8 ferragosto!!! Ma non sei ancora rientrata. Sei ancora seduta su quel sedile e guardi i lampioni che scorrono fuori il finestrino. Qualcuno \u00e8 fulminato. Vedi i fari delle auto venirti incontro dall\u2019altro senso di marcia. L\u2019asfalto illuminato sembra brillare e vibrare all\u2019unisono. L\u2019aria \u00e8 tersa e calda. Tutto \u00e8 calmo. Il canto delle cicale sembra quasi una serenata intonata solo per te.<br \/>\n<\/em><em>Si dice sempre che qualcosa pu\u00f2 succedere. Ma non ti aspetti mai accada davvero. Un luogo comune come un altro.<br \/>\nAdesso so che non \u00e8 cos\u00ec: \u00e8 reale! Un battito di ciglia: il silenzio e poi il risveglio! Le voci ovattate intorno a me. Ombre confuse e sfatte che si compattano e sciolgono senza un ordine preciso. E io paralizzata su quell\u2019asfalto improvvisamente vischioso come tela di ragno! Dentro un corpo che non \u00e8 pi\u00f9 il mio! Il tempo come una puntina rotta che batte sempre sulla stessa nota.<br \/>\nUn incubo di quelli che fai al primo chiarore nel dormiveglia. Urli, ma sei muta! Il respiro congelato in istanti senza fine che non gonfiano pi\u00f9 il tuo petto. Vedi i fari delle auto intorno a te. Rumori sordi e passi crescere dal nulla. Non capisci. Vorresti solo reagire, ma non puoi. E poi\u2026 poi qualcosa di fresco improvvisamente ti penetra dentro. L\u2019aria si fa strada nei tuoi polmoni e tu schiudi il tuo respiro come in un primo vagito confuso tra dolore e speranza. Allora realizzi, cerchi di muoverti ma il corpo non ti risponde.<br \/>\nVorresti alzarti, sferrare calci, muoverti, muoverti, muoverti! Niente, tutto inutile! Precipiti esausta dentro te stessa. Ti chiedi \u2018perch\u00e9?\u2019 e ancora \u2018com\u2019\u00e8 successo?\u2019 Inizi a pensare che forse solo pochi minuti prima o dopo avrebbero fatto la differenza.<br \/>\nPochi minuti prima o dopo e nessun maledetto \u2018click\u2019 avrebbe interrotto la mia strada verso casa! E intanto torni alla carica.<br \/>\nOrdini alle tue gambe di muoversi: Dai! Dai! Dai! Muoviti!!!<br \/>\nTutto \u00e8 immobile, paralizzato in quel \u2018pu\u00f2 succedere\u2019 che non ti saresti mai aspettata!<br \/>\nHo trascorso sei mesi nel centro riabilitativo di Montecatone. Sei mesi in cui ho capito che la vita continua malgrado tutto. Sono stati giorni difficili in cui ho fatto a pugni con i \u2018no\u2019 del mio corpo. Giorni in cui ho imparato che se voglio vincere, devo sferrare per prima l\u2019attacco.\u00a0<\/em><em>Ho trovato dentro di me una forza che non sapevo di possedere e ragioni di vita che mai avrei immaginato. Sono caduta e ho imparato a rialzarmi. Senza rimorsi. Senza se. Senza ma. Il tempo a Montecatone fluiva in un panta rei nel quale \u2018non tuffarmi nelle stesse acque\u2019 mi ha aiutata a realizzare che la mia vita era davvero cambiata.<br \/>\n<\/em><em><br \/>\nEssere disabile significa navigare costantemente controcorrente. Ci sei solo tu e la tua carrozzina, mentre il resto del mondo sembra ostinarsi a remarti contro. Devi faticare molto per stare a galla. Per non lasciarti trascinare alla deriva dalla zavorra dei preconcetti e dei rifiuti del tuo corpo. Sono stata precipitata in un vortice famelico. Un impietoso Scilla e Cariddi dalle fauci spalancate.<br \/>\nAdesso so cosa sono davvero i mostri! Ma io ho scelto di vivere, non di sopravvivere. E allora ho iniziato un percorso in salita.<br \/>\nUna selva oscura in cui la mia sola guida \u00e8 la mia forza. Ho guardato nei bozzoli pi\u00f9 segreti della mia anima e ho visto me stessa. Eccomi: sono sull\u2019orlo di due precipizi che si allontanano vorticosamente uno dall\u2019altro. Urlo il mio nome da ambo le parti. Gli echi delle mie due voci rimbalzano e si fondono. Trovano vigore uno dentro l\u2019altro. E l\u2019eco si fa voce. Forza. Coraggio.