{"id":1703,"date":"2015-10-19T01:01:42","date_gmt":"2015-10-18T23:01:42","guid":{"rendered":"http:\/\/alidiporpora.it\/?p=1703"},"modified":"2015-10-19T01:01:42","modified_gmt":"2015-10-18T23:01:42","slug":"non-aver-paura-di-me","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/alidiporpora.it\/index.php\/2015\/10\/19\/non-aver-paura-di-me\/","title":{"rendered":"Non aver paura di me"},"content":{"rendered":"<p>Parlo a te che nel\u00a0mio vivere ti imponi come giudice. Parlo a te che ti arroghi il diritto di sentirti migliore, e nel farlo non ti curi di quanto dolore il tuo fare potrebbe causarmi. Mi concedo questo dire perch\u00e8 mostrandomi nutro la speranza che tu possa vedermi davvero per ci\u00f2 che sono, arrivando a percepire quanto amore e quanta forza si celano nel mio animo, in un corpo malato ma desideroso di vivere. Ben lontano dal voler esser un&#8217;accusa, estraneo al rancore e al risentimento, il mio io chiede voce perch\u00e8 ho compreso che a nulla vale un&#8217;esistenza priva d&#8217;amore. Un gesto che potrebbe apparire superbo, ma che nasconde invece la volont\u00e0 di voler scalfire quel muro di indifferenza che si impone con cattiveria tra gli uomini. Uomini che fanno del loro sanissimo stato di salute il baluardo della perfezione, come fossero immuni da qualsivoglia male, relegando chi malato ad un misero angolo, degno solo, nel migliore dei casi, di esser compatito e fintamente assecondato in slanci di apparente generosit\u00e0.<\/p>\n<p>Parlo a te, e ti immagino. In una fierezza impropria si celano tutte le tue fragilit\u00e0, quelle paure inascoltate, e che con zelo ti affanni a nascondere. Il tuo fare si macchia di esagerata saccenza. Nel silenzio percepisco quel grido che la tua anima tenta di soffocare, e con uno sforzo indicibile mi impongo di ascoltarlo, cogliendo una disarmante disperazione. La sconvolgente incapacit\u00e0 di essere e divenire esplode con violenza. Un rumore. Un tonfo sordo e secco, deciso. La tua maschera \u00e8 caduta, e la tua anima \u00e8 nuda e vulnerabile. Mi accorgo che una lacrima bagna il mio viso, e tu mi guardi con occhi spaventati. Avverto l&#8217;infinita solitudine che alberga in te. Due anime, entrambe in lotta. Due cuori, in tumulto, ma in un istante siamo entrambi esseri umani.\u00a0<\/p>\n<p>In questo viaggio immaginario, ma poco distante da una realt\u00e0 che ben conosco, mi avvicino a te. Ti tendo la mano, ma rimane sospesa, a mezz&#8217;aria. Tu resti immobile, non \u00e8 ancora tempo per te. Decido cos\u00ec di fare un passo indietro e sedermi. Ti guardo con gli occhi di chi troppo vorrebbe dire, ma che sa di dover tacere. Aspetto e inizio a parlare. Parlo piano, con un tono delicato, ma non per questo remissivo, o colpevole. Quale assurda colpa avrei poi?! Devi sapere che ci fu un tempo in cui anch&#8217;io mi sent\u00ec colpevole, se non altro di non riuscire, per quanto lo volessi, di stare al passo. La paura paralizzava il mio animo. Tentavo di ribellarmi. Senza accorgermene un vortice freddo e solitario stava risucchiando la mia vita, senza lasciarmi scampo. Era una spirale di egoismo, di apparenti certezze. Ero lontana dalla verit\u00e0, tutto intorno il buio. Bugie, finte rassicurazioni. Sentimenti che tenevo nascosti, emozioni soffocate, tutto per non ammettere l&#8217;unica verit\u00e0 che oggi so essere stata la mia Salvezza.<\/p>\n<p>Ed ecco che in te rivedo me stessa. Un&#8217;anima impreparata, impaurita e sola. Incapace di accettare il dolore, restia davanti a chi con quel dolore convive ogni giorno, e nel farlo proclama una Vita difficile da comprendere. Venne il giorno in cui questo pesante macigno divenne un peso insopportabile e un dolore indicibile squarci\u00f2 la mia anima. Nel tentativo di sfuggirle non mi accorsi che lei ormai mi aveva portato via tutto, spingendosi oltre. Mi ha rubato ai miei anni, mi ha negato albe davanti alle quali sognare e tramonti che scaldano il cuore. Mi ha privato della forza, impedendomi troppe volte di sorridere. Mi ha strappato tempo, e attimi \u00a0di pura felicit\u00e0. Mi ha reso un burattino nelle mani del nulla.