Sono malata, e ahimè lo sarò. Non guarirò. Lei è parte di me, seppur io mai mi sentirò parte di lei. Il prezzo di quella che la scienza definisce una condizione cronica, permea la mia vita, peggiorato da un aggettivo, degenerativa, che di per sè spaventerebbe chiunque, ma che io vedo come un particolare aggiunto.
Penserete sia pazza, ma perchè dovrei considerare tale accezione come qualcosa di preponderante nel mio vivere?
Ho scelto di vivere la mia vita nel Qui e Ora, ciò che accadrà domani non mi appartiene. Non lo conosco, e a cosa servirebbe cercare di immaginarlo?
E allora Eccomi!
Un concentrato di pensieri, a volte troppi e troppo veloci. Una bimba nascosta dentro di me, sorridente, testarda e dispettosa, ma che chiede instancabilmente Vita!
Un corpo spesso stanco, nemico e pronto a ricordarmi ciò che non mi apparterrà più. Limiti, amare verità a cui non posso sottrarmi.
La continua ricerca di un equilibrio instabile, ma che è pur sempre il mio.
E un filo. Un filo immaginario su cui fiera, passo dopo passo, inseguo i miei sogni. Instancabilmente combatto e mi impegno a tenere il passo in un mondo che pretende perfezione. Mi riscopro spesso impreparata, ma pur sempre vera.
E nelle molteplici verità che ho imparato ad assecondare ritrovo la forza e il coraggio di guardare chi nel guardarmi si sente a me superiore. Una superiorità data dall’essere apparentemente perfetto.
Per il mondo io sono quel giocattolo rotto, quel peluche che ormai è troppo logoro per esser di compagnia. Quel peso i cui bisogni sono una faccenda scomoda, un fastidioso disturbo. Per il mondo sono un rumore assordante. Questo esser di troppo, questa assurda e inumana concezione ha rischiato di intromettersi nella mia vita. Accarezzavo la solitudine e mi convincevo del suo essermi amica. Lei la sola che potesse cullare il mio vivere. L’unica che riuscisse a rispondere ai miei bisogni.
Ma un giorno qualcosa in me mutò. Sentivo la vita scivolare via, percepivo tutto intorno a me, ostilità e bieche menzogne.
Poi accadde all’improvviso. Una forza impavida e travolgente che mai mi sarei aspettata di sentire mi è scoppiata in petto, racchiusa in un nuovo impellente bisogno.Un’infusione di coraggio, una scarica di adrelina pura. E in un attimo ho capito. Per ritrovare quel senso che ormai credevo perso, smarrito per sempre, dovevo mostrarmi al mondo. Nell’imparare a raccontarmi però il demone dal quale ero fuggita, palesandosi, mi ha costretta ad un duello spesso impari. Uno scontro crudele a cui non sono riuscita a sottrarmi, e che spesso mi ha lasciato attonita, senza parole. Sono caduta, ho cercato un rifugio dove nascondermi, mi sono sentita in trappola. Una lotta estenuante, ma che mi ha permesso di comprendere che non potevo sconfiggerlo se non accettavo la sua verità. Un pesante fardello stava schiacciando la mia anima, ma un disperato grido pieno di vita mi ha permesso di alzare la testa. La bimba dentro me urlava il suo diritto di un posto nel mondo, il mio posto.
Dovevo Raccontarmi. Dovevo concedere alla mia storia di essere ascoltata. Era un dovere, mitigato dall’ostinata volontà di sentirmi parte del mondo.
Nel dolore ho colto la vita, e ho sentito le mie mani finalmente pronte a stringersi ad altre mani, anch’esse desiderose di essere strette perché da troppo tempo sole. Spogliando la mia anima, dando voce alle mie paure, e corpo ai miei sogni, ho accostato il mio vivere a quello di altre anime. Ho toccato con mano la solitudine. Una solitudine di cui però ignoravo i contorni, ben lontana da quella in cui ci si rifugia quando si è troppo spaventati, e che invece è frutto di quell’ allontanamento imposto dal mondo.
Il triste abbandono subito di chi diverso.
Ho accolto storie che mi hanno donato vita, speranza. Ho imparato a far tesoro di preziosi insegnamenti frutto del coraggio di chi come me non si vuole arrendere. Regalando piccole parti di me ho visto la mia anima arricchirsi di una luce nuova. Una strana danza in cui il dare e avere si trasforma in condivisione.
Una forma d’amore che porta con se’ l’essenza dell’infinito. Quel si urlato a gran voce a questo mondo falsamente perfetto.
A volte riesco a dimenticarmi di quel troppo che la vita mi ha obbligato ad accettare, perchè nonostante tutto questa stessa vita mi ha concesso di riscoprire l’immenso valore di un sentire ormai dimenticato. La gioia di essere grati alla vita per quel “si” che, giorno dopo giorno, si rinnova e di cui mai dovremmo dimenticare il valore. Ed io ho imparato, e da quel filo, oggi guardo il mondo e Sorrido. E a questa vita grido il mio Grazie, perchè nel mostrarmi al mondo ho sentito la gioia di una Vita Nuova scorrermi nelle vene e finalmente ho iniziato ad Esistere.