<br \/>\nHo capito che sono sempre io, Roberta. Ho riacciuffato i miei sogni quasi sbiaditi alla deriva. Ho riacciuffato la mia vita. E adesso ne sono padrona.\u00a0<\/em><em>Nulla \u00e8 impossibile. Basta solo volerlo. Non esiste la disabilit\u00e0: \u00e8 solo la condizione mentale dei normodotati, un pot-pourri di inutili preconcetti che impone un divieto al tuo diritto all\u2019autosufficienza. Disabile \u00e8 una parola che ti etichetta sbarrandoti in una minoranza che ti dice \u2018sei diversa dagli altri\u2019, ma io chiedo: diversa da chi? Io sono la stessa ragazza di sempre: Roberta.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/alidiporpora.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/received_10206083438270457-e1424428322154.jpeg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-202\" src=\"http:\/\/alidiporpora.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/received_10206083438270457-e1424428322154.jpeg\" alt=\"received_10206083438270457\" width=\"802\" height=\"254\" srcset=\"https:\/\/alidiporpora.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/received_10206083438270457-e1424428322154.jpeg 802w, https:\/\/alidiporpora.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/received_10206083438270457-e1424428322154-300x95.jpeg 300w, https:\/\/alidiporpora.it\/wp-content\/uploads\/2015\/02\/received_10206083438270457-e1424428322154-768x243.jpeg 768w\" sizes=\"auto, (max-width: 802px) 100vw, 802px\" \/><\/a><br \/>\n<em>\u00c8 cambiato qualcosa nel mio corpo, ma non nella mia essenza. Anzi, a dire il vero, oggi ho una marcia in pi\u00f9. \u00c8 difficile riuscire a scappare da questa rete, tagliare le maglie e guizzare via verso la libert\u00e0 dell\u2019io posso.<br \/>\n<\/em><em>\u00c8 difficile, ma non impossibile.\u00a0<\/em><em>Non c\u2019\u00e8 nulla che possa vietarti di fare qualcosa se tu vuoi davvero fare qualcosa. Sono nata con una passione: danzare. L\u2019ho fatto da sempre. Lo faccio ancora.<br \/>\n<\/em><em>Quanta emozione in quel primo giorno di danza quando con fatica ho trasformato le ruote nelle mie gambe. Sono tornata bambina e ho imparato tutto daccapo. Lo stesso sorriso. La stessa caparbiet\u00e0. La stessa emozione che non mi ha mai abbandonata e che mi scorre dentro come questa musica che amo e sento mia. \u00c8 bello tornare a ballare. \u00c8 come planare sulle onde del vento.<br \/>\nCi sono solo io e la musica. Nessuna barriera. Nessuna disabilit\u00e0. Dopo l\u2019esordio in una serata dedicata alla danza, ho scelto di trasmettere la mia voglia di vivere agli altri. Ho portato cos\u00ec le mie esibizioni nelle piazze, nei teatri, nelle discoteche, nelle scuole.<br \/>\nHo scelto di condividere e aiutare chi si trova nelle mie stesse condizioni, ma non solo.<br \/>\nHo scelto di dimostrare che la disabilit\u00e0 \u00e8 solo una condizione mentale.<br \/>\n<\/em><em><br \/>\nSono stata catapultata su questa sedia a rotelle da un balordo che, non rispettando le regole stradali, ha incrociato il mio cammino verso casa una sera di due anni fa.<br \/>\nMi sono chiesta, allora, quale fosse il significato di due parole: legge e rispetto.<br \/>\nDue parole semplici e chiare ma che udiamo cos\u00ec spesso quasi da non sentirle pi\u00f9. E cos\u00ec mi sono accorta di quante piccole regole vengano calpestate nel quotidiano. Per disattenzione, cattive abitudini o dietro un comune \u2018non pensarci\u2019, ecco che si vieta al prossimo la fruizione dei propri diritti. Si amputa nuovamente quella libert\u00e0 di movimento, conquistata a fatica, a un diversamente abile.