<\/p>\n<p>Il tempo scorreva inesorabile, rendendomi per\u00f2 un essere capace di cogliere nuove sfumature. Giorno dopo giorno la paura diventava un alleato capace di ridestare la mia coscienza. Avevo capito che per combatterla dovevo lasciarle lo spazio che chiedeva, e fu come riaprire gli occhi dopo un lungo sonno. Ci\u00f2 che vidi intorno a me non fu per\u00f2 qualcosa di piacevole. Occhi cattivi e vuoti pronti ad additarmi. Cos\u00ec compresi che tra me e il mondo si era creata una scissione. Due lotte antitetiche, diametralmente opposte. Un riscatto il mio possibile solo nell&#8217;accettazione. il tuo nel riscoprirti capace di guardare a chi \u00e8 diverso, e malato, come un amico a cui offrire la parte migliore di te. Quanti no, quante spalle ho visto voltarsi e allontanarsi piano, quante voci ho sentito viziarsi di pietismo e scherno. Quante anime ho incontrato pronte a fuggire solo perch\u00e8 la Verit\u00e0 che raccontavo loro era qualcosa di terrificante e incontrollabile. Ero diventata la personificazione di qualcosa di scomodo, un peso di cui liberarsi. Qualcuno da tenere a distanza. Ma fu proprio questa distanza ad annullare quella stessa distanza che io avevo anteposto tra me e la malattia. Lei era parte di me, e nell&#8217;esatto momento in cui io stessa la guardai con Occhi Nuovi sent\u00ec di voler tornare a far parte del mondo. E nel tentativo di donare al mondo questi stessi occhi intrapresi un nuovo cammino. \u00a0<\/p>\n<p>Un viaggio che oggi mi ha portato fino a te. Per questo ti porgo la mano, e ti dico guardami. Le lacrime bagnano il mio viso, lacrime che oggi non nascondo pi\u00f9, e che nascono in nome di un dolore che per\u00f2 non mi appartiene. Un dolore riflesso, il tuo. Ed \u00e8 un dolore che mi tocca, che lacera la mia vita perch\u00e8 vorrei darti la certezza che nel mio vivere non vi \u00e8 solo dolore. Vorrei comprendessi che sebbene la malattia mi ha privato di importanti certezze, imponendomi limiti e rinunce, io continuo ad essere un essere umano desideroso di creare, di donarsi al prossimo e capace di amare, e ancor pi\u00f9 di sapersi prender cura di chi ama, perch\u00e8 sono un essere che sogna, perch\u00e8 amo amare, perch\u00e8 anche io posso essere donna tra le braccia di chi desidera amarmi. Semplicemente perch\u00e8 anch&#8217;io Vivo. Il mio \u00e8 un tempo nuovo, un tempo diverso, ma \u00e8 un tempo che se solo tu lo volessi condividere con me, ti permetterebbe di sperimentare nuovi spazi, di ritrovare valori perduti. Soffro nel percepire il tuo distacco, e per questo nel tenderti la mano ti chiedo di afferrarla, e stringerla. Ho imparato ad abbracciare il dolore. Un dolore infinito. Il dolore di una condizione ineluttabile. Quell&#8217;abbraccio in cui ho ritrovato me stessa, e grazie al quale ho riscoperto la vita, mi permette oggi di parlarti. Vorrei che tu mi dessi la possibilit\u00e0 di abbracciarti, e nel farlo ti sentissi anche solo per un attimo uguale a me. Esseri fallaci, ma coraggiosi nell&#8217;essere semplicemente Esseri Umani.\u00a0<\/p>\n<p>Cos\u00ec mi alzo, mi avvicino a te, allargo le braccia perch\u00e8 voglio davvero \u00a0abbracciarti e nel tentativo di stringerti forte a me ti sussurro piano: &#8220;Non aver paura di me.&#8221;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Parlo a te che nel\u00a0mio vivere ti imponi come giudice. Parlo a te che ti arroghi il diritto di sentirti migliore, e nel farlo non ti curi di quanto dolore il tuo fare potrebbe causarmi. 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