<br \/>\n<\/em><em>\u201cContro tutte le mafie \u2013 Paolo Vive\u201d \u00e8 l\u2019associazione di cui sono vicepresidente e ho fondato appena un anno fa insieme alla cara amica Melangela Scolaro, avvocato. Nostro target \u00e8 far capire che rispettare le norme \u00e8 molto di pi\u00f9 dell\u2019attenersi alla regolina scritta.<br \/>\nSignifica rispettare la persona. Il rispetto non \u00e8 qualcosa di innato, ma qualcosa da costruire giorno dopo giorno e che abbiamo l\u2019obbligo di trasmettere agli altri. Se tutti nel nostro piccolo mondo quotidiano seguiamo quelle regole di civile convivenza, la societ\u00e0 tutta ne trarr\u00e0 beneficio. Basta poco, ma bisogna volerlo. Non servono gesta eclatanti n\u00e9 eroismi da best-sellers.<br \/>\n\u00c8 sufficiente comprendere che esistono altre realt\u00e0 oltre quella personale. E tutte sono degne di rispetto.<br \/>\nHo iniziato cos\u00ec una battaglia a tutela dei diritti del disabile. Una battaglia difficile per abbattere le barriere mentali e creare una citt\u00e0 aperta e fruibile da tutti alla pari. Le campagne di sensibilizzazione, flash-mob, dibattiti, incontri si susseguono a grappolo per non far dimenticare che noi ci siamo e abbiamo gli stessi diritti degli altri.<br \/>\nTra le tante battaglie forse la pi\u00f9 significativa \u00e8 stata \u2018Un giorno in carrozzina\u2019. Un invito rivolto alla cittadinanza e alle autorit\u00e0 tutte a sedersi su una sedie a rotelle e guardare la citt\u00e0 dal punto di vista di un disabile. L\u2019iniziativa prevedeva due prove: affrontare un percorso precostituito a ostacoli e percorrere un normale circuito cittadino carico di tutte quelle barriere architettoniche che siamo costretti quotidianamente ad affrontare. Dalle auto parcheggiate nei posti riservati ai disabili o davanti agli scivoli d\u2019accesso, dalle pendenze eccessive alle porte cilindro delle banche o della posta troppo piccole per una sedia a rotelle.<br \/>\nE l\u2019elenco potrebbe continuare all\u2019infinito. \u00c8 dura, ma il coraggio e la volont\u00e0 non mancano.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: left;\">E cos\u00ec eccomi alla testa di questo piccolo esercito per conquistare l\u2019abilit\u00e0 preclusa solo per mancanza di rispetto di quelle piccole semplici regole quotidiane. Io la Roberta di sempre: un vulcano in perenne eruzione.<br \/>\n<em>Non \u00e8 stato facile sedermi su questa sedia a rotelle, ma l\u2019ho fatto. Adesso \u00e8 parte del mio corpo. La mia normalit\u00e0. La mia forza. La carrozzina ha stracciato quel velo di Maja dietro cui si trincerano tutti i cosiddetti \u2018normodotati\u2019. E ho visto cose che prima non vedevo. Ho visto gli sguardi della gente. Ho visto le barriere mentali prima di quelle architettoniche. Ho visto un mondo diverso, fatto di ipocrisia e buonismi elargiti a buon mercato. Ho visto anche la potenza di un amore che prima non conoscevo. L\u2019ho visto negli occhi di mio padre, nei gesti dei miei amici, nella solidariet\u00e0 di chi ha fatto sue le mie battaglie. \u00c8 magica questa carrozzina. E adesso non riesco pi\u00f9 a concepire la mia vita senza! Essere felici non significa non avere problemi, bens\u00ec avere il coraggio di affrontarli e risollevarsi traendo da essi la nostra forza.<\/p>\n<p>&#8220;Lei che nulla pu\u00f2, ma tutto fa&#8217;..&#8221;<br \/>\nRoberta Macr\u00ec<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00c8 strano come la tua vita possa cambiare in un battito di ciglia. Un interruttore che si accende e si spegne, e in quel click il baratro profondo, tra un prima e un dopo che non si ricongiungeranno mai. Tu stai al centro. 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